Pedofilia, trasferito il parroco condannato

Don Paolo Biasi verrà trasferito. Il parroco di Dossobuono, arrivato solo nello scorso settembre, non sarà più il sacerdote della frazione. È stato comunicato con un avviso, a firma del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, domenica scorsa in chiesa. Don Biasi, finito al centro delle polemiche con tanto di volantini e striscioni che intimavano al religioso di andarsene dalla frazione, avrà a breve un nuovo ruolo. Verrà infatti trasferito nella bassa veronese dove si occuperà di coordinare le attività di pellegrinaggio a livello diocesano. Risiederà, si legge nella comunicazione, alla fondazione Madonna di Lourdes a Cerea. Proprio qui, inoltre, collaborerà con le parrocchie della zona, allontanandolo di fatto da Dossobuono dopo appena sette mesi dal suo arrivo nel villafranchese. La vicenda mediatica di don Paolo Biasi, motore scatenante dei malumori della frazione che hanno spinto Zenti a prendere questa decisione, inizia nel 2014. In un servizio de Le Iene (il programma di Italia Uno) l’inviato Pablo Trincia aveva scavato nel passato del religioso. Una sentenza emessa dal tribunale di Spoleto nel 2010, infatti, lo aveva condannato in primo grado a un anno e mezzo con la condizionale per molestie sessuali dopo la denuncia di quattro ragazzine quattordicenni. Queste accusavano il prelato di averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». I fatti risalgono però al 2005 quando era parroco a Castel Ritaldi, cittadina in provincia di Perugia. Due delle vittime, poi, si erano costituite anche parte civile e don Biasi era stato condannato a risarcirle per 20mila euro. Il prete, che non è mai ricorso in appello, si è chiuso nel suo silenzio. Ma il 24 dicembre scorso, la vigilia di Natale, Dossobuono si era risvegliata di nuovo nell’incubo. Nei pressi della chiesa, e sul piazzale, nella notte erano stati distribuiti centinaia di volantini gialli con scritto «Siamo stufi, siamo stanchi di tutti questi basabanchi». A cui era stato aggiunto il link della puntata della trasmissione andata in onda nel 2014 per poterla rivedere online. Il tutto in forma anonima. Su altri due striscioni appesi alle cancellate, davanti e a fianco della chiesa, poi prontamente rimossi, c’era scritto «Se la chiesa vuoi cambiare, ve ne dovete andare», tirando in mezzo anche l’altro prete di Dossobuono, Andrea Mascalzoni, ma per dissapori di natura completamente differenti. E ancora «… e speriamo che me li cavi». Il servizio delle Iene ruotava intorno alla stessa domanda. E cioè: come mai un prete condannato per molestie sessuali svolgeva ancora il suo servizio a contatto con bambini e ragazzi durante il catechismo? Nel 2014 don Biasi, veronese, era parroco a Ca’ degli Oppi, una delle tante destinazioni degli ultimi sei anni. Dopo Castel Ritaldi, infatti, era stato trasferito prima a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi a Negrar, San Zeno di Montagna e Cerea. Il vescovo, anche allora, lo aveva sempre difeso. Dalla curia scaligera avevano spiegato che don Biasi era stato pure sottoposto ad alcuni test che avevano escluso «qualsiasi tipo di problema dal punto di vista della pedofilia». A Dossobuono, però, le discussioni erano iniziate ben prima di Natale spaccando, anche nel villafranchese com’era successo prima negli altri paesi, i fedeli fra chi ha sempre difeso il prete e chi invece non ha mai smesso di accusarlo. Zenti, nel volantino distribuito l’altro giorno, spiega come dopo aver ascoltato proprio don Biasi, altri presbiteri e alcuni laici della comunità di Dossobuono abbia optato per la decisione più drastica: il trasferimento. L’ennesimo. «Questa scelta», spiega Zenti per informare i fedeli, «si rende necessaria per poter rispondere in modo attento ad alcune esigenze personali di don Paolo». Ma oltre a questo, aggiunge il vescovo, c’è anche «il desiderio di superare le tensioni che si sono create, senza reale fondamento, nella comunità stessa, sfociate poi in alcune espressioni di vuota protesta prima di Natale»

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