Don Francesco Castagneto, i retroscena dell’inchiesta

Di Ferruccio Sansa – Tratto da il Fatto Q del 1-12-19

Certi segreti alla fine emergono. Inesorabilmente. A settembre, all’associazione Rete L’Abuso – guidata da Francesco Zanardi, sempre in prima fila contro gli abusi sessuali dei sacerdoti – arriva una lettera anonima.

Vi comunichiamo che in questi giorni, nel caldo dell’estate, il prete don… è stato sollevato dall’incarico di parroco della chiesa di Albaro – dove era stato cappellano Bagnasco – per sospetti abusi sui giovani. Tanti giovani e tanto famiglie sono state distrutte nella loro crescita. Ora il prete è sotto processo ecclesiastico, ma la Chiesa lo nasconde.

Così Sherlock ha cominciato la ricerca di don X. Vana. Perfino quando ha chiesto di parlare con l’attuale parroco di Albaro per un’importante questione privata: “Il don è stato male”. Possiamo contattarlo? “No”. Restava una strada. Zanardi si è recato ad Albaro, si è presentato come “vittima di molestie” (vittima lo è davvero, seppure non in questo caso), e ha chiesto di parlare con il parroco. Sempre la stessa risposta: “Non c’è”. Ma alla fine Zanardi riesce a parlare con un sacrestano. Un colloquio a bassa voce, gli occhi che cercano intorno se qualcuno può sentire: “Ah… è una vittima anche lei… io non voglio sapere di queste faccende.. ma lei è di questa parrocchia, o di quella di Levante?”.

Poche parole, ma bastano per sollevare il coperchio, indicare una pista da seguire: c’è Albaro, ma c’è anche un’altra chiesa, in un borgo di pescatori a est di Genova. Albaro non è un quartiere qualunque. Qui vive la borghesia ricca genovese, professionisti, industriali e armatori. Tutti racchiusi in una manciata di strade e incroci, tra palazzi signorili e ville settecentesche nascoste oltre alti cancelli e siepi impenetrabili. Albaro conservatrice e cattolica anche quanto Genova era rossa. E la chiesa di don X ne è un simbolo: qui la domenica incontri molti nomi della Genova che conta. Qui per anni ha vissuto don Angelo Bagnasco. Era cappellano, anche se già occupava posti di rilievo nella Curia genovese. Finché nel 1998 fu nominato vescovo di Pesaro, poi arcivescovo militare, infine cardinale di Genova e presidente della Cei. Ma, proprio in questa chiesa di Albaro che gli è tanto cara, il percorso dell’attuale cardinale ha incrociato quello di don X: quando nel 1998 Bagnasco lasciava la parrocchia per assumere l’incarico di vescovo, don X diventava parroco.

Tra i vicoli del paese della Riviera, appena pronunci quel nome, la coperta del passato si solleva. E i ragazzi di allora cominciano a raccontare. “Se me lo ricordo? Quell’uomo, quegli anni, mi hanno scavato nella carne”, racconta Luigi, nome di fantasia. Oggi è un professionista affermato, ha una famiglia, ma quella pagina della sua vita non è riuscito a chiuderla: “Il don insegnava in una scuola superiore. Era un trascinatore, un uomo dai modi… avvolgenti… sapeva fare gruppo”, racconta Luigi e, senza che se ne accorga, la mani iniziano a tremargli. “Intorno alla parrocchia giravano oltre 150 ragazzi, in un paese di 4mila anime”. Eccola, una di quelle chiese liguri con la facciata color ocra, le barche di pescatori sul sagrato. “Chiese di Liguria come navi disposte a essere varate”, diceva il poeta Vincenzo Cardarelli. Ma in quella chiesa, accanto all’altare della Madonna della Guardia, succedeva anche altro.

“All’inizio abbiamo vissuto momenti belli, ma con gli anni l’atmosfera è diventata pesante. Quando ti trovavi da solo col don, lui di veniva vicino… Ti accarezzava”. Luigi si ferma un attimo, poi si lascia andare: “Una volta ricordo che mi ha detto: “Mi fai vedere in mezzo alle gambe…” M non mi faccia dire altro, non me la sento”. Luigi chiude gli occhi. Era riuscito a dire “no”. “C’è gente che ne è uscita devastata. Il don si era creato un gruppo di fedelissimi, gli oblati. Stava sempre con loro”. È Arturo a riferire altri dettagli: “Mi ricordo la confessione. Spesso ci portava in campagna, voleva che ci confessassimo così, da soli con lui nei prati. E dopo… ci chiedeva di abbandonarci, di lasciarci andare”. Arturo improvvisamente si chiude: “Nessuno deve sapere. Non ce la farei”. È la stessa risposta che arriva da altri ragazzi di allora. “Non si può capire… Non avevo detto niente ai miei genitori. Poi sono riuscito a sposarmi, ma ho il terrore che mia moglie e i miei figli lo sappiano”.

Raggiungiamo don X al telefono.

  • No, non c’è mai stata nessuna inchiesta sul mio conto.
  • Ce lo ha confermato un vescovo.
  • Io non ne son niente.
  • E i ragazzi che affermano di aver subito da lei approcci sessuali?
  • Non… non credo che possano dire una cosa simile.
  • Scusi padre, “sì” o “no”?
  • Giuro che non ho mai desiderato una cosa simile.
  • E i minori?
  • Questo assolutamente no, il solo pensiero mi fa orrore. Vi prego, abbiate cura per le persone: per me, ma anche per quei ragazzi che mi accusano… provo dolore per loro.

