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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Marzo 2019
in World
Reading Time: 3 mins read
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Di Julián Maradeo

“Verrai a sapere cose brutte, e molte sono verità”, lo avvertì Robert Frainer, ex superiore mondiale dell’Istituto Provolo, a Gustavo Ariel Chamorro, in quel momento direttore della sede di la plata. Aveva ragione.

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Da che istallarono pubblicamente gli abusi ai quali preti, suore e laici  sottomettevano i bimbi sordi in Luján de Cuyo, Mendoza, e La Plata, si seppe che molti dei sacerdoti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che sceglievano quei bambini i cui genitori non erano sordi per far sì che non potessero raccontare quello che soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka prima li picchiava per vedere quali resistevano e quali potevano ribellarsi; che Nicola Corradi era accusato di vendere lotterie per tenersi il denaro; che il Papa sapeva come minimo dall’ottobre del 2015, ossia un anno prima delle prime denunce nella provincia di cuyo; che una magistratura di mendoza aveva fatto caso omesso ad una denuncia nel 2008, tra le altre tante rivelazioni, tuttavia, se si presta attenzione e si incrociano le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province, continua a complicarsi la trama.

Da circa due anni, quando ero nel pieno processo di indagine per “La Trama degli abusi e delitti sessuali nella chiesa Cattolica”, ho avuto accesso al fascicolo che sviluppava l’allora magistrato platense Fernando Cartasegna. in uno dei fogli appariva un riferimento alla colonia di vacanza che il provolo ha in Valeria del Mar, partito di Pinamar. Situata in Pedro de Mendoza N°2287, questa casa oggi, a causa dello scandalo internazionale è chiusa ed in stato di abbandono.

Nel caso di La Plata, colui che parlò di questo fu il menzionato Chamorro, il quale, nella sua testimonianza, focalizzò che il prete italiano Corradi- oggi in carcerazione preventiva in Mendoza- portava i bambini, negando la possibilità che fossero accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. quEsto focus è apparso anche in  Mendoza, dove una delle madri raccontò che, durante un viaggio a questa delegazione costiera, nel 2015, una delle alunne riportò che vide come una delle docenti portava un bimbo a Horacio Corbacho, oggi detenuto e processato per corruzione aggravata di minori.

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Ma il racconto più duro lo raccolse, recentemente, l’attuale magistrato della causa in La Plata, Cecilia Corfield. Fu quando prese la testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, il quale è stato nel Provolo tra il 1989 ed il 1993. nella sede della capitale buenos aires, fu legato per ore ad una rotaia che c’era nel sottosuolo della cucina e, alcune volte, lo tennero anche chiuso nella gabbia per i conigli. Un’estate fu trasferito alla casa del Provolo in Valeria del Mar, dove lo obbligavano a fare le pulizie nella stessa e lo legavano ad un albero per castigarlo. Un dato in apparenza aneddotico, ma che può non esserlo: quando lo portavano alla spiaggia, i preti gli proibivano di identificarli come tali.

Se si incrociano le differenti testimonianze, la linea del tempo si estende dall’inizio egli anni novanta fino al 2015. Ossia, un quarto di secolo. La domanda si pone sola: in Pinamar nessuno ha visto, sentito o saputo niente di niente?

Dall’altra parte, un altro focus non sviluppato in nessuna delle cause è quella delle testimonianze che indicarono che Corradi portava bimbi dalla sede che il Provolo ha in Asunción, Paraguay. Attualmente, continua a funzionare ed è a carico del ramo femminile dell’istituto, che si trova sotto il nome di Fortunata Gressner.

Fonti autorizzate hanno segnalato che è imminente una nuova serie di domande d’arresto, una di queste ricadrà su uno dei preti italiani inviati per avere commesso lo stesso delitto in Verona. Si tratta di Eliseo Primati, di 82 anni, che risiede nella casa madre. Quando sia così, la decisione di se l’estradizione è effettiva o no, sarà di Francesco. Il suo caso è un altro esempio della goffa lentezza con la quale si gestisce la giustizia, poiché questo prelato è stato nel paese fino a dicembre del 2017, momenti nei quali la causa era assolutamente paralizzata.

Primati appare nella lista che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Corfield. In essa, c’è anche Giovanni Granuzzo. Anche se molti lo davano per morto, si trova vivo ed in Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei loro aggressori sessuali, si trovava insieme a Corradi e luigi Spinelli, tra gli altri, nel file che il sopravvissuto italiano Giuseppe Consiglio gli consegnò il 28 di ottobre del 2015, nell’aula Paolo VI, a Francesco, per informarlo dove stava ciascuno degli accusati. tuttavia, il Vaticano non fece niente fino a che si convertì in uno scandalo mondiale.

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https://www.infobae.com/sociedad/2019/03/20/caso-provolo-pedirian-la-detencion-de-otros-sacerdotes-acusados-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR2a5dFjRKhjU7Irkfm6NH-feZKivvjIsOolYckYKhsXiEd-MfQVff4lXBc

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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