Sono di questi giorni le contestazioni per la visita di papa Francesco in Cile, contestazioni in alcuni casi violente, non condivisibili, ma trovo sbagliato archiviare così: limitandosi ad un giudizio su un’azione non condivisibile. Quella che vediamo è la reazione, ovvero è la risposta ad una azione che, in precedenza, la ha generata e forse, anche solo per completezza, è giusto almeno cercare di capire le motivazioni di questa reazione degenerata fino alla violenza.
Anche nel caso non ci fosse stata alcuna violenza, per molti italiani culturalmente abituati a mettere al primo posto i privilegi del clero e all’ultimo la propria sovranità, anche la sola protesta civile sarebbe stata eccessiva. Le stesse Istituzioni italiane l’avrebbero vietata ma, se ci sforziamo di vedere con un occhio laico e imparziale ciò che sta accadendo in Cile, quella protesta non solo è più che legittima, ma è indice della responsabilità civile che il popolo cileno sente nei confronti dei minori, e contesta il leader della chiesa cattolica che dalla sua elezione ha preso letteralmente in giro non solo le vittime con le quali, ad oggi – tranne qualche sporadico incontro mediatico con lacrimazione annessa – rifiuta qualunque tipo di dialogo, ma ha tradito gli stessi cattolici: prima rassicurandoli con dichiarazioni che in seguito – purtroppo – allo stupro dei propri figli, hanno appurato con mano essere totalmente mendaci e qui, alla Rete L’ABUSO, possiamo confermarvelo centinaia di volte.
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