È un rebus il conclave che inizia quest’oggi. I 133 cardinali elettori sono chiamati a votare per il successore di Francesco in un clima di grande incertezza. Perché, nonostante il ricovero al Gemelli, nessuno si aspettava la scomparsa di Bergoglio. E perché la freschezza portata dal primo Papa pescato «quasi dalla fine del mondo» non è un’eredità facilmente replicabile. Solo se ci sarà un porporato che riuscirà a entrare in Sistina come vi entrò Ratzinger nel 2005, e cioè con un numero di voti piuttosto elevato, tutto potrà essere in discesa. Ma se così non sarà, il collegio dovrà darsi da fare parecchio per individuare un papabile e non è impresa semplice.
Sono diversi i temi che impegneranno la Chiesa nel futuro e, con essa, chi ne sarà al timone, il 267esimo successore di Pietro. È su di essi che i porporati giocano le loro carte, si mostrano e si nascondono, in vista della Sistina. Sono stati trattati direttamente nell’ultima congregazione generale: la lotta agli abusi, la trasparenza economica, la riorganizzazione della Curia, la sinodalità, l’impegno per la pace e la cura del creato, con il profilo esplicitamente richiesto di «un Papa pastore, maestro di umanità, capace di incarnare il volto di una Chiesa samaritana, vicina ai bisogni e alle ferite dell’umanità».
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