Eppure la bugna, come dicono qui, è scoppiata diverse volte. Siamo all’inizio degli anni ’90. In paese se ne parla, frasi smozzicate, allusioni. Don X, non si sa il motivo, viene trasferito in una parrocchia vicina, un paese sui primi crinali. Una manciata di case, nemmeno duecento abitanti, quasi tutti contadini. Ma il patto di affetto, di fedeltà tra don X e i suoi ragazzi non cede. Finché, intorno al 1996, nel gruppo arrivano due nuovi educatori che presentano una denuncia alle gerarchie ecclesiastiche. E la Curia si muove. Vengono sentiti i ragazzi che frequentano la parrocchia: “Fui convocato anch’io – racconta Luigi – ci fu un’indagine condotta da Tanasini. Io fui ascoltato da Guido Marini”.

È qui che si incrociano tre figure di primo piano della Curia, non soltanto genovese. Tanasini, che proprio in quel periodo viene nominato vescovo, è da sempre molto apprezzato a San Lorenzo, il duomo di Genova. Gli furono affiancati due giovani sacerdoti dal brillante avvenire. C’era Nicolò Anselmi, un sacerdote noto tra i ragazzi genovesi: prima l’impegno con gli scout, poi l’insegnamento di religione nei licei più in vista della città, quindi la Pastorale Giovanile. Anselmi, a 54 anni, nel 2015, diventa vescovo ausiliario di Bagnasco. Con lui c’era anche Guido Marini – nato nel 1965 e ordinato nel 1989 – che, già dagli esordi, come segretario del cardinale Giovanni Canestri, era parso destinato a fare strada. “Un uomo alto, sottile. Sempre gentile, umano. Certo un conservatore, molto attento alla liturgia”, senti dire tra le navate di San Lorenzo, la cattedrale che Marini frequenta da molti anni come cerimoniere dei cardinali Dionigi Tettamanzi e Tarcisio Bertone. È all’epoca di Benedetto XVI che Marini approda in Vaticano. Oggi è il cerimoniere di Bergoglio, accanto al quale spesso lo vedete mentre celebrano messa. “Non è un uomo di Francesco, ma il papa se lo è trovato lì”, raccontano in Vaticano.

Tanasini, Anselmi e Marini condussero l’inchiesta. E furono incontri dolorosi. Frasi smozzicate. Alla fine don X con molta discrezione venne trasferito in una parrocchia più importante, proprio quella di Albaro dove si ritrovano gruppi di giovani e scout. Don X divenne il sacerdote della Genova che conta. Interpellato dalle tv, quando in città arriva in visita il Papa.

Sulle cronache finisce soltanto nel luglio 2008, quando Repubblica titola: “Genova, senzatetto in parrocchia. Il prete lo vuole cacciare”. Già, perché sotto i portici davanti alla chiesa in quegli anni capitava di trovare un clochard con quattro cani. E la line di don X e dei suoi fedeli divide la città e la diocesi. “Nessuno di noi è mai riuscito a convincerlo a vivere in una casa, perché diceva che non voleva lasciare in cani”. Ma subito era arrivata la stilettata della Comunità di San Benedetto, allora guidata da don Andrea Gallo: “Evidentemente ad Albaro è più importante il decoro”.

Una storia piccola, forse, che però dipinge le due anime della chiesa di Genova. Da sempre divisa tra le gerarchie e i preti di strada, chiesa bianca e rossa. Qui sono stati cardinali Giuseppe Siri, più volte entrato in Conclave come papa, uscito sempre cardinale. Poi, in tempi più recenti, Tarcisio Bertone, che diventò segretario di Stato, e infine Angelo Bagnasco, per anni presidente della Cei. Ma sotto la Lanterna sono nate anche figure di preti contestatori come Gallo e, oggi, Paolo Farinella.

Ad Albaro nessuno era a conoscenza delle vicende che avevano accompagnato il trasferimento burrascoso di don X. “Molestie? Di che cosa sta parlando?”, sgrana gli occhi Matilde che sta portando il figlio adolescente all’incontro con gli amici. “Non ne so niente”, ammette uno dei responsabili degli scout di Genova Levante. Nessuna voce, almeno pubblica, sul comportamento di don X con i ragazzi della parrocchia. Qualcosa, però, è successo negli ultimi mesi. Così sarebbe stata avviata una nuova commissione d’inchiesta. Lo confermano alcuni dei ragazzi che già negli anni ’90 erano sfilati dolorosamente in Curia: “Ci hanno chiamato di nuovo cin sentiamo presi in giro”, sussurra un ex ragazzo di don X. Stavolta presenterete una denuncia alla autorità giudiziaria? “No, perché la questione è stata affrontata nelle sedi appropriate”. E quali? “La Chiesa. Hanno subito trasferito il sacerdote in un’altra regione”.

Nessuna denuncia è stata presentata alle autorità di polizia o alla Procura. Don X non è mai stato condannato, né indagato. Per la giustizia italiana non esiste.

Ferruccio Sansa IL FATTO QUOTIDIANO del 1-12-19

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