Una delle vittime racconta che anni dopo gli abusi ebbe un colloquio con il suo carnefice, il sacerdote psicanalista Tony Anatrella, “per sapere come spiegava che vi fossero stati dei rapporti sessuali nell’ambito di una terapia”. “Lui – ricostruisce l’ex allievo del Seminario della Missione di Francia – cerca di intellettualizzare o di filosofeggiare sui termini, e di spiegarmi che non si può parlare di ‘rapporti sessuali’ e mi cita il nome di un terapista americano ai cui lavori si appoggia. Allora gli chiedo se è così che cura di solito le persone che vanno da lui. Mi dice che sono stato l’unico. Gli chiedo allora che cosa mi ha fatto meritare questa terapia così particolare. Mi risponde: ‘perché è lei che me l’ha chiesta’. Ed aggiunge: ‘forse mi sono sbagliato’. Anche se è una risposta che non è da terapista, mi ci è voluto molto tempo per capire che no, non l’avevo chiesta io”.
C’è anche questa storia negli atti del tribunale supremo della Segnatura Apostolica, massimo organo giudiziario della Santa Sede, che ha affidato ai giudici ecclesiastici di Tolosa il compito di processare il sacerdote psicanalista francese.
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