Parroco abusa del ragazzino dopo pranzo, sconto in Appello

MONSELICE È stata parzialmente confermata anche in Appello la condanna al prete di Monselice, don Nicola De Rossi, per violenza sessuale nei confronti di un minore. Il religioso, in primo grado era stato condannato a due anni e otto mesi. I giudici lagunari gli hanno ridotto la pena a due anni e un mese, perchè ha spiegato alla corte di fare volontariato e perchè ha già risarcito la famiglia del bambino con 15 mila euro. Quel pomeriggio del luglio del 2016, il ragazzino di 15 anni è andato a pranzo con il suo parroco. Aveva avvisato papà e mamma, e loro gli hanno dato il consenso perchè di quel prete si fidavano. Ma dopo avere mangiato la situazione è degenerata.
Il religioso ha invitato il quindicenne nella sua camera da letto. Lo ha fatto sdraiare sul letto, lo ha toccato nelle parti intime e si è strusciato su di lui. Il ragazzino, disperato e in lacrime, è corso a casa e ha raccontato tutto ai genitori. Papà e mamma non hanno perso tempo e si sono recati alla stazione dei carabinieri di Monselice per presentare la denuncia. Così sono scattate le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Piccione, e il sacerdote è stato intercettato al telefono in più momenti. La telefonata che ha incastrato il don è quella effettuata con un amico: «…Come ho fatto a ridurmi così, mi faccio schifo…» aveva confidato il prete al conoscente. E poi c’è quella telefonata tra il don padovano e la psicoterapeuta. La donna lo ha consolato dicendogli: «…Se è stato un gioco allora prosegui su questa strada…». E poi ancora all’amico sacerdote «…Tra noi non è un rapporto alla pari, ma alla dispari…». Il prete era già stato sospeso su ordine del vescovo da ogni incarico pastorale. Don Nicola De Rossi, 42 anni, era stato ordinato nel 2002 ed era stato assegnato al Duomo di Asiago in provincia di Vicenza. A luglio del 2016 era stato indicato come parroco moderatore della comunità di Caselle de’ Ruffi, Sant’Aneglo di Maria di Sala e Murelle nella provincia di Venezia. L’obiettivo era quello di costituire un’unica unità pastorale con Villanova. Ma a settembre sempre del 2016, quando la storia era emersa, la sua nomina è stata subito sospesa. L’ex parroco aveva passato altri guai, perchè gli inquirenti nel computer gli trovarono e sequestrarono del materiale pedopornografico.

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