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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Maggio 2021
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Città del Vaticano – Il solo sospetto che a due passi da Santa Marta possano essere stati consumati abusi sessuali sui chierichetti di San Pietro ha indotto Francesco ad intervenire pesantemente senza aspettare la conclusione del processo in corso nel tribunale vaticano e decidere la chiusura del Pre-seminario. Lo trasferirà altrove, certamente fuori dallo stato pontificio. Dall’anno prossimo – salvo cambiamenti dell’ultima ora – non vi saranno più ragazzini che vivono, studiano e dormono all’Ombra del Cupolone. Il convitto voluto dalla diocesi di Como e autorizzato da Pio XII nel lontano 1956 per dare una educazione ai bambini e, nello stesso tempo, sollecitare in loro la vocazione al sacerdozio traslocherà. Sarebbero, infatti, già stati individuate due strutture esterne. I chierichetti del Papa continueranno però ugualmente a frequentare la scuola media e il liceo in un istituto parificato e seguiteranno a fare servizio liturgico alle cerimonie papali. Tuttavia non abiteranno più tra le mura degli edifici vaticani, proprio per garantire la loro maggiore sicurezza e non esporli a eventuali situazioni ambigue o a quello spaccato di presunti plagi, violenze psicologiche, morbose attenzioni che sta emergendo dalle prime udienze del processo.

Si tratta di una decisione drastica che il Papa ha già comunicato ai vertici del pre-seminario per azzerare ogni possibile rischio futuro, ed evitare che possano verificarsi ulteriori negligenze. Già nella seconda udienza del processo, alcuni mesi fa, la vittima, L.G. – oggi un uomo di 28 anni – ha descritto chiaramente le molestie che subiva di notte, nelle stanze dei ragazzi, all’insaputa dei responsabili. I due sacerdoti rinviati a giudizio sono don Gabriele Martinelli -29 anni – incriminato per violenze e l’ex rettore del collegio, don Enrico Radice accusato, invece, di favoreggiamento. In parallelo anche la magistratura italiana ha aperto un fascicolo  (per calunnia, falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa) dando mandato di perquisire la casa di don Martinelli, anche se pare non abbiano trovato nulla.

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L.G. ha raccontato di essere stato costretto subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione su se stesso e sulla vittima da parte di don Martinelli in diversi tempi e luoghi del Vaticano, persino nella sacrestia di san Pietro. Circostanza però che, in altre deposizioni, è sembrata inverosimile perché la zona è sempre controllata e piena di telecamere. Tuttavia il quadro resta ben poco edificante, anche perchè i fatti descritti sarebbero avvenuti tra il 2007 al 2012 quando entrambi, vittima e abusatore, erano ancora minorenni.

La vittima all’epoca aveva scritto anche al Papa: «Le scrivo per denunciarle dei fatti gravissimi che ho subito durante gli anni. Fin dal primo anno ci sono stati degli atteggiamenti di plagio psicologico da parte di Gabriele Martinelli. Durante il secondo anno ho iniziato a subire violenza fisica e psicologica da Martinelli. Questi atteggiamenti si sono protratti fino all’ultimo anno. Spesso nel corso degli anni mi svegliavo durante la notte e trovavo Gabriele sdraiato nel mio letto che mi toccava e mi proponeva insistentemente e con minacce di avere rapporti sessuali con lui (…)» E ancora. «Alcune volte trovavo la forza di ribellarmi e lo cacciavo con calci e pugni. Questo generava sempre una vendetta nei miei confronti. Subivo rimproveri o castighi (…) L’influenza di Martinelli su monsignor Radice gli permetteva di agire indisturbato».

 Don Radice all’epoca rettore della struttura avrebbe più volte avuto con Martinelli un atteggiamento indulgente. In una lettera datata 3 ottobre 2013 e indirizzata al vescovo di Como, Coletti, smontava la denuncia di L.G. contro Martinelli, parlando di “fumus persecutionis”. Descriveva un accanimento personale, forse dovuto a screzi tra ragazzi. Non solo. Avrebbe anche inviato una lettera in triplice copia (a nome del vescovo, su carta intestata della Diocesi di Como) per annunciare l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli (ordinazione poi avvenuta).

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 Al di là di come finirà è un processo dai contorni sfilacciati, con testimoni che non ricordano, altri che cambiano versione tre volte tanto che il presidente del Tribunale, Pignatone, con uno dei testimoni ha persino perso le staffe («ma c’è qualcosa di oggettivo che è in grado di raccontarci?»).

Tuttavia il Papa ha tagliato la testa al toro, mettendo in sicurezza i chierichetti. La prossima udienza del processo è fissata per lunedì 7 giugno e servirà a sentire altri 5 testimoni. Forse si terrà in una nuova aula in via di allestimento, un ex laboratorio polifunzionale dei Musei Vaticani, più larga e capiente dell’attuale dove le norme covid sono a volte complicate da rispettare.

Tra le persone che sono state sentite dai magistrati vaticani c’è anche il vescovo di Como (titolare della diocesi dalla quale dipende giuridicamente la struttura del Pre-seminario) che ha difeso però la dignità dell’imputato, il sacerdote Martinelli. Prima di essere ordinato prete fu mandato in un monastero in Valle d’Aosta e poi in una struttura protetta a Como, per proteggerlo. Per Cantoni si trattava di «un provvedimento a sua difesa. Cantoni tuttavia  ha aggiunto che in passato le segnalazioni che gli erano arrivate su Martinelli parlavano di «una condotta sessualmente inappropriata», anche se «è pacifico – ha detto – che negli anni in questione non essendo ancora chierico, mancava il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme» (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori). E che da quando si trovava a Como “prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione su di lui. La sua era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza». Inoltre ha aggiunto Cantoni, don Gabriele Martinelli ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, «si è mai lamentato con me».

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_bambini_preseminario_tribunale_vittima_vaticano_como_gabriele_martinelli-5972481.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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