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iCODIS: Database indipendente sugli abusi in ambito ecclesiastico in Italia

Il database iCODIS è il sistema di raccolta, organizzazione e analisi dei dati sviluppato dal  dall’associazione Rete L’ABUSO per documentare e monitorare i casi di abuso sessuale in ambito ecclesiastico in Italia.

Il sistema nasce come strumento interno di gestione dei casi, sviluppato per organizzare l’ampia quantità di informazioni raccolte dall’associazione in oltre quindici anni di attività. Nel tempo è stato progressivamente evoluto fino a diventare anche una piattaforma informativa pubblica, progettata per offrire a cittadini, studiosi e istituzioni una visione documentata del fenomeno.

Il database è strutturato su livelli distinti di accesso, al fine di garantire il massimo equilibrio tra trasparenza informativa e protezione delle persone coinvolte.

L’interfaccia pubblica consente la consultazione dei dati senza esporre informazioni sensibili: ogni caso è identificato esclusivamente tramite un codice alfanumerico anonimo.

L’area operativa, riservata agli operatori dell’associazione, permette la gestione dei dati con diversi livelli di autorizzazione. Anche in questo caso l’accesso è limitato: gli operatori possono consultare informazioni statistiche e strutturali, ma non hanno accesso ai nomi delle vittime né ai fascicoli personali.

La documentazione completa dei casi non è conservata nel database operativo. I fascicoli sono archiviati in un server cloud separato e protetto, accessibile solo previa autorizzazione del direttivo dell’associazione e con il consenso esplicito delle vittime interessate.

Il database integra due principali categorie di informazioni:

  • i dati raccolti direttamente dall’associazione, provenienti da fonti giudiziarie, testimonianze dirette e cronaca documentata;
  • i dati dichiarati ufficialmente dalle istituzioni ecclesiastiche.

L’integrazione di queste fonti ha richiesto una specifica elaborazione metodologica. I dati raccolti dall’associazione risultano generalmente circostanziati e verificabili, mentre quelli pubblicati dalle istituzioni ecclesiastiche sono stati spesso diffusi senza indicazioni territoriali o elementi identificativi dei singoli casi.

Al momento della progettazione del sistema, l’associazione disponeva di oltre 600 casi documentati, mentre la Conferenza Episcopale Italiana dichiarava già 753 casi.

Poiché i dati ecclesiastici risultavano privi di dettagli sufficienti a stabilire eventuali corrispondenze con i casi già documentati, è stato adottato un criterio metodologico prudenziale: dal numero complessivo dichiarato dalla Chiesa nel 2020 è stato sottratto il totale dei casi già raccolti dall’associazione.

Questa scelta consente di ridurre il rischio di duplicazioni, pur lasciando aperta la possibilità che il fenomeno reale possa risultare ancora sottostimato, in particolare considerando che molti casi non sono mai stati portati all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Quando i dati ufficiali risultano privi di indicazioni geografiche, il database procede a una distribuzione statistica tra le diverse regioni italiane.

Per questa ragione il numero totale dei casi indicato nei pannelli regionali può non coincidere perfettamente con quelli individuabili tramite il motore di ricerca del database: alcuni casi vengono comunque conteggiati perché esistenti, pur non disponendo di informazioni sufficienti per essere descritti nel dettaglio.

In assenza di dati ufficiali sul numero delle persone coinvolte in ciascun caso, il database adotta un criterio prudenziale minimo, attribuendo almeno una vittima per ogni caso registrato. Si tratta della soglia minima necessaria per attestare l’esistenza stessa di un caso di abuso.

Negli anni successivi la Conferenza Episcopale Italiana ha chiarito che i dati pubblicati nei propri report derivano esclusivamente dalle segnalazioni raccolte dagli sportelli diocesani e non includono informazioni provenienti dalla magistratura o da associazioni di vittime.

Questa precisazione ha consentito di distinguere con maggiore chiarezza le diverse fonti informative, migliorando la coerenza metodologica del database e riducendo il rischio di duplicazioni.

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