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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

Il Pubblico Ministero presenta il suo rapporto annuale, in cui esorta gli alti procuratori spagnoli a valutare “la portata dell'accusa” ai rappresentanti delle istituzioni religiose

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Settembre 2023
in World
Reading Time: 5 mins read
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GIULIO NUNEZ – La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni istituzioni [vescovi, cardinali e superiori degli ordini religiosi], che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

Il Pubblico Ministero ha deciso per la prima volta di includere nella sua relazione annuale una sezione in cui riporta il suo operato nello scandalo degli abusi in campo ecclesiastico e dove include anche raccomandazioni da seguire in campo giuridico, come le “concrete determinazione del risarcimento della responsabilità civile [che può spettare alla gerarchia religiosa] spettante alla vittima, che deve comprendere i danni morali e le lesioni psicologiche”. Nella lettera si sottolinea anche la scarsa informazione sul problema e la necessità che le persone colpite siano tutelate dalla Procura: “La Procura generale dello Stato si è assunta l’impegno istituzionale di offrire una risposta alle vittime di una realtà criminale di gravità indiscutibile,

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Normalmente, nei procedimenti penali contro membri della Chiesa per abusi sessuali su minori, l’insabbiamento da parte dell’istituzione è un reato che, pur facendo parte delle storie di molte vittime, solitamente non viene attribuito ai responsabili, per ciò che non viene giudicato in questi processi. Nessun vescovo spagnolo, infatti, è mai intervenuto accusandolo di aver insabbiato un pedofilo; solo in un’occasione lo ha fatto come testimone l’arcivescovo emerito di Granada, Francisco Javier Martínez.. Questo giornale ha contato almeno 75 vescovi e superiori accusati di aver insabbiato, messo a tacere o insabbiato casi di abusi negli ultimi decenni. Parimenti, non è frequente che la diocesi o l’ordine religioso a cui appartiene l’imputato compaia nella sentenza come parte civile sussidiaria responsabile del pagamento del risarcimento economico: delle 48 sentenze che questo giornale ha registrato, compare solo in quattro loro.loro.

L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni.(denunce e denunce) in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

La prima analisi dei casi pervenuti, indica la relazione della Procura, ha espresso “la difficoltà di contabilizzare i procedimenti giudiziari, in quanto non sono registrati come tali nelle applicazioni di gestione procedurale”, poiché queste non contemplano la possibilità di registrazione la professione dell’imputato o il suo rapporto con la vittima. Allo stesso modo, il Pubblico Ministero riflette che nel corso delle indagini “è necessario dare udienza alle vittime, nonché notificare, se del caso, in modo diretto e comprensibile il decreto di archiviazione degli atti investigativi con la possibilità di presentare una domanda denuncia davanti al tribunale inquirente.

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Nel luglio di quell’anno, la Procura decise di aprire un seguito presso la Segreteria Tecnica “al fine di acquisire piena consapevolezza della portata e dei risultati delle indagini penali avviate o che verranno avviate in futuro, per mantenere la dovuta coordinamento e ad unificare l’azione della Procura in questa materia su tutto il territorio nazionale.” Una misura che, secondo il rapporto, ha portato l’agenzia a novembre a sollecitare le altre procure superiori a inviarle informazioni su questo tipo di procedure su base trimestrale.

167 casi negli ultimi anni

In totale, il pubblico ministero ha ricevuto 167 casi dalle procure superiori: 61 procedimenti investigativi, 86 procedimenti preliminari e 20 condanne. “La prima riflessione che bisogna fare, alla luce delle testimonianze inviate dalle Procure territoriali, è che i dati disponibili sono molto parziali”, si legge nel rapporto. Quanto alle ragioni, ne segnala due: quella già citata riguardante la difficoltà di reperimento di tali procedimenti negli archivi poiché non risulta la professione dell’imputato e, la seconda, la “limitata spazio temporale al quale appartiene la documentazione inviata, poiché la maggior parte delle testimonianze si riferiscono a procedimenti originati nel 2021 e nel 2022, e solo occasionalmente inviate da anni precedenti. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, il 65% dei casi si è verificato dopo l’anno 2000.

La Procura evidenzia inoltre che, dal seguito effettuato, emerge un altro dato rilevante sulla formalizzazione delle denunce: “Si osserva che la loro segnalazione non viene effettuata solo nelle procure territoriali o nei tribunali, ma anche negli uffici di assistenza alle vittime delle diocesi spagnole”. Una questione su cui si è espressa la stessa Procura alla fine del 2022, quando ha chiesto ufficialmente alle diocesi “tutte le informazioni possibili sulle testimonianze rese presso la loro sede da possibili vittime”.

In risposta, il segretario della Conferenza episcopale spagnola ha inviato una lettera interna ai vescovi spagnoli in cui raccomandava di trasmettere alle procure provinciali i casi delle vittime ancora minorenni – sebbene ciò sia già previsto dalla legge dal 2015 – e alla Procura Generale solo i riferimenti e le date di tali comunicazioni. E dall’altro che venga fornito l’elenco dei casi – sempre solo riferimenti e date – in cui le vittime sono attualmente più anziane “già denunciate finora”. Cioè solo i casi che la Chiesa ha ricevuto dal 2019. Restano quindi esclusi tutti quelli di cui era a conoscenza in precedenza.

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A due mesi dall’invio della petizione, meno della metà dei vescovati ha risposto alla richiesta del Procuratore, la maggioranza con risposte modello e “affermando di non avere cause aperte nei processi canonici, e, in alcuni casi, rifacendosi a quanto già inviato alle Procure provinciali”, ha dichiarato questo febbraio il procuratore generale Álvaro Ortiz davanti alla Commissione Giustizia del Senato.

In assenza di un database ufficiale, questo giornale ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime . La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera. Quest’ultimo non ha ancora una data di completamento approssimativa.

https://elpais.com/sociedad/2023-09-07/la-fiscalia-pide-investigar-a-fondo-el-encubrimiento-de-la-iglesia-en-casos-de-pederastia.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.