“Perché hai denunciato trent’anni dopo?”

SAVONA – Venerdì 15 marzo 2019, presso la Libreria Ubik, si è svolto un incontro con il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, dal titolo “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Erano presenti anche Rosanna Lavagna e Francesca Marzadori.

Diversi i temi trattati: dal recente report dell’Onu di Raccomandazioni all’Italia, al summit in Vaticano appena concluso; dalle “case” per ospitare i sacerdoti che hanno commesso reati in alternativa al carcere, alla esclusione della presentazione del certificato anti-pedofilia per tutto il volontariato; dalla “nascita” di Rete L’ABUSO, ai suoi obiettivi attuali; dall’impostazione dei processi canonici, alla maturazione del trauma…

Francesco Zanardi ha parlato a ruota libera catturando l’attenzione del pubblico che, numeroso, ha riempito la sala a disposizione e ha interagito con domande e osservazioni.

Tanti gli spunti da approfondire, impossibile in una serata. Sono stati ripresi anche diversi contenuti del libro “Giustizia divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli, edizioni ChiareLettere.

Una delle domande che vengono spesso rivolte alle vittime, e che mettono in dubbio la loro credibilità, è rappresentata dal tempo che intercorre tra gli abusi e la denuncia. Chi non ha subito un trauma fa fatica a comprendere quanto sia complicato “gestire” un trauma psicologico. Ci sono situazioni in cui passa molto tempo prima che la vittima riesca anche solo a dire a se stessa di essere stata una vittima… non è facile affrontare emotivamente un macigno così pesante, è un percorso.

Avere la possibilità di essere aiutati, in particolare da uno specialista, favorisce la maturazione del trauma, permette di affrontare i sensi di colpa, le mille domande che ogni bambino si pone dopo anni ma che, quando era piccolo, non era in grado nemmeno di percepire. Tutte le vittime riescono a dire che “capivano che qualcosa non andava bene”, ma non erano consapevoli della gravità di una atto così devastante per la loro personalità.

Rete L’ABUSO offre assistenza legale gratuita grazie alla presenza di 21 studi legali su tutto il territorio nazionale che, in virtù del gratuito patrocinio, assistono coloro che affrontano la denuncia e quindi il processo in tribunale, sia penale che civile. Non è per ora possibile offrire assistenza psicologica, esclusivamente per mancanza di fondi, e perché non si è ancora aperto un canale di volontariato con gli specialisti psicologi/psichiatri.

Rete L’ABUSO ha visto però nascere, negli ultimi anni, un gruppo di “Mamme della Rete” che funge, attraverso telefonate, chat di WhatsApp, o talvolta di persona, da auto-aiuto e ci si sostiene a vicenda nei momenti difficili, oppure si condividono esperienze e notizie.

Anche le vittime cominciano a conoscersi di persona, a condividere le proprie vicende, le proprie fatiche e anche la propria rabbia… si creano dei legami profondi che nascono dal sapere di sentirsi realmente compresi da chi ha vissuto lo stesso dramma… questo è forse l’aspetto più importante della Rete L’ABUSO. Se tra i lettori di questo scritto vi fosse qualcuno che si riconosce in questi due aspetti e vuole provare ad uscire dalla solitudine, è bene accetto! Può contattare la Rete, senza timore.

Al termine dell’incontro è stato possibile, per chi lo desiderava, contribuire a sostenere Rete L’ABUSO attraverso il Tesseramento annuale.

L’incontro è stato integralmente registrato e può essere ascoltato al seguente link: Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia

Lo Staff della Rete L’ABUSO

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