BOLOGNA – Erano riusciti a carpire la fiducia di un ragazzino bolognese di 12 anni, chattando con lui il pomeriggio e la sera tarda o addirittura di notte. Uno dei due adulti l’aveva convinto a incontrarlo, e in quell’appuntamento il 12enne e l’uomo si erano ripromessi di rivedersi per un rapporto intimo, che non c’è stato grazie alla scoperta della chat da parte dei genitori del ragazzino. Chat che conteneva quasi solo argomenti di tipo sessuale. La polizia postale ha denunciato i due adulti che avevano contattato il piccolo bolognese, grazie alle tracce lasciate sui social network dai due indagati, un 48enne pugliese da tempo residente a Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti per pornografia minorile e abuso di minori; e un 24enne veneto, residente a Bologna, capo scout e impegnato nel volontariato, arrestato in flagranza e sottoposto a obbligo di dimora: poco tempo fa ha incontrato un 12enne di Treviso.
In una nota la Postale spiega che “la strategia che sottende alle condotte dell’adescatore prevede che questi contatti le proprie vittime in ambienti virtuali che potenzialmente gli consentono di interagire con i minori lontano dal controllo dei genitori, mettendolo al riparo dal rischio di essere individuato e fermato”. “Il pedofilo, a differenza dei genitori, ma degli adulti in genere – sottolinea la Postale – è aggiornatissimo su ogni fluttuazione e sulle nuove “tendenze” dei giovani nell’utilizzo degli smartphone: sa agire con efficacia ed adotta egli stesso le modalità di comunicazione proprie degli adolescenti”.
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