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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Flash mob in piazza Sisto IV: letti i nomi dei sacerdoti pedofili mentre suonava una campana

Flash mob in piazza Sisto IV: letti i nomi dei sacerdoti pedofili mentre suonava una campana

Savona oggi ha fatto sentire un suono diverso. Non quello che pretende di parlare “in nome della vita”, ma quello che ricorda le vite spezzate.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
8 Gennaio 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Savona oggi ha fatto sentire un suono diverso.
Non quello che pretende di parlare “in nome della vita”, ma quello che ricorda le vite spezzate.

Il 30 dicembre scorso la diocesi di Sanremo annunciava l’installazione della cosiddetta “Campana dei bimbi non nati”, destinata a suonare quotidianamente in memoria dei feti abortiti. Un’iniziativa che fin da subito ha sollevato forti polemiche: sul diritto delle donne all’autodeterminazione, sul confine tra fede e spazio pubblico, ma soprattutto su una questione più profonda e irrisolta.

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Chi parla con tanta forza di morale, perché tace davanti ai propri orrori?

La risposta in piazza Sisto IV

Oggi, giovedì 8 gennaio alle ore 18, in piazza Sisto IV a Savona si è tenuto un flash mob organizzato dalla Rete L’ABUSO e dall’UAAR.
Un gesto semplice e potentissimo: al rintocco di una campana sono stati letti uno per uno i 1162 casi di pedofilia nel clero registrati in Italia dal 2000 a oggi.

Nomi, numeri, storie.
Non simboli astratti, ma persone reali.
Vittime reali.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Il suono della campana, questa volta, non celebrava una morale imposta: rompeva il silenzio.

I numeri che la Chiesa non ama ricordare

In Liguria i casi censiti sono 70:

  • 15 a Genova
  • 24 a Imperia
  • 10 a La Spezia
  • 21 a Savona

Di questi, 51 non sono mai arrivati alla giustizia ordinaria.

Le vittime liguri censite sono 209:

  • 25 donne
  • 184 uomini
  • tutti minorenni, tranne 9 adulti

In Italia:

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  • su circa 31.000 sacerdoti attualmente attivi,
  • 1164 sono stati denunciati per abusi dal 2000 al 2025,
  • solo157 hanno avuto una condanna definitiva, grazie ai tribunali civili, non a quelli canonici.

Le vittime totali censite sono 4.694:

  • 554 bambine
  • 4140 bambini
  • 174 adulti vulnerabili
  • 11 persone con disabilità

Numeri che parlano di un disastro sistemico, non di “mele marce”.

Le voci delle vittime

Durante il flash mob sono state lette anche testimonianze dirette, ferite aperte che nessun rintocco può cancellare.

C’è Alessandro, entrato in seminario a dieci anni con una fede sincera, distrutto da un seminarista “anziano” protetto dai vertici.

C’è Samir, nella comunità per minori di via Manzoni a Savona, dove le porte delle camere erano state tolte per facilitare gli abusi.

C’è Mirko, stuprato in tenda durante una gita parrocchiale, che oggi porta sul petto un rosario tatuato con una lametta al posto della croce.

C’è Erik, tolto a un padre violento e affidato a un prete che lo era altrettanto.

C’è Sandro, non creduto nemmeno dalla propria famiglia.

C’è Luca, lasciato in stato di shock per paura che parlasse.

C’è Sara, c’è Paolo, c’è Luis Mario, abusato in una missione all’estero e ignorato dalla Chiesa anche dopo la denuncia.

Storie diverse, un unico schema: silenzio, protezione dei colpevoli, abbandono delle vittime.

La domanda che resta

Di fronte a tutto questo, la domanda è semplice e terribile:
perché definire “omicidio” una scelta riconosciuta dal diritto, e tacere sull’“omicidio psichico” inflitto a migliaia di bambini?

La Chiesa cattolica continua a tuonare sul corpo delle donne, ma costruisce muri quando deve guardare dentro se stessa.
Predica, ma non ripara.
Condanna, ma non risarcisce.
Ricorda ciò che conviene, dimentica ciò che la inchioda.

Una campana per chi non è mai stato ascoltato

Savona è una città dove ogni giorno risuona una campana simbolo di libertà.
Oggi ha dimostrato che può esistere anche una campana per ricordare le bambine e i bambini violati, quelli che non hanno avuto voce, quelli che non hanno avuto giustizia.

Non una campana per giudicare.
Ma una campana per non dimenticare.

E soprattutto, per dire che la vera blasfemia non è la protesta.
La vera blasfemia è il silenzio.

Savona, una campana contro l’ipocrisia

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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