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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

Altre trenta persone hanno denunciato presunti abusi sessuali commessi da sacerdoti in Alto Adige

In totale ci sono circa un centinaio di casi risalenti agli anni Settanta e Ottanta, su cui la diocesi continua a indagare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Novembre 2025
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Negli ultimi mesi la diocesi di Bolzano-Bressanone ha ricevuto trenta nuove segnalazioni di presunti abusi sessuali su minori e persone vulnerabili che sarebbero stati commessi da sacerdoti soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. Le persone che hanno denunciato si sono fatte avanti dallo scorso gennaio, dopo la pubblicazione dei risultati della prima indagine fatta dalla diocesi, la prima così approfondita promossa finora dalla Chiesa cattolica italiana.

La notizia delle nuove segnalazioni è stata data da don Gottfried Ugolini, responsabile del Servizio per la tutela dei minori della diocesi, durante un convegno intitolato non a caso «Il coraggio di agire».

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Ugolini ha detto che almeno due sacerdoti accusati dalle nuove segnalazioni sono ancora vivi, ma non più in servizio. «Un cambio radicale è stato avviato: si è compreso che ci sono strutture, mentalità e tradizioni che non prendono ancora sufficientemente a cuore questa piaga», ha detto Ugolini. «Serve un cambiamento culturale strutturale basato sulla responsabilità personale per una comunità ecclesiale e sociale più umana, più cristiana, più socialmente giusta e solidale».

Il rapporto pubblicato a gennaio è il risultato di un lungo lavoro di uno studio legale tedesco incaricato di indagare dalla stessa diocesi di Bolzano-Bressanone. Gli avvocati hanno esaminato un periodo di tempo molto ampio – 60 anni – trattando il problema degli abusi sessuali in modo dettagliato, parlando tra le altre cose della sistematicità delle violenze.

Erano state rilevate in totale 67 presunte situazioni di abuso, a cui ora sono state aggiunte le trenta emerse negli ultimi mesi: in totale sono circa un centinaio di casi. Le presunte vittime segnalate nel primo rapporto erano 75, di cui 51 femmine, 18 maschi e 6 di cui non si conosce il sesso. Quasi tutti erano minorenni: il 51 per cento delle femmine aveva tra gli 8 e i 14 anni, mentre la metà dei maschi aveva meno di 18 anni. Secondo quanto ricostruito nel rapporto, tre uomini si sono suicidati decenni dopo aver subìto violenza.

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Nel 2010 la stessa diocesi era stata la prima ad aprire un centro di ascolto per gestire le segnalazioni di abusi sessuali commessi da chierici. Nel podcast del Post «La bomba», i vaticanisti Iacopo Scaramuzzi e Alvise Armellini hanno spiegato che l’atteggiamento più autocritico della diocesi di Bolzano va attribuito soprattutto alla vicinanza culturale con la Germania, dove già quindici anni fa si iniziò a pubblicare in maniera piuttosto sistematica i primi rapporti sugli abusi all’interno della Chiesa.

Come ha scritto il Corriere dell’Alto Adige, il vescovo Ivo Muser ha ammesso gli errori commessi dalla Chiesa. Muser ha detto inoltre che le vittime degli abusi saranno coinvolte nei processi decisionali della diocesi e ha annunciato un’estesa riorganizzazione della prevenzione per garantire una documentazione trasparente di tutte le decisioni prese e delle responsabilità. «Non possiamo cambiare il passato, ma per il futuro serve professionalità e ascolto vero», ha detto il vescovo. «La piaga dell’abuso è presente all’interno della Chiesa, delle famiglie, in tutti gli ambiti della società. Dobbiamo collaborare, guardare in faccia quello che accade e andare avanti insieme».

Il dossier pubblicato a gennaio insisteva in modo particolare sulla mancanza di una «cultura dell’errore» all’interno della diocesi: stava a indicare il prolungato rifiuto di molti responsabili ecclesiastici di affrontare in modo adeguato i sacerdoti accusati di avere commesso abusi, per non dover ammettere di aver sbagliato a gestire casi simili in passato e per evitare di dover correggere le decisioni dei propri predecessori.

https://www.ilpost.it/2025/11/08/nuovi-abusi-sacerdoti-diocesi-alto-adige/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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