Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

Indossando uno striscione insieme agli attivisti della Rete L’Abuso, guidati da Francesco Zanardi, Arturo Borrelli, 44enne di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, è sceso in piazza a Roma questa mattina insieme ad altre vittime di preti pedofili giunte da tutto il mondo. Un martirio che la maggior parte di chi ha denunciato, in ogni Paese, si porta dietro dall’infanzia, quella che è stata loro negata da uomini di Chiesa, di cui spesso si fidavano. Tra questi c’è Arturo, abusato dal suo insegnante di religione quando aveva appena 13 anni. Ecco perché questa mattina in piazza del Popolo, Borrelli ha urlato in difesa dei propri diritti negati e di quelli di altre vittime: «Voglio sapere anzitutto che fine ha fatto la mia denuncia contro il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della Curia di Napoli? Perché ancora non ho ottenuto giustizia, dopo dieci anni, da quando ho scoperto ciò che avevo subito? Salvare altri bambini è diventata la mia missione di vita».

Agghiaccianti i ricordi di quei momenti vissuti da bambino: «Mi fidavo di quel prete, perché era un uomo di Chiesa», dice Arturo. «Tutto cominciò un pomeriggio, quando don Silverio (Mura, ndr) mi invitò a casa sua e lì mi violentò». Un incubo durato tre anni. Oggi, dalla prima denuncia nel 2009, quando cioè ha scoperto gli abusi subiti da ragazzino, Borrelli invoca giustizia per sé e per i tanti minori vittime di quel prete orco. Il suo calvario iniziò nel novembre 2009. «Lavoravo come guardia giurata – ricorda – un giorno sono svenuto mentre ero in servizio a causa di dolori lancinanti all’addome. Mi portarono al pronto soccorso e mi dissero che era dovuto a uno stato d’ansia. Ma la realtà era diversa. Mi sentii morire quando ricordai ciò che quel prete mi aveva fatto e mi confidai con mia madre e mia moglie». «Avevo preso consapevolezza – prosegue – grazie allo psicoterapeuta che iniziò a seguirmi, Alfonso Rossi. Fu lui che mi spinse a denunciare, facendomi capire che la colpa non era mia, che all’epoca ero solo un minore». Ma l’inferno di Arturo non era finito. Tutti i suoi problemi da adulto provenivano dalla sua infanzia: le fobie, il senso di insicurezza, i continui spasmi addominali. Una vita tormentata, fatta di richieste di incontri alla Curia di Napoli e ai massimi vertici della Chiesa, fino ad una e-mail di rabbia al cardinale Crescenzio Sepe, in cui Arturo minaccia di suicidarsi con la pistola di ordinanza: «Era il 2015 – racconta Borrelli – la risposta a quella e-mail furono i poliziotti a casa, che mi tolsero il porto d’armi. Poi persi il lavoro». Da allora il 44enne vive in un incubo, da cui non riesce a uscire. Tante le denunce sulla stampa italiana e estera, tanti gli scioperi della fame e i sit-in davanti al Duomo di Napoli e al Vaticano. Nella capitale nelle scorse settimane Arturo si è addirittura incatenato in piazza San Pietro per farsi ascoltare da Papa Francesco, che pure aveva già incontrato: «Ci siamo visti a giugno 2018, quando mi ha incitato a continuare la mia battaglia per salvare altri bambini, ma ora voglio che chi ha sbagliato insabbiando il mio caso paghi per le sue responsabilità. Ecco perché oggi sarò in piazza del Popolo, a manifestare contro la pedofilia nella Chiesa, il giorno prima della conclusione del summit mondiale voluto dal Pontefice su questo tema». A seguire il caso di Borrelli, in sede civile, è Carlo Grezio, che è il legale anche di altre dieci presunte vittime di don Silverio Mura. «Attualmente contro il sacerdote è in corso il processo al Tribunale ecclesiastico di Milano – spiega – dove è stato spostato per avere la massima garanzia di imparzialità su luoghi e persone dove sono avvenuti i fatti. Aspettiamo con ansia la sentenza, ma una volta condannato l’imputato, ci auguriamo l’applicazione della lettera apostolica del Papa “Motu Proprio”, che prevede la rimozione dei vescovi negligenti sugli abusi ai minori come, secondo la nostra tesi, ha fatto il cardinale Sepe».

di Giuliana Covella

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