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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Aprile 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

FRANCESCO PELOSO

La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano.

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In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in carica venga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVI ha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae,dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

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PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo e abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guidaper la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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