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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » L’abuso di potere nella Chiesa uccide

L’abuso di potere nella Chiesa uccide

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
11 Luglio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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DOC-3201. VERSAILLES-ADISTA. La notizia agghiacciante è del primo luglio: p. François de Foucauld, prete della diocesi di Versailles, si è tolto la vita, ultimo di una serie preoccupante di suicidi tra i preti. Nel dicembre dello scorso anno, aveva scritto un articolo sul quotidiano francese cattolico La Croix (/12) nel quale rimarcava l’importanza di ascoltare le vittime di abusi di potere nella Chiesa, e faceva appello a strategie per superarli, essendone lui stesso oggetto.

Nei giorni immediatamente successivi, ha cominciato a comporsi il contesto del gesto. A descriverlo è, sul suo blog, il giornalista cattolico, già direttore della rivista Pèlerin, René Poujol (renepoujol.fr, 5/7), che conosceva bene il prete e ricostruisce la vicenda. Questi racconta come François, parroco di Bois d’Arcy dal 2014, su sollecitazione del vescovo mons. Éric Aumonier avesse avviato iniziative per rivitalizzare e rianimare la pastorale e, in generale, la vita sociale della parrocchia. In mezzo al plauso e alla soddisfazione dei parrocchiani, a partire dal 2018 la gelosia e le invidie di un esiguo drappello di persone resero impossibile la vita al parroco, facendo partire una macchina del fango contro De Foucauld, con lettere anonime inviate al vescovo. I vari tentativi di mediazione non hanno portato a nulla, finché François non avviò uno sciopero della fame chiedendo un audit per chiarire le disfunzioni nel Bois d’Arcy e nella curia diocesana. Nell’audit, della primavera 2021, vengono presentate gravi accuse di tipo finanziario contro il parroco e la sua équipe senza fornire alcuna prova e sulla base di denunce anonime. Un audit le cui carte mons. Luc Crépy, presidente della “Cellula permanente di lotta contro la pedofilia” della Conferenza episcopale francese, nel frattempo succeduto a Aumonier alla guida della diocesi, vorrebbe semplicemente distruggere.

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Dal settembre 2021 senza più incarico pastorale, il 2 dicembre François scrive un commento sul quotidiano La Croix, in cui afferma che occorre combattere l’abuso di potere nella Chiesa e i meccanismi messi in atto per screditare le vittime: «La prima fase dell’abuso di potere nella Chiesa consiste nel fare paura. Si fa passare la vittima per una persona fragile, la si accusa di disturbi mentali. Queste accuse, per l’emozione che suscitano, esentano la gerarchia della Chiesa come i parenti delle vittime da qualsiasi valutazione oggettiva di questi presunti disordini. La seconda fase è quindi facile: la vittima ha lasciato il cerchio della ragione e il suo entourage è anestetizzato; il vescovo e il suo consiglio possono quindi procedere senza controlli a tutte le decisioni che lo riguardano. Non è più una persona gentile o retta. Diventa solo una cosa, un file da sistemare». François denuncia il clima di silenzio e segretezza: «È dunque urgente – scrive su La Croix – che i pastori e i fedeli comincino a prendere sul serio i testimoni degli abusi di potere nella Chiesa. Allora potremo discernere gradualmente insieme le regole chiare e pacifiche del governo in seno alla Chiesa. È proprio il dibattito contraddittorio che deve essere inciso nel marmo delle nostre responsabilità pastorali, che siamo vescovi, preti o responsabili laici».

François minaccia di portare il caso a Roma. Il 3 marzo 2022 Crépy finalmente accetta una mediazione giudiziale con un avvocato, nella quale si negozia la stesura di una lettera, alla quale dà il suo consenso l’11 aprile, nella quale riconosce che «le affermazioni sul sacerdote non sono suffragate da alcuna prova» e «sono infondate»; e che «l’audit ha seguito una metodologia particolarmente discutibile e non etica». Sembra la fine dellincubo per François, al quale però viene chiesto di attendere un mese per la pubblicazione. Il 13 maggio, il voltafaccia senza spiegazioni di Crepy: non sarà avviata «nessuna forma di procedimento contenzioso, prima di ogni grado, contro nessuno». La lettera che rende giustizia a François non sarà resa pubblica. Il resto è noto.

Di seguito alcuni testi circolati in occasione della morte di p. François: oltre allo scritto di Poujol, il testo dell’amico Nicolas Jourdier, la “lettera postuma” della cattolica Véronique Belen, sul suo blog Histoire d’une foi (in una traduzione dal francese di Renata Patti), il ricordo del sindaco di Bois D’Arcy Philippe Benassaya, con cui aveva condiviso alcuni progetti.

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.