La magistratura argentina sarà la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, travolto da da oltre dieci anni da uno dei più gravi scandali nella Chiesa cattolica, denunciato per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito
DI ANDREA TORNAGO
Si è aperto in Argentina, a Mendoza, il primo processo nei confronti dei religiosi dell’Istituto Provolo per l’educazione dei sordomuti – con sede a Verona ma presente in vari paesi nel mondo – travolto da ormai più di dieci anni da uno dei più gravi scandali internazionali di pedofilia nella Chiesa cattolica, denunciato nel 2009 per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito. Il dibattimento verrà tradotto integralmente e in simultanea nella lingua dei segni. Davanti al giudice Carlos Díaz, in un processo celebrato a porte chiuse per via della crudezza delle testimonianze e della minore età delle vittime, i tre imputati si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno chiesto che i minori tornino in aula per testimoniare sui fatti contestati, istanza rigettata per evitare di rinnovare inutilmente la sofferenza alle vittime: verranno utilizzate le testimonianze acquisite nel corso delle audizioni protette. Il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, l’argentino Horacio Corbacho, 59, e l’impiegato Armando Gómez, 57, sono accusati di abusi sessuali aggravati nei confronti di minori, avvenuti tra il 2005 e il 2015. L’inchiesta di Mendoza però è più ampia e riguarda in totale 14 indagati, tra cui una suora e undici civili, e ha già portato a una condanna a dieci anni con rito abbreviato per il religioso Jorge Luis Bordón, accusato in parte degli stessi fatti oggetto del processo di Mendoza.
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