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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Febbraio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Il pontefice vuole anche una «task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori»

Un Motu Proprio di Papa Francesco sulla «protezione dei minori e delle persone vulnerabili, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Ad annunciarlo è padre Federico Lombardi, già direttore della sala stampa Vaticana e moderatore del Summit sulla protezione dei minori iniziato mercoledì scorso e che si è concluso oggi, domenica 24 febbraio. Il Motu Proprio è un documento di iniziativa del Papa – il pontefice ne ha già emanati, su diversi temi – non proposto da alcun organismo della Curia Romana.

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Il documento, dice Lombardi, «accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano». E conferma la «pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, di un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre il Papa «ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori».

Una risposta alle critiche piovute sul summit in quest’ultima giornata, soprattutto da parte di alcune vittime e associazioni che continuano a chiedere al Papa non parole, ma denunce e la rimozione dei «vescovi insabbiatori». «Andate in pace, la Chiesa è finita», scrive oggi Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso e fondatore di Eca Global – Ending Clergy Abuse-Global Justice Project. Zanardi è stato ripetutamente abusato sessualmente da bambino da parte di un sacerdote. Papa Francesco, scrive Zanardi, è «un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier». Francesco, continua Zanardi, «chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici», è l’accusa senza appello per la chiusura di un summit «con un buco nell’acqua».

Nel suo discorso conclusivo, Papa Francesco parla stamane della «gravità della piaga degli abusi sessuali su minori» come «fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società». Con un dato che emerge dalle statistiche, fotografia di un fenomeno sommerso per la difficoltà a denunciare: «chi commette gli abusi sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». E però il mea culpa arriva: «La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica», dice Papa Francesco.

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E, nell’Angelus di oggi, alza poi il tiro: «Abbiamo ascoltato la voce delle vittime, abbiamo pregato e chiesto perdono a Dio e alle persone offese, abbiamo preso coscienza delle nostre responsabilità, del nostro dovere di fare giustizia nella verità, di rifiutare radicalmente ogni forma di abuso di potere, di coscienza e sessuale». Vogliamo, dice Francesco, «che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù».

Ad alzare il livello del dibattito, in questi giorni, è stata ieri Valentina Alazraki, giornalista decana dei vaticanisti, vera e propria star della tv messicana Televisa. «Se non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici. E voi sapete che questi abusi sono stati coperti in maniera sistematica. È l’unico cammino possibile se volete che vi si creda quando dite che nel futuro gli occultamenti non saranno tollerati».

Nel suo intervento come relatrice al vertice rompe un tabù, nominando Marcial Maciel Degollado, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, davanti ai 190 capi della Chiesa. È il nome di quello che definisce il più grande scandalo della Chiesa: Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008, secondo le tantissime testimonianze negli anni ha abusato di giovani seminaristi, è stato autore di violenze su bambini e donne, è stato implicato in attività criminali, Ha avuto dei figli: avrebbe abusato anche di loro. Le denunce, nei suoi confronti, risalgono al 1956.

La relazione di Valentina Alazraki. YouTube/Vatican News

«Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine», dice Valentina Alazraki nel suo intervento di ieri. «Al di là del giudizio morale sui crimini commessi da quell’uomo, che per alcuni è stato una mente malata e per altri un genio del male, vi assicuro che alla base di quello scandalo, che tanto male ha fatto a migliaia di persone, fino a macchiare la memoria di chi ora è santo (Giovanni Paolo II, ndr), c’è stata una comunicazione malata».

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La relazione del cardinale Reinhard Marx. YouTube/Vatican News

L’altro intervento che ha fatto molto discutere è stato quello del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e capo della Chiesa tedesca, che per la prima volta denuncia pubblicamente l’amministrazione centrale della Santa Sede accusandola di avere distrutto dossier su preti pedofili. «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati», dice Marx nella sua relazione. «Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». Marx è una personalità di peso all’interno della Chiesa: fa parte del C9, il consiglio che aiuta il pontefice nella riforma della curia, ed è conoscitore delle procedure e dei procedimenti, anche per la questione abusi. Quelli, dice nel suo intervento di ieri, stabiliti per perseguire questi reati e che «sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati». Con il risultato di calpestare i diritti delle vittime e «lasciarli all’arbitrio di singoli individui». Sono «tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.