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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » GOZZANO; come i Legionari “annullavano” la vita dei seminaristi (Prima parte)

GOZZANO; come i Legionari “annullavano” la vita dei seminaristi (Prima parte)

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
19 Marzo 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Piemonte
Reading Time: 5 mins read
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Di Francesco Zanardi

11-12-13 anni, personalmente non ricordo molto di quell’età, anche se non ignoro che quella è l’età più bella ed importante, dove non si ha ancora una consapevolezza, dove tutto incuriosisce e viene appreso con entusiasmo, il cervello immagazzina, confronta, valuta milioni di pensieri, stati d’animo, emozioni, esperienze, quelle che poi formeranno il carattere dell’adulto.

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La recente notizia del rinvio a giudizio dell’ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo, padre Vladimir Resendiz Gutierrez, accusato di violenza sessuale ai danni di due seminaristi (un terzo risulterebbe prescritto) ha portato sconcerto a Gozzano dove molti, sia in infanzia che in età adulta, avevano avuto a che fare con i legionari. Tra i tanti commenti qualcuno affida alla pagina Facebook “Sei di Gozzano se” un pensiero significativo che descrive quella che è, di fatto, un’impressione ”Quelle poche volte che li vedevi in giro.. mi colpivano le loro facce tristi.. poveri ragazzi…”.

Parlando di un rinvio a giudizio per presunti abusi sessuali, quell’impressione affidata alle pagine di Facebook fa ovviamente pensare che le “facce” fossero “tristi” per via degli abusi sessuali subiti ma, leggendo le testimonianze, emergono ben altre costrizioni alle quali quei piccoli Legionari erano sottoposti.

Parliamo di infraquattordicenni, cittadini non responsabili per lo Stato fino al compimento del 14° anno di età: per lo Stato Italiano hanno particolari diritti e tutele, proprio al fine ultimo che è l’integrità e la tutela che, in quella particolare fascia di età, è così importante e delicata da poter compromettere pesantemente la corretta formazione della persona.

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Diritti e tutele che sembrano essere venute meno, sfuggendo di mano anche ai genitori che, dietro all’indottrinamento quasi militare dei figli, non hanno potuto vedere, capire quanto questi fossero a rischio, quanto fosse venuta meno qualunque forma di tutela nei confronti dei figli.

Le regole del seminario erano rigidissime, i giovani ospiti non potevano avere, come è normale a quell’età, un “migliore amico”, dovevano essere autorizzati per poter contattare la famiglia, gli era imposto il “divieto di critica” nei confronti dei superiori, dovevano denunciare in segreto i compagni che trasgredivano le regole.

Nelle dichiarazioni, una delle presunte vittime racconta la vita quotidiana del seminario minorile di Gozzano

“… era vietato in tutti i casi e in qualsiasi modo toccarsi tra ragazzi e ciò comprendeva proprio tutto difatti anche durante le partite di pallone quando avveniva un goal non si poteva esultare neanche dandosi un cinque con le mani né tantomeno abbracciarsi o simili… io ero in una spirale senza uscita perché noi avevamo l’obbligo di obbedienza e del rispetto delle regole e dei superiori e quando lui mi chiedeva di andare in questi luoghi cioè le aule vuote o la parte ripostiglio nella parte vecchia del seminario, io capivo che mi sarei ritrovato a subire i suoi atti ma non potevo disobbedire dinanzi a tutti, perché le sue richieste mi venivano fatte davanti ai miei compagni quindi era impensabile che io mi rifiutassi” “… ci veniva ripetuto che non potevamo lamentarci con l’esterno e soprattutto con i genitori delle cose che non ci andavano bene del seminario perché questo era considerato come un tradimento, bisognava sempre dare una visione bella e tenere il brutto all’interno per non danneggiare il seminario e infondo anche i padri che comunque in ultima analisi avevano sempre ragione… inoltre… era presente una forte censura. Si doveva scrivere una volta alla settimana alla famiglia e si poteva ricevere una volta alla settimana una telefonata sempre dalla famiglia… naturalmente le lettere erano tutte, sia in entrata che in uscita, consegnate aperte. Io non ho mai raccontato a nessuno dei miei compagni niente di quello che facevo che potesse essere poi raccontato ai padri, perché la delazione (fare la spia di nascosto) era incoraggiata tra noi cioè se si andava a raccontare le malefatte di altri si guadagnavano dei punti e inoltre tra le cose che davano punteggi vi erano l’obbedienza, la fedeltà l’aspetto esteriore ed altre caratteristiche per le quali se dopo 4 settimane si erano guadagnati tutti 10 si riceveva uno scudetto che si appuntava e tutti potevano vedere che si era il migliore e quindi si aspirava ad avere questo scudetto… ricordo che veniva fatto capire che noi che frequentavamo quel seminario eravamo degli eletti che il signore aveva così deciso e se decidevamo di abbandonare il seminario tornavamo ad essere dei nessuno, difatti ricordo che durante la mia frequentazione quelli che abbandonavano non venivano più nominati, come se non fossero esistiti, come se fossero dei traditori. Ci inculcavano che dio aveva deciso che noi frequentassimo il seminario, che saremmo diventati preti e che avremmo fatto per sempre parte della Legione e non potevamo fare una vita diversa da quella che stavamo facendo. Proprio per questo io ancora adesso ho gli incubi in cui sogno di tornare nella congregazione e non mi fanno andare via e mi tengono con la forza. Al ritorno in omissis (indica ritorno a casa) e alla scuola li, nonostante io non avessi mai avuto problemi ad inserirmi con gli altri, ho avuto tantissime difficoltà ad integrarmi, parlavo poco e mi sentivo diverso dagli altri ed ho cominciato ad entrare in depressione ed ho anche pensato al suicidio perché non vedevo soluzioni alla mia condizione…”

Questa era la vita quotidiana per quei bambini, alla quale si aggiungono per alcuni di loro i presunti abusi sessuali attribuiti a padre Vladimir Resendiz Gutierrez. All’epoca, proprio per la posizione che rivestiva (rettore), esercitava una notevole sopraffazione psicologica sui giovani ospiti che, unita alla rigidità delle regole, incideva notevolmente per non dire in toto, sulla loro libertà di autodeterminazione.

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Ma oltre a Gutierrez ci si domanda quale sia stato il ruolo della Congregazione. Ci si domanda se questa aveva gli strumenti per poter prevedere quanto è accaduto, se poteva impedirlo e, se così fosse: non intervenendo, potrebbe aver cagionato il reato?

La risposta potrebbe arrivare dal noviziato della Legione di Cristo di Salamanca (Spagna) in un documento datato 9 gennaio 1994 a firma di padre Antonio Leon Santacruz, all’epoca istruttore dei novizi. Nel documento, parte del fascicolo personale di Vladimir Resendiz Gutierrez, il suo istruttore annota “un caso in  particolare” che gli fu commentato dallo psicologo di Gutierrez; “Si tratta di un ragazzo con fortissimi impulsi sessuali, e con bassissima capacità di controllarli”.

Continua…

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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