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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Ozon: «La Chiesa voleva fermare il mio film sulla pedofilia»

Ozon: «La Chiesa voleva fermare il mio film sulla pedofilia»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Ottobre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il regista francese racconta a Il Sole 24 Ore il film «Grazie a Dio», Orso d’argento a Berlino, ispirato a una storia vera, sugli abusi di un sacerdote di Lione sui ragazzi della sua parrocchia

di Cristina Battocletti

Grazie a Dio è l’ultimo film di François Ozon, che ha vinto l’Orso d’argento alla scorsa edizione del festival del cinema di Berlino, nei cinema da giovedì, distribuito da Academy Two. La pellicola, che ha fatto un milione di spettatori in Francia, è tratta da una storia vera , accaduta nella diocesi di Lione, in cui decine di bambini, ormai diventati adulti, fanno i conti con l’abuso sessuale subito dal parroco Bernard Preynat (nel film interpretato dal Bernard Verley). Nonostante i molti anni passati, gli ex ragazzi, vittime di pedofilia, nell’accorgersi che il parroco è ancora a contatto con i bambini, decidono di interpellare il responsabile della diocesi, il Cardinale Barbarin (François Marthouret) perché lo scempio non si ripeta.

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Scritto dallo stesso regista francese, il film ha inizio dalla storia di Alexandre Guérin (Melvil Poudad), un uomo che, nonstante abbia una bella e numerosa famiglia, non riesce a dimenticare ancora le ferite di quelle”attenzioni”. Quando si imbatte in un muro di gomma da parte della Chiesa che tenta di insabbiare la vicenda, decide di denunciare padre Preynat, supportato da altre due vittime, François Debord (Denis Ménochet) ed Emmanuel Thomassin (Swann Arlaud).

Il Sole 24 Ore lo ha incontrato a Milano, Fraçois Ozon.

È vero che avete girato il film in segreto per paura delle interferenze della Chiesa cattolica?

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Sì, abbiamo utilizzato un titolo diverso durante le riprese, perché se avessi usato quello con cui ora il film esce nelle sale, Grazie a Dio, avrebbero tutti collegato la trama al cardinale Barbarin, che pronunciò quella frase, riferita alla prescrizione della pena, facendo un enorme scalpore in Francia. Il titolo utilizzato era Alexandre e fingevamo fosse la storia di tre amici sulla quarantina che si ritrovavano. Questo ci ha permesso di girare in luoghi che altrimenti non sarebbero stati autorizzati.

Poi però quando è stato pubblicato il trailer e si è capito quale fosse effettivamente il soggetto del film, immediatamente gli avvocati delle gerarchie ecclesiastiche si sono mossi cercando di impedirne l’uscita, in particolare quelli del sacerdote, di Preynat, chiedendo che venisse rimandata dopo il processo. Il problema è che il processo a tutt’oggi non è stato fatto e chissà mai se mai si farà. Il tentativo evidente era quello di impedire che il film uscisse. I giudici hanno dovuto mettere sul piatto della bilancia la libertà creativa e di espressione di un artista, e dall’altra la presunzione di innocenza dell’imputato. Hanno deliberato a favore della libertà creativa, determinando appunto che il film fosse di pubblica utilità, anche perché Preynat non ha mai negato di aver effettivamente abusato di questi bambini. Tutto questo ci ha procurato molta pubblicità e il film ha fatto un milione di spettatori in Francia.

Io forse sono stato un po’naif perché la mia scelta è stata quella di mantenere i veri nomi dei rappresentanti della Chiesa esattamente come sono ed è per questo che sono stato attaccato; ma del resto non c’è alcuna rivelazione, alcuno scoop rispetto alle azioni che ha fatto la diocesi di Lione e la Chiesa tutta in merito a questa vicenda. Tutto quello che viene detto nel film da parte loro era già uscito e pubblicato sugli organi di stampa. Gli elementi nuovi che introduce il film riguardano le vittime stesse, il loro privato, i loro rapporti familiari e personalmente mi sarebbe sembrato ipocrita cambiare i nomi del cardinale, del sacerdote. Questo dimostra quanto il cinema faccia paura.

Che reazioni ha avuto dalla gente comune che si considera cattolica?

Penso che il successo del film sia dovuto ai cattolici che sono venuti a vedere il film in massa a Lione. È evidente che nessun cattolico può dichiararsi a favore della pedofilia. Alcuni cattolici hanno fatto delle dichiarazioni a favore di Barbarin, dicendo che ha agito bene, nelle sue facoltà. Ovviamente tutti i cattolici sono contro Preynat, ma ce ne sono alcuni a favore del cardinale.

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La gerarchia ecclesiastica era molto inquieta e preoccupata per il film. Una volta che l’ha visto si è rilassata perché ha trovato che fosse un film molto equilibrato e ha avuto la conferma che non è contro il dogma della religione cattolica, ma contro quella parte di istituzione cattolica teatro di queste vicende. Ora la Chiesa cattolica utilizza il mio film per la formazione dei giovani sacerdoti.

https://www.ilsole24ore.com/art/ozon-la-chiesa-voleva-fermare-mio-film-pedofilia-ACathBs

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