di Andrea Cottone
mercoledì 29 febbraio 2012
“Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. Salvo ha appena passato il suo primo “week end di liberazione” da quando “S” ha raccontato la sua denuncia sugli abusi subiti dal prete del suo paese. “Mi sento bene, veramente bene” dice e racconta come per lui questo sia stato un atto liberatorio. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza, è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”. Salvo vive in una sorta di metaforico purgatorio. L’inferno è ormai alle spalle, e il paradiso è lì davanti, condito dalla “consapevolezza che qualcuno si batta per me”.
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