

Nelle Diocesi della CEI – iCODIS – Le omissioni nelle Diocesi CEI
A differenza di tutti gli atri database forniti da iCODIS sul sito della Rete L’ABUSO questo è stato ideato con le metriche della chiesa sul territorio italiano.
Forse molti non sanno che le Regioni Ecclesiastiche non coincidono con le Regioni dello Stato italiano. Stessa cosa per le Province Ecclesiastiche, meglio conosciute come Diocesi. Spesso anche i Comuni si ritrovano divisi in due parti appartenenti a due diverse Diocesi.
Questa particolare sezione del nostro database è stata quindi “mappata” e pensata con i confini delle Regioni Ecclesiastiche per cui potrete su alcuni dati, riscontrare apparenti discrepanze, dovute unicamente alla diversità dei confini ecclesiastici con quelli italiani.
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Le omissioni della CEI
Il 28 maggio 2022 il neoeletto Presidente della CEI, Cardinale Matteo Maria Zuppi, presenta “La via italiana” in materia di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili, presentando la novità degli “Sportelli diocesani per le vittime di abusi”.
L’esigenza non tanto della Chiesa ma in quel momento della CEI, era quella di fare fronte all’immobilità dei vescovi italiani che si scontrava stridendo con quanto accadeva nelle altre Conferenze episcopali dei paesi dell’Unione Europea, che da tempo avevano avviato e in molti casi già concluso, commissioni governative d’inchiesta.
Così il neoeletto Presidente CEI, con stupore di tutti i media presenti annuncerà in quella sede anche una parziale commissione d’inchiesta che tratterà però solo i casi dal 2000 a oggi (negli altri paesi la fascia analizzata è stata dal 1960). Nella stessa sede parlerà di 613 casi (denunce all’autorità ecclesiastica) già in mano alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede, oggi Dicastero).
Il tutto poi sfumò insieme ai 613 casi e, la commissione annunciata, oggi non la ricorda piu nessuno.
Per la CEI il tutto si è così ridotto all’esamina annuale dei soli dati raccolti dagli Sportelli Diocesani per le vittime (presenti in sole 130 Diocesi su 226) escludendo peraltro i dati provenienti da magistratura, associazioni di vittime ecc. La stessa CEI ha anche ribadito più volte che non darà i nominativi dei casi denunciati presso gli sportelli diocesani, all’autorità giudiziaria italiana.
I dati che andiamo quindi ad analizzare in questa sezione sono dati forniti ufficialmente dalla chiesa italiana che però, a differenza di quelli censiti dalla Rete L’ABUSO, come noterete sono totalmente fumosi, privi non solo dei nomi dei casi, ma della diocesi di appartenenza, del luogo in cui si sono consumati i crimini, quale fine abbia fatto il responsabile, dove operi al momento e che provvedimenti la chiesa ha preso per impedire che questo reiteri il reato. Tranne in alcuni rari casi non viene segnalato quante vittime sopravvissute questi abbiano prodotto e quale aiuto sia stato dato.
Di fatto nei report annuali viene data una cifra annua di sacerdoti stupratori che la stessa CEI dichiara non denuncerà all’autorità giudiziaria.
Questo pannello ha quindi lo scopo di monitorare i dati forniti annualmente da CEI, in modo di poter tenere conto della quantità di casi censiti, che se non denunciati anche alle autorità civili dello stato italiano si traducono nella domanda:
Quanti casi di violenza sessuale sta omettendo alla Giustizia italiana la Conferenza Episcopale ed i suoi Vescovi?
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© Rete L’ABUSO. Riprodurre liberamente con attribuzione.
Lannuario dei casi registrati in Italia in due versioni, una dal 1960 a oggi, molto carente prima dell'anno 2000. La...
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso