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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » «Don Luigi vittima del pregiudizio Si è creato eccessivo allarmismo»

«Don Luigi vittima del pregiudizio Si è creato eccessivo allarmismo»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Luglio 2013
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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Don Pierluigi, il vicario di Casirate: non può essere etichettato per tutta la vita

Don Pierluigi Fontana

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Sabato, l’oratorio di Pumenengo è deserto. Per festeggiare l’ultimo giorno del Centro ricreativo estivo della parrocchia, 65 bambini, i loro genitori e 10 assistenti sono andati in gita al parco acquatico delle Vele nel Bresciano. Una comitiva di quasi 150 persone. Con loro c’è don Luigi Mantia, il sacerdote che sostituisce il parroco e che in febbraio ha patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa) per abusi sessuali su due minori. Per Pumenengo pare non sia un problema. Quel prete schietto – che da maggio sostituisce il parroco – piace, la comunità lo apprezza e quando nei giorni scorsi è stato contestato, gli si è stretta intorno facendo quadrato. A sollevare il caso – come abbiamo riferito – sono state le famiglie di Casirate, per cui quell’episodio del 2009 è insuperabile. La querelle si è accesa perché quest’anno le due parrocchie hanno organizzato insieme la vacanza in montagna. Alla notizia che avrebbe partecipato don Mantia a Casirate è scoppiata una bufera. Per i genitori è inopportuno – qualcuno ha sostenuto «improponibile» – mandare i figli in vacanza insieme a quel sacerdote. E non sono servite le rassicurazioni del vicario, don Pierluigi Fontana, 31 anni. Alla fine don Mantia, per non far saltare la vacanza, ha deciso di rimanere a casa. A guidare i due gruppi sarà solo don Pierluigi. Il quale ieri pomeriggio era in oratorio per definire gli ultimi dettagli prima della partenza di oggi. E ha accettato di spiegare il suo punto di vista. «Mi spiace molto che sia andata a finire così – riflette -, si è data troppa eco a una vicenda che è nata nel più normale dei modi: ero a tavola con don Luigi ed è nata l’idea portare i rispettivi gruppi dell’oratorio insieme in montagna».

Mentre organizzavate la vacanza, non è insorta l’esigenza di informare le famiglie in merito alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto don Luigi?
«Non ho voluto tener nascosto niente a nessuno, ma non mi sono neanche posto il problema. Don Luigi non è uno sconosciuto a Casirate, ha celebrato messa e ci ha accompagnato a Milano per l’incontro con il Papa. In questi due anni ha sempre avuto la stima del vescovo ed è rimasto in servizio. Oltre al patteggiamento c’é tutta una serie di elementi che dovrebbe consegnare il nostro giudizio in un’ottica positiva e fugare ogni dubbio».

Però è comprensibile che un genitore si preoccupi quando si parla di reati di questo tipo. Cosa ha detto quando le hanno espresso le loro riserve?
«Ho detto che se non pensavano di avere garanzie, tenessero pure a casa i loro figli. Le preoccupazioni sono comprensibili, ma ho proposto la vacanza perché sapevo di poter offrire tutte le garanzie del caso. Alcune famiglie avevano già incrociato don Luigi, certo non era una conoscenza approfondita, ma non è neanche uno sconosciuto arrivato da chissà dove. Si è creato un allarmismo eccessivo».

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L’ha ferita la mancanza di fiducia dei suoi parrocchiani?
«Certo non mi ha reso felice. Speravo che la mia parola e le garanzie che potevo offrire avessero un certo peso. Sono ottimista. Supereremo questa situazione. C’è la volontà di andare avanti».

Perché non avete pensato di organizzare un incontro con i suoi parrocchiani per far conoscere don Luigi, come hanno proposto invece le famiglie di Pumenengo? «Purtroppo non ci si è pensato, poi è stato tardi e lui ha deciso di non venire. Vedremo, se ci saranno le condizioni dopo le vacanze».

L’attenzione è massima quando si parla di abusi sui minori, occorrerebbe più sensibilità, anche nel mondo religioso, nell’approcciarsi a questi problemi?
«L’attenzione è altissima ma purtroppo è altissimo anche il pregiudizio. Il problema è quello delle etichette, non si va oltre. L’etichetta è la prima cosa che incontri in una persona, ma occorre l’onestà intellettuale di vedere se è vera. Nel caso di don Luigi, tanti elementi fanno credere che l’etichetta non sia vera. Di questo ho discusso con i genitori».

La diocesi non avrebbe fatto meglio a pensare a un ruolo diverso per lui, lontano dai ragazzi, come chiede l’Onu per questi casi?
«Forse è vero, ma non è giusto neanche che uno si porti dietro per sempre questo discrimine quando tutto fa pensare al contrario».
14 luglio 2013 (modifica il 15 luglio 2013)

http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_luglio_15/don-luigi-vittima-pregiudizio-fontana-misano-2222162385883.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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