Le critiche di O’Malley al Papa riflettono le divisioni Nord-Sud sul tema degli abusi e rischiano di indebolire il Consiglio dei 9 che doveva riformare la Curia
«Si è rotto il C9». In Vaticano, le tensioni sulla pedofilia che hanno portato a una presa di distanza scritta del cardinale di Boston, Patrick O’Malley, dalle parole di Francesco in Cile, vengono analizzate al di là dell’episodio: anche perché il Papa ha cercato di chiudere una vicenda scivolosa chiedendo scusa alle vittime almeno per il termine usato. Invece di mancanza di prove, ha ammesso, «avrei dovuto parlare di evidenza» contro il vescovo di Osorno, Juan Barros, che comunque non ha rimosso. L’aspetto più sorprendente dell’intera vicenda è stata però la decisione di O’Malley di prendere carta e penna e stilare un comunicato per dissociarsi dal pontefice argentino. «È comprensibile», ha scritto, «che le parole del Papa siano fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero».
Diocesi-simbolo
Pesa il fatto che l’arcivescovo sia a capo della diocesi-simbolo dei reati di molestie negli Stati Uniti: quella da dove partì nel 2001 lo scandalo che avrebbe investito prima l’America e poi l’Europa; portato alle dimissioni del cardinale Bernard Law, e a cause miliardarie contro la Chiesa cattolica. In più, O’Malley presiede la commissione istituita da Francesco a tutela dei minori: un organismo in attesa di rinnovo che ha avuto vita tormentata, con le dimissioni dell’inglese Peter Saunders e poi di Maria Collins, due vittime di abusi. Ma questo non rende meno sconcertante quanto è accaduto.
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