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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » [L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

[L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Febbraio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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“Il maltrattamento delle donne è un problema che esiste anche nella Chiesa, anche oggi”, dice il papa che intende invitare tutte le parti interessate a fare di più di quanto fatto finora. Continuità con la determinazione di Ratzinger.

di Carlo Di Cicco, vaticanista

Alla vigilia dell’incontro mondiale dei presidenti delle conferenze episcopali per decidere con il papa una linea comune per fronteggiare lo scandalo dei preti pedofili esploso ormai in maniera quasi ingovernabile sulla stampa di ogni continente, prende piede l’attenzione mediatica a altro problema grave attinente la sessualità: gli abusi del clero nei confronti di suore. E all’orizzonte spunta un terzo problema che crea imbarazzo e preoccupazione nella Chiesa: un riconoscimento dei figli nati da relazioni segrete, stabili oppure occasionali di sacerdoti con donne verso cui molte volte è mancato il sostegno di paternità responsabile che si facesse carico dei figli e delle madri.

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La risposta del Papa

Ma a tener banco ora è ancora la pedofilia proprio in vista dell’incontro internazionale in Vaticano convocato da Francesco per il 21-24 febbraio. E tuttavia è stata la risposta del papa  sulla domanda degli abusi verso le suore, rilasciata ai giornalisti sull’aereo di ritorno dagli Emirati Arabi Riuniti che ha destato sorpresa. Sia perché gli abusi non sono negati, sia perché si apprende che la questione è allo studio già dal tempo del pontificato di Benedetto. Si tratta infatti di un tema delicato come lo sono nella chiesa le cose che hanno a che fare con la sessualità. Questo tema degli abusi sessuali verso le suore è ancor più complicato poiché una efficace soluzione richiede una previa comprensione di vari aspetti da tenere insieme e armonizzare: la condizione minorile della donna nella chiesa analoga alla condizione delle donne nella società in genere; la natura della vita consacrata e i percorsi formativi non sempre adeguati al livello richiesto da una scelta di vita per gli altri fatta liberamente e che comporta anche fedeltà al voto di castità; un certo maschilismo del clero non diverso nella sostanza dal maschilismo in generale; la capacità di gestione e di guida di miriadi di piccole congregazioni di suore operanti solo sul piano locale delle diocesi. Si diceva una volta scherzando che non solo un papa, ma neppure lo Spirito Santo conosce quanti ordini e congregazioni di suore ci siano nella Chiesa. E neppure si conoscono quanti siano i preti e i vescovi che hanno nel cuore il sogno di fondare congregazioni di suore.

Le critiche

Francesco è stato criticato da taluni ecclesiastici ma anche da suore per la sua dichiarazione ritenuta imprudente. Ma si sa che non di rado nella Chiesa è normale tacciare di imprudente il dire la verità, dimenticando il consiglio del Vangelo: la verità vi farà liberi. Anche quella scomoda. In questo caso mettere mano agli abusi verso le suore porterà senza dubbio a una purificazione della testimonianza in generale del vangelo poiché ciascuno dovrà guardarsi dentro per misurare la coerenza. Senza fermarsi a vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino.

A ben guardare Francesco più che imprudente è apparso prudente e realista. Ci sono casi di abusi nei confronti delle suore da parte di preti e anche vescovi – sembra dire – ma sono deciso a esaminare la questione per andare sino in fondo, anche sulla scorta dell’esperienza maturata di fronte alla pedofilia dei preti. In altre parole: non nego l’esistenza del problema ma l’importante è trovare giuste e durature soluzioni. Il discernimento è richiesto a chiunque si occupi di una materia così incandescente.

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La dichiarazione

La sua dichiarazione lascia intendere che si tratta di un tema noto come lo era la pedofilia, ma che finora non è stato studiato e messo a fuoco su basi credibili e documentate. Dai sussurri e grida occorre passare alla fase concreta per una soluzione appropriata a un fenomeno che è presente ma non in forma tale da generalizzare la condizione delle suore nella chiesa. Per quanto esteso rispetto al numero totale di suore il fenomeno è destinato a diminuire con la crescita di coscienza delle donne consacrate. Tuttavia sebbene  minoritario il fenomeno di questi abusi  sulle suore rappresenta una violenza e uno scandalo intollerabili per la vita consacrata.

Ma domanda resta se la Santa Sede possa fare qualcosa per affrontare anche questo problema con un documento o delle linee guida, così da governare un fenomeno che – come la pedofilia – è sintomo di una degenerazione della natura umana specialmente maschile. Pedofilia, abusi e violenze verso le donne accompagnano la storia millenaria dell’umanità.  E ciò indica l’illusione che basti affrontarlo solo settorialmente. Insieme a una questione di prevenzione e gestione si richiede un cambio di passo nel percorso educativo e formativo della gente.

Il “problema”

“È vero, è un problema – ammette tranquillamente Francesco – . Il maltrattamento delle donne è un problema. Io oserei dire che l’umanità ancora non ha maturato: la donna è considerata di ‘seconda classe’. Cominciamo da qui: è un problema culturale. Poi si arriva fino ai femminicidi. Ci sono dei Paesi in cui il maltrattamento delle donne arriva al femminicidio. È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo. In alcune civilizzazioni in modo più forte che in altre. Ci sono stati sacerdoti e anche vescovi che hanno fatto quello. E io credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così. E da tempo stiamo lavorando in questo. Abbiamo sospeso qualche chierico, mandato via, e anche – non so se è finito il processo – sciogliere qualche congregazione religiosa femminile che era molto legata a questo fenomeno, una corruzione. Si deve fare qualcosa di più? Sì. Abbiamo la volontà? Sì. Ma è un cammino che viene da lontano. Papa Benedetto ha avuto il coraggio di sciogliere una congregazione femminile che aveva un certo livello, perché c’era entrata questa schiavitù, anche persino sessuale, da parte dei chierici o da parte del fondatore. A volte il fondatore toglie la libertà alle suore, può arrivare a questo. Vorrei sottolineare che Benedetto XVI ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema. C’è un aneddoto: lui aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare. Alla fine il Papa, con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito. Non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo. Il folklore lo fa vedere come debole, ma di debole non ha niente. È un uomo buono, un pezzo di pane è più cattivo di lui, ma è un uomo forte. Su questo problema: preghi che possiamo andare avanti, io voglio andare avanti. Ci sono dei casi. Stiamo lavorando”.

Sicuramente un incremento a far fronte al problema degli abusi nei confronti delle suore avverrà dopo che saranno definite linee e prassi comuni nelle diocesi del mondo sulla pedofilia che si stima sia un problema di gran lunga più esteso.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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