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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Settembre 2014
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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 Non è una questione persona. Non è nemmeno una questione politica, intesa come schieramento. Per quanto ci riguarda non è nemmeno (anche se potrebbe averla o averla avuta) una questione penalmente rilevante, non siamo noi che valutiamo questo aspetto. E’, come ribadito ieri, una questione di indecenza. E laSORGINI, assessore ai Servizi Sociali di Savona, sfugge e cerca di deviare l’attenzione dai fatti. Fatti che la riguardano. Fatti indecenti che l’hanno vista protagonista…

Lei, cognata del prete pedofilo Nello GIRAUDO sapeva della perversione sessuale di don Nello GIRAUDO. Sapeva delle sue tendenze e pratiche pedofile. Lo sapeva come lo sapevano i Vescovi, come sapevano in tanti nell’ambito della Chiesa savonese.

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Il primo che ha tirato in ballo la SORGINI, come abbiamo già ricordato, è stato, di fatto, proprio don Nello GIRAUDO. In una memoria difensiva è proprio don Nello GIRAUDO che indica la SORGINI (sua cognata) come una dei responsabili di un campo scout dove il GIRAUDO, nel 2005, si recò e veniva accusato di aver compiuto abusi sessuali su un minore. La Magistratura accertarà che quell’abuso, in quel campo scout don Nello GIRAUDO lo ha compiuto. Era stato l’ennesimo abuso sessuale su un minore. La giovane vittima era sconvolta. Piangeva. I responsabili del campo scout, tra cui la SORGINI, hanno denunciato l’accaduto all’Autorità Giudiziaria? No. Silenzio. Silenzio omertoso proprio come voleva (e vuole) la Chiesa. Tanto è vero che don Nello GIRAUDO, indicando la SORGINI come gli altri responsabili del campo scout, si difendeva nel procedimento penale per gli abusi sessuali compiuti sulla sua nuova vittima, cercando – inutilmente visto l’esito che lo ha conclamato responsabile – di negare gli abusi da lui compiuti in quella circostanza proprio per la mancanza di denuncia da parte dei responsabili di quel campo scout.

Sono emerse poi altre testimonianze di diverse vittime degli abusi sessuali del Nello GIRAUDO che, allora minorenni, ora hanno trovato la forza di denunciare quanto subito. Una di queste racconta di una cena-confessione, nel 2003, di Nello GIRAUDO presso la Comunità “La Lucerna” che questi aveva aperto, per minori, a Orco Feglino. In quel contesto il Nello GIRAUDO confessava ai presenti le sue devianze sessuali, il suo essere pedofilo. Lì, in quella cena, ad ascoltare quella confessione vi erano, tra gli altri, il fratello di Nello GIARUDO, Livio, e la SORGINI.

Quindi, quantomeno, da quella cena, cioè dal 2003, la SORGINI sapeva delle tendenze pedofile del Nello GIRAUDO, ma nonostante questo, nel 2005, due anni dopo, lo lasciava in compagnia di minori nel campo scout di cui era una dei responsabili.

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Tralasciamo qui tutti gli eventi che dimostrano che le tendenze pedofile del Nello GIRAUDO erano conosciute, viste le vittime lasciate da questo, in vari ambiti del territorio savonese, dalla Scuola dove insegnava religione alle parrocchie e comunità che la Diocesi gli lasciava in gestione, nella consapevolezza, del suo essere un pedofilo. Il dato è chiaro: la SORGINI sapeva e non solo non ha denunciato, ma ha lasciato che il Nello GIRUDO avesse, in un campo scout di cui era responsabile, nuova occasione di caccia e, quindi, di devastare un nuovo minore.

La questione è quindi semplice e chiara: può essere considerato un comportamento decente quello della SORGINI? No, a nostro avviso. Onestamente, al di là dei possibili rilievi penali di quella vicenda (che compete ad altri valutare), il sapere prima delle tendenze e pratiche pedofile di un soggetto e lasciarlo partecipe di campo scout con minori è indecente. Altrettanto indecente è, sapendo di tali devianze del Nello GIRAUDO, omettere, davanti ad una nuova vittima, un minore che ti era stato affidato nell’ambito del campo scout, di fare una denuncia all’Autorità Giudiziaria per quel nuovo abuso sessuale su un minore.

Ecco: come la SORGINI possa oggi ricoprire la carica pubblica di Assessore ai Servizi Sociali, a fronte di questa indecenza, ce lo domandiamo, lo domandiamo alla comunità savonese ed anche al Sindaco di Savona Federico BERRUTI.

Si sta parlando di una persona che ha – nei fatti – tutelato il carnefice e non la vittima. Che ha, così come i responsabili della Diocesi savonese, taciuto permettendo al Nello GIRAUDO di perpetuare altri abusi. Si sta parlando di non aver tutelato – con quel silenzio, con quell’omertà – dei minori, uno dei soggetti sociali più deboli.

Non è quindi una questione personale. Non è nemmeno una questione di valutazione sull’operato politico della SORGINI come assessore. Non è questione che affrontiamo in termini giudiziari, perché quell’aspetto, quello penale, è di competenza della magistratura. E’ invece una questione di decenza o indecenza. Dal punto di vista Etico, quindi. Ed il fatto che la SORGINIcerchi di sviare, affermando che non sono state accertate sue responsabilità penali, da ancora più fastidio. Un fastidio brutto, pesante. Non si negano i fatti (gravissimi) ma si cerca di far passare questi, quel comportamento omissivo e silente davanti agli abusi sessuali su minori, come normalità perché quanto accaduto non sarebbe stato, ad oggi, giudiziariamente accertato.

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Ammettere lo sbaglio, chiedere scusa a quella vittima, alle altre vittime, provando sinceramente vergogna per quelle omissioni compiute, è ciò che ci si aspetta da una persona responsabile. Il fatto che ancora una volta, invece, fugga dalla questione, dimostra che non può essere, a nostro avviso, considerata persona affidabile, tanto meno adatta al ricoprire una carica pubblica, per di più come responsabile dei Servizi Sociali di un Comune importante come quello di Savona.

Sarebbe bene che anche il Sindaco Federico BERRUTI facesse capire quale è il suo criterio di valutazione sulla decenza o indecenza di un comportamento, delle scelte di una persona. Per BERRUTI si può affidare con tranquillità i Servizi Sociali di un Comune ad una persona che ha avuto un tale comportamento che, onestamente, riteniamo essere stato assolutamente irresponsabile? Ognuno i fatti li valuta secondo la propria coscienza e sarebbe bene capire come li valuta chi quella delega ai Servizi Sociali l’ha data alla SORGINI.

http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11347-savona-isabella-sorgini-non-sa-conosce-il-confine-tra-decenza-e-indecenza.html

L’articolo de Il Secolo XIX sull’incontro di ieri a Savona di presentazione del Docufilm su “PAROLE, OPERE E OMISSIONI…”:

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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