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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Dicembre 2011
in Umbria
Reading Time: 4 mins read
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Nella Lettera l’invito ad una generosa solidarietà con chi è nel bisogno e la condivisione della sofferenza per la vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse”.

Il Vescovo scrive ai preti: “vi apro il mio cuore”

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L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi e gliel’ha consegnata in occasione del ritiro mensile del clero che si è tenuto giovedì mattina.
“In prossimità delle feste natalizie, sento il bisogno di aprirvi il cuore per condividere con voi speranze e angosce, gioie e tristezze” scrive mons Bassetti. La speranza è quella della fede, che ai sacerdoti fa proclamare “ogni giorno la nascita, la morte, la resurrezione di Gesù nel mistero eucaristico”, che fa “annunciare l’immensa bontà di Dio, che viene incontro all’uomo per salvarlo”.
Speranza è anche fiducia nella generosità con cui i fedeli sapranno rispondere alla “colletta” di domenica 18 dicembre a favore delle famiglie in difficoltà. Una colletta che “sta molto a cuore” a mons. Bassetti preoccupato perchè le “previsioni di un superamento della crisi sono lontane” e molti bussano alle porte della Chiesa per avere un aiuto. “Se ogni fedele dell’archidiocesi versasse anche un solo euro, potremmo arrivare alla somma di trecentomila. Vi pare una meta irraggiungibile?” chiede mons. Bassetti. Intanto i giovani nella veglia in cattedrale giovedì sera hanno raccolto le prime offerte.
Nella lettera c’è anche un invito ai parroci e alle famiglie a rispondere con altrettanta generosità alla proposta di aprire le proprie porte ai poveri e a chi è solo per condividere la tavola nel giorno di Natale.
“Potremmo accogliere un numero ben più grande delle 500 persone in cattedrale negli anni passati” aveva detto la responsabile della Caritas dicoesana, Daniela Monni, ai responsabili delle Caritas parrocchiali indicando una meta: da 500 a 5.000. Meta non impossibile anche se meno visibile perchè distribuita su tutto il territorio diocesano, ma non per questo “segno” meno efficace!
Mons. Bassetti si è impegnato in prima persona e nella lettera annuncia che aprirà “i locali del palazzo arcivescovile per accogliere almeno i frequentatori usuali della mensa Caritas”.
L’Arcivescovo condivide con i suoi sacerdoti anche le tristezze, anzi una in particolare che “è la croce più grande, ormai da mesi”. Si riferisce alla vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse da parte di alcuni media”. “All’improvviso, come un enorme macigno, questa croce è caduta di me, sul nostro presbiterio, sulla nostra Chiesa. Stiamo soffrendo tutti, e lui per primo”, aggiunge.
Mons Bassetti sente su di sè e su tutto il clero perugino (“e questo mi fa ancora più male”) lo “sconcerto di tanta gente che si manifesta pure attraverso lettere e messaggi”. Per questo, scrive mons. Bassetti, “indipendentemente da come si concluderanno queste dolorose vicende, io sento il bisogno, soprattutto in questo tempo di Natale, di esprimere la mia vicinanza a chi fosse stato offeso nella sua dignità e a tutte le vittime di ogni forma di sopruso che abbiano dovuto subire, specialmente persone povere, deboli e fragili”. In questa profonda sofferenza che attraversa tutta la sua Chiesa, mons. Bassetti sente di dover riaffermare la certezza che “il cuore di Dio è infinitamente più grande del nostro” e che “la Chiesa, nostra madre, è santa non per i nostri meriti, ma perché Cristo l’ha lavata nel suo sangue”.
“Tutto questo – aggiunge – mi spinge a dirvi di amare ancora di più questa nostra santa Chiesa perugino-pievese” dove “tanti sacerdoti, consacrati, laici, giovani con generosità spendono la propria vita nell’umile servizio dei fratelli”.
La diocesi si stringe attorno all’Arcivescovo L’amarezza espressa dall’arcivescovo Bassetti al suo clero nella lettera consegnata ad ogni singolo membro del presbiterio in occasione del Natale – amarezza connotata da vera e propria sofferenza, ben comprensibile da chi conosce la sua sensibilità – va ad aggravare il peso della cura pastorale di una diocesi prestigiosa quanto impegnativa. Non sarà male ricordare, tra l’altro, la storia di questo Pastore, amato e rimpianto dalle diocesi che ha guidato in passato, e i suoi incarichi a livello nazionale e vaticano. Bassetti, infatti, è stato Visitatore apostolico dei seminari d’Italia, un ruolo di estrema delicatezza e di fiducia della Santa Sede, è tuttora vice presidente della Conferenza episcopale italiana e membro del Pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. La sofferenza per la triste vicenda pensiamo che sia stata accentuata anche dall’umiliazione cui è stato sottoposto l’Arcivescovo dalla richiesta di un intervento del Vaticano sulla questione del presbitero diocesano incriminato, rimbalzata sui mass media, portata avanti da alcuni tenaci, quanto sprovveduti, denigratori dell’operato della Curia perugina. Non si sono resi conto, costoro, che c’è un filo diretto tra la Santa Sede e mons. Bassetti, il quale, a quanto si sa con certezza e da lui stesso dichiarato, è stato, fin dall’inizio della triste vicenda, a diretto contatto con la Congregazione per il clero, competente per ufficio di casi del genere e con il suo prefetto card. Mauro Piacenza. L’arcivescovo Bassetti ha risorse psicologiche e morali proprie del suo personale carattere, e per la “grazia di stato” propria del suo ruolo di Pastore, che lo rendono forte nel sostenere le prove e nell’incoraggiare il suo presbiterio e guidare l’intera diocesi; ma, in ogni modo, può contare sulla solidarietà e la partecipazione stretta e vitale dal vertice della Chiesa e dall’intera comunità diocesana e regionale, di cui noi, con questo settimanale, intendiamo essere voce.

www.lavoce.it/articoli/20111216511.asp

 

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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