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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Separazione delle carriere e giustizia fragile: conseguenze su donne e minori

Separazione delle carriere e giustizia fragile: conseguenze su donne e minori

Avv. Mario Caligiuri by Avv. Mario Caligiuri
15 Novembre 2025
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata come riforma tecnica e garantista. In realtà incide sul nucleo costituzionale dell’ordinamento giudiziario: l’unità della magistratura delineata dall’art. 104 Cost.. Tale unitarietà assicura che giudici e PM condividano cultura professionale, limiti comuni e un unico CSM, che opera quale presidio di indipendenza esterna, bilanciamento e controllo interno.

Creare due ordini distinti significherebbe organi di autogoverno separati e possibili differenze nell’approccio alle indagini e ai processi. Il rischio concreto sarebbe un indebolimento del pubblico ministero, più esposto a pressioni politiche o a priorità governative contingenti, soprattutto in una fase storica segnata da un’evidente espansione del diritto penale. Si assiste all’ introduzione di nuovi reati, all’inasprimento generalizzato delle pene, all’emanazione di misure restrittive alla libertà di manifestazione e di norme che gravano in modo selettivo su gruppi socialmente marginalizzati.

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A ciò si affiancano proposte ulteriori — dalla non punibilità dell’omicidio del ladro alla cauzione per manifestare fino agli sgomberi accelerati — che pare confermino una strategia politico-criminale orientata al controllo sociale più che alla proporzionalità e alla prevenzione.

Analoga tendenza emerge nella gestione dei fenomeni migratori, tra cui: l’esternalizzazione delle procedure tramite deportazioni, contrasti con i giudici che dichiarano illegittime alcune detenzioni, misure punitive contro le ONG impegnate nei soccorsi in mare. In settori tanto politicizzati, l’azione del PM è decisiva. Un PM isolato in un ordine separato rischierebbe — anche solo per struttura istituzionale — di divenire più permeabile alle priorità governative, perdendo quel contrappeso culturale e organizzativo che deriva dalla comune appartenenza alla giurisdizione. L’attuale assetto, seppur con molteplici limiti, assicura invece maggiore coerenza nei procedimenti, omogeneità nelle strategie investigative e un contrappeso culturale interno che salvaguarda l’autonomia dell’azione requirente.

Il profilo forse più delicato riguarda la tutela delle vittime esposte a condizioni di particolare svantaggio, anzitutto economico e/o culturale. In primis donne vittime di violenza di genere e minori vittime sopravvissute ad abusi sessuali e maltrattamenti — specialmente quando i reati avvengono in contesti istituzionali di vita comunitaria chiusi, come talune realtà ecclesiastiche. Qui il PM opera accanto a ostacoli rilevanti, dove si distingue: il condizionamento del Concordato, la gestione interna e secretata del fatto di violenza – non solo sessuale – da parte dell’ente religioso, aggravata: dall’assenza dell’obbligo di denuncia nei casi di vittima minorenne, dall’omertà diffusa, dalla disinformazione, oltre che dalla pressione sociale esercitata sulla stessa e i famigliari.

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L’unità della magistratura rappresenta un presidio essenziale perché evita l’isolamento del singolo PM, assicura un controllo interno omogeneo e rafforza l’indipendenza necessaria per indagare su poteri forti e tutelare chi non ha strumenti autonomi di difesa e di informazione.

 Occorre riconoscere che i veri problemi della giustizia non risiedono nella separazione delle carriere, ma nella durata irragionevole dei processi, nella cronica carenza di personale amministrativo e di magistrati, nella mancanza di risorse materiali — talvolta persino della carta per le fotocopie e degli strumenti essenziali di cancelleria — e nelle disfunzioni organizzative che rallentano il lavoro quotidiano di procure e tribunali. A fronte di queste criticità strutturali, è evidente che ciò di cui il sistema ha bisogno non è una riforma simbolica che frammenta l’ordinamento, ma investimenti stabili e non burocratizzati: potenziamento degli organici, formazione tecnica culturale solida e continua, digitalizzazione realmente funzionante e semplificazione dei flussi operativi nelle cancellerie. Come accade per sanità, istruzione e lavoro, anche la giustizia richiede risorse adeguate e una visione sistemica, non interventi di facciata privi di incidenza sui problemi reali. L’incondivisibile ottica ad investire in armamenti conferma le priorità.

  La logica economicista che riduce giustizia, sanità e istruzione a sistemi produttivi a basso costo accresce disuguaglianze e precarietà, minacciando non solo i servizi, ma l’equilibrio democratico complessivo. In questo contesto, la separazione delle carriere rischia di indebolire uno dei pilastri fondamentali della Costituzione: una giurisdizione forte, unitaria e realmente indipendente, capace di tutelare efficacemente le vittime più fragili, esposte a violenza, abuso e silenzio omertoso.

La conseguenza sarebbe un disequilibrio strutturale che compromette non solo l’assetto costituzionale, ma la capacità dello Stato di proteggere efficacemente le vittime più esposte alla violenza di genere, agli abusi sessuali e al maltrattamento minorile.

Roma, 14/11/2025

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Avv. Mario Caligiuri

(RESP. DELL’OSSERVATORIO PER LA TUTELA DELLE VITTIME DI RETE L’ABUSO)

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Avv. Mario Caligiuri

Mario Caligiuri, Avvocato del Foro di Roma, attivista per i diritti umani e contro le violenze alla persona-responsabile dell'osservatorio permanente per la tutela delle vittime della Rete L'Abuso, iscritto all'elenco degli avv.ti abilitati al patrocinio a spese dello Stato

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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