Ha confermato tutti e tre gli episodi il 19enne autistico, vittima di presunti abusi compiuti da un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e arrestato a fine maggio. Il giovane è comparso davanti al gip Francesco Valente nel corso dell’incidente probatorio in cui, in circa un’ora, ha ribadito le accuse nei confronti del parroco, sempre confinato ai domiciliari con braccialetto elettronico.
Per confermare la bontà e la genuinità delle sue dichiarazioni e la concomitante capacità a testimoniare (peraltro già accertata da una consulenza disposta dalla pm Erika Masetti) il giudice ha conferito l’incarico alla psichiatra Silvia Olive che dovrà depositare l’elaborato nei prossimi 20 giorni (tempi ristretti dal momento che il parroco è sempre sottoposto a custodia cautelare).
Nel frattempo la Curia – che subito dopo l’arresto del prete diffuse una nota in cui “manifestava vicinanza e attenzione verso il giovane e la sua famiglia e chiedeva perdono per eventuali responsabilità del presbitero” – ha sospeso il parroco dalle sue funzioni: un provvedimento sollecitato dalla difesa stessa del prete finito nel registro degli indagati con l’accusa di tentata violenza sessuale aggravata in attesa di conoscere gli esiti dell’indagine. Il giovane non era un assiduo frequentatore della chiesa ed era convinto di essere posseduto dal demonio e di voler benedire il corpo. Così, per scacciare il male, intendeva confessarsi.
Come accaduto nel corso del primo incontro, il 30 novembre 2025. Dalle informazioni acquisite da Repubblica, con la scusa di cospargere con acqua santa il corpo del 19enne, il prete avrebbe cercato di abusare del giovane all’interno della sagrestia esortandolo a non dire a nessuno quanto accaduto perché si trattava “di un segreto confessionale”.
Il secondo episodio risale al 22 aprile: anche in questo il parroco avrebbe cercato di abusare del fedele trascinato nel bagno della sagrestia e invitato a ripresentarsi se “avesse avuto bisogno di lui”. Il trauma sarebbe stato così forte che il ragazzo – annotano gli inquirenti – avrebbe persino maturato pensieri suicidari.
Stesso spartito andato in scena nel corso dell’ultima confessione l’8 maggio concordata dal 19enne con le forze dell’ordine: in quel caso il prete, a incontro concluso, avrebbe invitato il giovane a tornare “per ottenere la benedizione”. A dare avvio alle indagini è stata la madre dopo aver raccolto le confidenze del figlio. La donna, tra la metà e la fine di maggio, si presentò in commissariato per denunciare il parroco, in passato insegnante di religione.
Sulla scorta del materiale investigativo acquisito, la procura chiese e ottenne dal giudice per le indagini preliminari una misura cautelare ai domiciliari “per la gravità delle condotte e per il rischio dell’indagato di reiterare nel reato”.
Nel successivo interrogatorio di garanzia, il sacerdote, nel faccia a faccia con il giudice, respinse le accuse: spiegò che il ragazzo aveva più volte minacciato il suicidio perché “la vita, per lui, era triste in quanto posseduto dal demonio”. E il prete, a suo dire, si sarebbe offerto di “fare una benedizione speciale su tutto il corpo”. Con quali metodi, però, divergono le ricostruzioni fornite dal sacerdote e dalla presunta vittima. agostino bagnato
https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/09/23/news/abusi_sagrestia_ragazzo_19_anni_accusa_prete_diceva_di_voler_scacciare_demonio-425603020


















