Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

L’Alta Corte di Caberra ha sentito le ragioni di difesa e accusa e nei prossimi giorni prenderà una decisione definitiva sul caso del cardinale australiano

Dopo due giorni di udienze presso l’Alta corte di Canberra, ultimo grado di giudizio in Australia, non è stata presa una decisione sul caso del cardinale George Pell. Mercoledì e giovedì si sono riuniti tutti e sette i giudici supremi, hanno ascoltato le ragioni della difesa e dell’accusa, ma si sono riservati di comunicare in futuro se accettare l’appello del porporato e, successivamente, se assolverlo o meno dalle accuse.

I «RAGIONEVOLI DUBBI»

Pell è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni di carcere per abusi sessuali che avrebbe compiuto su due minori nel 1996 nella sacristia della cattedrale di San Patrick, quando Pell era arcivescovo di Melbourne, subito al termine della messa domenicale. Il cardinale si è sempre dichiarato innocente e oltre 20 testimoni l’hanno scagionato, ma una giuria prima e due giudici in appello poi (il terzo ha scritto una lunga opinione dissenziente) hanno giudicato credibile la versione dell’unico accusatore.

Il principale legale di Pell, Bret Walker, ha ricordato ai giudici supremi che le numerose testimonianze in favore del suo assistito non possono non rendere la condanna illegittima, dal momento che non può essere stata emessa «oltre ogni ragionevole dubbio». In particolare, a ingenerare come minimo un «ragionevole dubbio» è la testimonianza di monsignor Charles Portelli, al tempo aiutante di Pell, che ha dichiarato che l’allora arcivescovo, come ogni domenica, al termine della messa si trovava al di fuori della cattedrale per salutare i fedeli. Portelli ne è certo perché, ha dichiarato, era insieme a lui anche quella domenica.

IL «CAUTO OTTIMISMO» DELLA DIFESA

La procura ha risposto all’argomentazione dell’avvocato così: «Il fatto che ci siano delle prove che portano a ritenere l’imputato innocente non implica che la giuria non abbia il diritto di ritenerlo comunque colpevole». Durante l’udienza, inoltre, la procura ha più volte citato prove che poi si sono rivelate essere inesistenti. I legali di Pell hanno anche ribadito che non bisogna invertire l’onere della prova e che non tocca al cardinale dimostrare l’assoluta impossibilità della sua colpevolezza. Avere dimostrato che è altamente improbabile, come è stato fatto, dovrebbe essere sufficiente. Hanno poi sottolineato quello che il terzo giudice di appello, Mark Weinberg, ha scritto nella sua opinione dissenziente: e cioè che non può essere condannato un uomo in base alla versione di un singolo accusatore, quando a suo favore ci sono oltre 20 testimonianze la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dall’accusa.

Ancora non si sa quando i giudici supremi emetteranno la sentenza definitiva. Negli ambienti legali, come riportato dal Guardian, si vocifera che Pell verrà assolto. Come riportato dalla Cna, gli avvocati del cardinale, che non ha assistito alle udienze ma è rimasto in carcere in isolamento (come da oltre un anno a questa parte), hanno dichiarato che Pell è «in un buon stato di spirito» e che farebbe bene ad essere «cautamente ottimista». Il porporato ha inoltre dichiarato privatamente ad alcuni amici di «confidare nella provvidenza di Dio e di considerare il tempo da passare in prigione come se fosse un ritiro monastico».

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