

Arriva la nuova mappa delle “Diocesi insicure” collegata a iCODIS. Scopri la Mappa delle Diocesi italiane insicure e i casi.
Dopo la pubblicazione del nuovo database dei casi italiani iCODIS, oggi disponibile nella versione 3.2 che aggiunge nella versione BETA il nuovo sistema di ricerca “Live Search”, abbiamo messo mano anche alla storica mappa dei casi italiani nelle “Diocesi insicure”.
La mappa casi rappresenta un’importante risorsa per comprendere meglio la situazione nelle diocesi italiane.
Cosa cambia?
Forse a colpo d’occhio la nuova mappatura potrebbe risultare più scarna della precedente ma invece, oggi conta più di 1.000 casi contro i precedenti circa 400. Il fatto che risultino apparentemente meno punti sulla mappa, è semplicemente dovuto alla sovrapposizione dei dati, oggi elaborati con più precisione dal Database iCODIS che, in automatico li aggiunge alla nostra mappatura.
Precisione che tuttavia porta a vedere un solo puntino (segnalibro) sulla mappa, mentre invece al di sotto ve ne sono altri che però non sono visibili in questa versione, che a differenza della
precedente, non apre la scheda quando clicchi sul segnalibro, ma apre la scheda quando clicchi sul caso specifico, che trovi elencato nel MENU a sinistra della mappa.
Cambia anche la suddivisione dei casi, prima limitata a 2 categorie, gli indagati – comprendente chi indagato o condannato in 1° o 2° grado – e i condannati in via definitiva.
Oggi invece la trovate suddivisa nei diversi gradi, dalla segnalazione alla condanna definitiva. Gradi che trovate (correlati al nominativo del religioso in
oggetto) nel menu a sinistra della mappa dal quale potrete filtrare (semplicemente spuntando la casella) i risultati della scheda personale in base al grado di giudizio del religioso.
Una mappa in aggiornamento costante grazie ai dati del Database iCODIS e grazie soprattutto ai sopravvissuti che hanno creato questo importante sistema database di pubblica informazione.
Oggi unico al mondo!
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso