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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Aprile 2010
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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di Dario Ferri
Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?
pubblicato il 27 aprile 2010 alle 10:06 dallo stesso autore – torna alla home

La storia del Cardinale Groer viene spesso portata ad esempio del comportamento cristallino di Joseph Ratzinger riguardo gli abusi del clero. Ma, svela il New York Times, basta guardare da vicino la storia per accorgersi che di incongruenze ce ne sono molte.

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Anche stavolta è il New York Times a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso: i difensori di Papa Benedetto XVI hanno sempre portato ad esempio dell’attenzione con cui Joseph Ratzinger ha combattuto la pedofilia la questione del cardinale austriaco Hans Hermann Groer, dimessosi dai suoi ruoli a sei mesi dall’apparizione sui media delle accuse di molestia nei confronti di alcuni ragazzi nel 1995.

BLOCCATO DAL VATICANO? – Nell’occasione, secondo i suoi difensori, Ratzinger si spese per una piena indagine interna, ma venne bloccato dai suoi superiori. Eppure un teologo bavarese dice che basta guardare con maggiore attenzione a quanto accaduto per rendersi conto che le cose andarono in maniera molto diversa. Ad esempio, si ricorda che la nomina di Groer fu apertamente sponsorizzata da Ratzinger nel 1986, quando l’allora cardinale fu pronto a consigliare Giovanni Paolo II sulla questione. E’ vero che oggi papa Benedetto ha incontrato le vittime della pedofilia, Ma mentre spesso, da cardinale, ha usato la sua influenza per far rispettare la dottrina e il clero emarginare i membri le cui opinioni erano divergenti dalla propria, sembrava meno disposto a quel tempo a perseguire aggressivamente i sexual offenders.

IL CASO GROER – Groer è un caso particolare: aveva molti appoggi ed amicizie nella Curia Romana e condivideva con Giovanni Paolo II la devozione per la Vergine Maria. Quattro vescovi austriaci, tra cui il suo successore a Vienna, hanno considerato “moralmente certa” la responsabilità del cardinale nei casi di abuso. Alcune delle sue giovani vittime, il cui numero varia da 12 a 30, hanno raccontato che il cardinale chiedeva loro di seguirlo nel confessionale, faceva togliere i vestiti e quindi abusava di loro. Groer però non ha mai confessato nulla. E’ scomparso dalla vita pubblica, si è ritirato in un convento da lui fondato e lì ha vissuto fino alla sua morte nel 2003. Padre Kreen, il favorito alla promozione nel ruolo superato da Groer, era anche lui sospettato di non saper reprimere i suoi gusti sessuali – era stato beccato con materiale pedopornografico – ma venne bocciato perché non aveva una laurea in teologia, ma solo quella in filosofia, come fece notare l’allora cardinale Ratzinger.

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I PICCOLI ANGELI – Il problema è che i sospetti su Groer erano ben precedenti al periodo della sua nomina. Il reverendo Udo Fischer, un prete che ha partecipato al seminario maschile Hollabrunn nell’Austria orientale nel 1960 e primi anni 1970, dove il cardinale Groër aveva vissuto e insegnato per decenni, ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate Clemens Lashofer di Göttweig per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere“.

LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO – Le voci che circondavano il cardinale Groër andavan però oltre la cerchia di coloro che hanno subito le mani. Josef Votzi, il giornalista che ha rotto lo scandalo nel 1995 nella rivista Profil, è un alunno di Hollabrunn e ha detto che anche tra i membri del personale dell’Arcidiocesi di Vienna che lui ha intervistato la storia era “un segreto di Pulcinella”. Nel 1995 la vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo , allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni, due decenni prima a Hollabrunn. A Roma, qualche settimana dopo, secondo il Cardinale Schönborn, il cardinale Ratzinger in una conversazione a porte chiuse gli rivelò che voleva istituire una commissione d’inchiesta, ma venne fermato. “Questo per me è una delle migliori indicazioni che so per esperienza personale che il Papa di oggi ha avuto un molto deciso, chiaro di gestire casi di abuso“, ha detto. “E ‘diventato ben presto chiaro che la corrente che regnava a Roma non era quella che esigeva chiarezza qui. Il Cardinale Ratzinger mi ha detto che dall’altra parte, il lato diplomatico, aveva prevalso“. Il “lato diplomatico“, dicono gli austriaci, era guidato dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano, e dall’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II.

RETICENZE E OMISSIONI – Schonborn però non riesce a spiegare come mai Ratzinger avesse influenza sulla scelta dei cardinali, ma non sull’apertura di indagini su di loro: “Io non posso spiegare tutto, so solo che è andata così“. Nelle lettere che l’attuale papa ha inviato ai membri del clero austriaco dopo lo scandalo, non fece menzione degli abusi sessuali dell’arcivescovo, avvisando invece i vescovi di non cedere terreno sulle proposte riformiste dei movimenti cattolici di base. Nel 1996, il cardinale Groër è stato nominato capo di un convento in Germania, sotto la supervisione di Göttweig, e appariva ancora alle funzioni ufficiali della Chiesa. Questo ha scatenato una ribellione alla fine del 1997 tra alcuni dei suoi ex allievi e le vittime, che hanno chiesto le sue dimissioni. Di fronte a tali sconvolgimenti, i funzionari della chiesa rimossero il cardinale Groër dal convento e lo rimandarono a gennaio al convento dove aveva vissuto dopo che era stato costretto all’addio nel 1995. Poco tempo dopo, Giovanni Paolo II ha approvato una indagine del Vaticano.

DARE IL SILENZIO COME SPIEGAZIONE – Ma nessun risultato dell’indagine è stato mai reso pubblico, e il Cardinale Groër non è mai comparso di fronte ad un giudice chiesa né è stato destinatario un rimprovero pubblico di Roma, per non parlare di un processo secolare. Molti nel clero austriaco hanno criticato quello che hanno visto come un tentativo da parte di Roma di proteggere un cardinale, ignorando le vittime che chiedono giustizia. Gottfried Schatz, il numero due del Göttweig che aveva contribuito a guidare la protesta contro il cardinale Groër, ha lasciato nel settembre 1998 e ha chiesto la rimozione dal sacerdozio, cosa che gli è stata concessa insolitamente presto, entro un anno. “Hanno fatto tanto quando avevano davanti l’indignazione pubblica, e non di più“, secondo Padre Schermann.

http://www.giornalettismo.com/archives/61008/preti-pedofili-benedetto-xvi/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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