di Anna Maria Pasetti – “Il seme del prete è santo, se lo ingoi vai direttamente in paradiso”. Senza troppo sforzo alcuni abiti talari cileni riuscivano a convincere i ragazzi alle sacre fellatio, completate da penetrazioni e svariati giochetti erotici spacciandoli per ovvietà. Ma della Salò di certe frange ecclesiastiche santa madre Chiesa non sempre ha finto ignoranza, confinando queste anime perse in case “d’espiazione” distanti da occhi, lingue e orecchie. El Club è una di queste villette, lungo la costa del Cile, ed è il titolo del nuovo sconvolgente film di Pablo Larraìn, talento del cinema cileno e da ieri uno dei favoriti alla corsa per l’Orso d’oro alla 65ma Berlinale.
La sua opera nasce per contraddire l’assunto della Genesi per cui “Dio vide che la Luce era cosa buona e separò la Luce dalle Tenebre”: nell’abitazione dei quattro sacerdoti peccaminosi e penitenti luce e tenebre si sovrappongono e mescolano. Pedofilia,alcolismo, gioco d’azzardo, omosessualità che lungi da essere un crimine non è gradita alle purpuree gerarchie.
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