In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

E in molti casi non ha nemmeno indagato né riferito le accuse alle autorità

In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abuso sessuale su minori, ha detto la procuratrice generale dello stato, Lisa Madigan. Nel rapporto preliminare pubblicato in questi giorni dell’ufficio del procuratore generale dell’Illinois si legge che i vescovi delle sei diocesi in cui è diviso lo stato sono stati incapaci di investigare all’interno delle loro congregazioni e che «non risolveranno la crisi degli abusi sessuali del clero da sole». I preti accusati di abusi in Illinois sono circa 690, ma finora solo 185 nomi sono stati resi pubblici. I vescovi hanno detto di non aver riscontrato prove credibili e sufficienti per ritenere colpevoli gli altri 500.

Il rapporto è l’ultimo di una serie di tentativi per rendere la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti responsabile delle azioni dei suoi sacerdoti. A ottobre è stata aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali commessi in Pennsylvania da 301 preti cattolici nei confronti di oltre mille bambini nel corso di 70 anni e insabbiati dai vescovi. Gli abusi erano stati denunciati da un rapporto della Corte Suprema dello stato lo scorso agosto. A differenza di quello della Corte Suprema della Pennsylvania, però, il rapporto di Madigan non nomina nessuno dei preti accusati, né accusa i vescovi di negligenza: l’obiettivo principale era mostrare il divario enorme tra il numero di testimonianze di abusi riportate dalle vittime che si erano rivolte alla Chiesa e il numero di accuse che la Chiesa ha ritenuto credibili.

Secondo quanto ha scritto il New York Times, tre quarti del clero accusato non sarebbe stato indagato, o nel caso fosse stato indagato, le diocesi non avevano mai convalidato le accuse evitando di riportarle alle autorità. Non sono stati indagati i preti deceduti o riassegnati ad altre diocesi, così come quelli che appartengono ad ordini religiosi – ad esempio i francescani, i maristi o i gesuiti – e che quindi non dipendono direttamente dalle diocesi. Inoltre il rapporto mette in evidenza una prassi comune tra le diocesi le quali non avrebbero ritenuto credibili le accuse quando portate avanti da una sola vittima. Dall’inizio delle indagini del procuratore generale, sono stati resi noti i nomi di altri 45 preti ritenuti colpevoli di aver abusato di minori, molti di questi casi erano noti  alle diocesi da anni.

In una nota pubblicata in risposta al rapporto di Madigan, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha detto di essere profondamente dispiaciuto per il fallimento della Chiesa nell’affrontare «il flagello degli abusi sessuali del clero». Nella nota si legge anche che dalla «natura del rapporto non è facile discernere quanto delle denunce fatte possano essere applicate anche all’arcidiocesi di Chicago»: infatti le diocesi di Chicago e di Joliet – che si trova appena più a sud di quella di Chicago – sono state le uniche due diocesi dell’Illinois ad aver pubblicato le liste dei preti accusati di abusi sessuali prima che il procuratore generale aprisse una sua indagine. Ma «a livello generale tutte le diocesi hanno dei problemi», ha detto il procuratore generale.

Madigan, che appartiene al Partito Democratico e che a gennaio lascerà l’incarico, ha detto di aver stilato il rapporto preliminare per dare «alle vittime degli abusi il senso che le loro accuse sarebbero state perseguite», ma anche come monito per i vescovi in vista del seminario che si terrà a gennaio proprio a Chicago, dove, per volontà di papa Francesco, si incontreranno circa 300 vescovi degli Stati Uniti per pregare e riflettere sul ruolo della Chiesa nello scandalo degli abusi sessuali sui minori. A gennaio Madigan verrà sostituita da un altro procuratore generale Democratico, Kwame Raoul, che ha detto di voler portare avanti l’indagine.

In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

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