DOC-3201. VERSAILLES-ADISTA. La notizia agghiacciante è del primo luglio: p. François de Foucauld, prete della diocesi di Versailles, si è tolto la vita, ultimo di una serie preoccupante di suicidi tra i preti. Nel dicembre dello scorso anno, aveva scritto un articolo sul quotidiano francese cattolico La Croix (/12) nel quale rimarcava l’importanza di ascoltare le vittime di abusi di potere nella Chiesa, e faceva appello a strategie per superarli, essendone lui stesso oggetto.
Nei giorni immediatamente successivi, ha cominciato a comporsi il contesto del gesto. A descriverlo è, sul suo blog, il giornalista cattolico, già direttore della rivista Pèlerin, René Poujol (renepoujol.fr, 5/7), che conosceva bene il prete e ricostruisce la vicenda. Questi racconta come François, parroco di Bois d’Arcy dal 2014, su sollecitazione del vescovo mons. Éric Aumonier avesse avviato iniziative per rivitalizzare e rianimare la pastorale e, in generale, la vita sociale della parrocchia. In mezzo al plauso e alla soddisfazione dei parrocchiani, a partire dal 2018 la gelosia e le invidie di un esiguo drappello di persone resero impossibile la vita al parroco, facendo partire una macchina del fango contro De Foucauld, con lettere anonime inviate al vescovo. I vari tentativi di mediazione non hanno portato a nulla, finché François non avviò uno sciopero della fame chiedendo un audit per chiarire le disfunzioni nel Bois d’Arcy e nella curia diocesana. Nell’audit, della primavera 2021, vengono presentate gravi accuse di tipo finanziario contro il parroco e la sua équipe senza fornire alcuna prova e sulla base di denunce anonime. Un audit le cui carte mons. Luc Crépy, presidente della “Cellula permanente di lotta contro la pedofilia” della Conferenza episcopale francese, nel frattempo succeduto a Aumonier alla guida della diocesi, vorrebbe semplicemente distruggere.
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