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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

“Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Maggio 2017
in World
Reading Time: 3 mins read
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Riesumato il corpo del sacerdote. La vicenda della religiosa è un mistero dal 1970. Netflix lancia un documentario sul caso

BALTIMORA – Il mistero della morte di suor Cathy rimane insoluto da 47 anni. Da quel 3 gennaio del 1970 in cui il corpo della 26enne è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione in un campo a sud di Baltimora. Ora, però, il test del dna effettuato sul corpo di un prete che conosceva la religiosa potrebbe finalmente dare un volto e un nome all’assassino di Catherine Ann Cesnik.

A disporre la riesumazione della salma del sacerdote è stato un team della polizia della Contea di Baltimora che si occupa di “cold case”, di casi irrisolti. Aprire la tomba di padre Joseph Maskell, spiega la polizia alla Cnn, rimaneva un tentativo che non si poteva non compiere per tentare di risolvere uno dei casi più conosciuti e misteriosi di quell’angolo di Stati Uniti.

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A spingere gli inquirenti verso il sepolcro di Maskell, tuttavia, non è stato il semplice scrupolo. Il prete è stato infatti al centro di uno scandalo di abusi sessuali che ha turbato la comunità cattolica di Baltimora per decenni. E suor Cathy, forse, sapeva troppo a riguardo per continuare a vivere. Secondo la legale di diverse presunte vittime del sacerdote, infatti, la religiosa, che insegnava in un istituto cattolico della città del Maryland, era stata la loro confidente: «Non c’è dubbio che le mie clienti abbiano raccontato a sorella Cathy quello che stava succedendo. Non c’è dubbio che lei abbia detto loro che avrebbe fatto qualcosa», ha assicurato Joanne Suder al portale americano.

Padre Maskell avrebbe addirittura usato “l’esecuzione” di suor Cathy per mettere in guardia una delle sue presunte vittime. Condottala nel campo dove aveva abbandonato il cadavere della religiosa avrebbe infatti avvertito la giovane dicendole: «Guarda quello che succede a chi dice cose brutte sugli altri».

Gli abusi perpetrati da padre Maskell sarebbero avvenuti negli anni ‘60 e ‘70, ma le prime presunte vittime si sono fatte avanti solo a partire dagli inizi degli anni ‘90. Nel 1994 gli investigatori di Baltimora avevano preso sul serio le loro accuse e interrogato Maskell, ma non erano riusciti a trovare prove schiaccianti contro di lui. Allontanato dalla Chiesa in quello stesso anno, l’ormai ex sacerdote si era trasferito in Irlanda ed aveva poi fatto ritorno a Baltimora per morirvi nel 2001.

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Suor Catherine Cesnik è scomparsa il 7 novembre del 1969. A quel tempo aveva preso un anno sabbatico dalla Chiesa, insegnava alla Western High School di Baltimora e viveva con una consorella in un appartamento nella città del Maryland. Era uscita di casa per andare in un centro commerciale e non vi aveva mai fatto ritorno. È stata rinvenuta cadavere in un campo il 3 gennaio dell’anno successivo da un padre che era fuori a caccia con il figlio. Ad ucciderla era stato un colpo alla testa.

Nei decenni gli investigatori hanno confrontato il dna trovato sul luogo in cui è stato rinvenuto il suo corpo con quello di molti sospettati. Senza successo. Riesumare il corpo di padre Maskell è stata una necessità risultata subito evidente agli inquirenti che, di recente, hanno preso in mano il “cold case” di suor Cathy. I tempi per ottenere un mandato, tuttavia, hanno permesso di procedere solo il 28 febbraio scorso. La polizia attende ancora i risultati del test.

La storia di suor Cathy sarà oggetto di un documentario che Netflix lancerà negli Stati Uniti il 19 maggio prossimo. “The Keepers” (“I Custodi”) è una serie in sette episodi che scava nel mistero della morte della religiosa e nella presunta sequela di abusi perpetrati da padre Maskell. Il documentario punta inoltre il dito contro una polizia che «ad andar bene ha fatto errori per 45 anni; nella peggiore delle ipotesi, invece, ha insabbiato il tutto».

Interrogati sulla strana concomitanza temporale dell’esumazione di padre Maskell con il lancio della serie, gli inquirenti impegnati nel caso hanno assicurato che le due cose non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra.

La pista della colpevolezza del sacerdote, precisano del resto, è solo una delle ipotesi su cui stanno lavorando. La morte di suor Cathy potrebbe infatti essere collegata agli omicidi, anch’essi irrisolti, di altre tre giovani ritrovate nell’area di Baltimora più o meno nello stesso periodo. Tutte, come la suora, erano scomparse durante delle visite a dei centri commerciali.

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http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1144854/Cold-case-dopo-47-anni-il-dna-di-un-prete-potrebbe-risolvere-l-omicidio-di-suor-Cathy

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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