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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Aprile 2010
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Savona. Come una diga che non riusciva più a sopportare il peso dell’acqua sulle sue pareti e si è spezzata, oggi, Francesco Zanardi ha scelto di smettere di stare in silenzio e ha voluto raccontare tutta la sua verità sugli abusi subiti da un sacerdote della Diocesi Savonese. Francesco è stanco di sopportare da solo il peso di certi segreti ed è stufo che le sue denunce siano inascoltate.

Per questo, stamattina, ha deciso di aprirsi e raccontare la sua triste e dolorosa esperienza con la Diocesi savonese. Vuole che si sappia, Francesco, che lui aveva denunciato certe situazioni da anni ma che nessuno nella Chiesa ha mai fatto niente. Il suo è un attacco frontale, diretto, preciso, contro la Diocesi di Savona e contro i Vescovi che si sono alternati alla sua guida: Lanfranconi, Calcagno e, infine, Lupi.

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Zanardi non ha paura di fare nomi, fa quello del sacerdote che avrebbe abusato di lui, quando aveva 16 anni, e fa quelli delle persone che sapevano di quelle violenze ma non hanno fatto nulla. L’omosessuale savonese è un fiume in piena: ricostruisce in dettaglio le tappe della sua personale “Odissea” fatta di segnalazioni, denunce e ricatti.

Già, ricatti, perché sarebbe così che la Diocesi lo teneva “buono”: “Lavorando per e vivendo in una casa di proprietà della Diocesi mi sono trovato abbastanza in difficoltà in questi anni a gestire la denuncia che avevo fatto contro un sacerdote. Dopo aver ripetutamente segnalato l’episodio, già molti anni fa, però nel 2008 mi sono deciso: visto che non succedeva niente ho denunciato alle autorità pubbliche queste cose” spiega Zanardi.

“Calcagno mi ha fatto parecchie pressioni: avendomi ‘in mano’ dal lato lavorativo e da quello abitativo non gli è stato difficile. Ci sono altri giovani usciti dalle comunità della Diocesi che vivono la mia stessa situazione: hanno subito abusi ma sono tenuti ‘in pugno’ dalle autorità ecclesiastiche o perché lavorano o lavoravano, visto che il licenziamento è stato usato come arma per punire chi denunciava, per loro o perché vivono in appartamenti di loro proprietà” aggiunge Zanardi.

Francesco non sarebbe quindi l’unico ad aver subito, negli anni, abusi da parte di un sacerdote. Violenze che hanno segnato profondamente l’esistenza di Zanardi che, in seguito a questi episodi, è anche caduto nella dipendenza da droga e ha avuto problemi ad affrontare con serenità la propria sessualità. Sul perché sia voluto uscire allo scoperto adesso e così “platealmente” il savonese spiega che si è visto costretto a farlo dato che le sue denunce, dopo anni, erano rimaste inascoltate.

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“Ho dato un ultimatum a Monsignor Lupi circa un anno fa perché io non mi voglio rendere complice degli orrori che io stesso ho subito quando ero ragazzino. Io pensavo che il Vescovo prendesse queste cose con molta più serietà ma invece i fatti parlano chiaro. Questo prete si è dimesso e dalla Diocesi non esce nessun tipo di dichiarazione” osserva Zanardi che ripete: “Ho sempre denunciato tutto a Lupi, ancora prima che arrivasse a Savona e nell’ultima lettera gli ho chiesto chiaramente o denuncia lei o lo faccio io. Il risultato è stato che dai carabinieri sono andato io nel 2008″ spiega Francesco.

Zanardi sostiene insomma che la Diocesi sapeva ma non ha mai voluto prendere provvedimenti, anzi avrebbe affidato la gestione di una comunità per minori al sacerdote accusato di pedofilia. La Curia avrebbe cercato poi di “comperare” il silenzio dei giovani che avevano subito abusi dandogli lavoro e case, proprio come è successo a lui che ha lavorato fino al 2008 per la Diocesi.

Poi l’espisodio che lo allontana: la Curia denuncia di aver trovato del materiale pornografico nei server della Diocesi che lui amministrava. Da quel momento Zanardi non ha più lavorato per la chiesa ma ha continuato a vivere nella casa di loro proprietà.

“Io non invento nulla, a supporto di quello che ho raccontato ho delle registrazioni che confermano che Monsignor Calcagno sapeva, che praticamente tutto il prelato della Diocesi di Savona sapeva. Audio in cui il sacerdote ammette gli abusi..Tutti sapevano della situazione di Don Nello Giraudo. Ovviamente c’è sempre stata molta omertà dietro questi casi” dice Zanardi che poi lancia un appello: “Per questa ragione io voglio fare col cuore un invito a tutti coloro che conoscono o che più che altro hanno subito sevizie dal sacerdote in questione di non aver paura e di andarlo a denunciare alla magistratura. Non saranno costrette ad uscire pubblicamente come ho fatto io, la cosa potrà restare segreta, ma vi prego fatelo perchè è un atto di umanità”.

Francesco Zanardi appare “provato” dopo aver raccontato tutta la sua storia. Adesso attende riscontri da Roma: “Mi aspetto qualcosa di coerente dalla Santa Sede. Oggi partirà una lettera scritta da me di denuncia di tutto ciò che sta accadendo nella Diocesi di Savona. Mi aspetto che il Santo Padre, che dice di voler combattere questo cancro della chiesa, dia un supporto alle vittime della pedofilia e che spinga i Vescovi che sanno a denunciare, ad andare dal magistrato a dire come stanno le cose”.

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Francesco ha raccontato davvero tutta la sua verità, senza timori, senza segreti, ora spetterà alla Diocesi raccontare la sua.

http://www.ivg.it/2010/04/pedofilia-francesco-zanardi-attacco-frontale-contro-la-diocesi-ecco-tutta-la-mia-verita/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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