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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

Top News 2016. Scandali in parrocchia. Indagati e condannati, preti nei guai

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Dicembre 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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I fatti di cronaca, le inchieste, la politica, la caccia a Matteo Messina Denaro. E poi notizie più curiose. Sono le top news del 2016 di Tp24.it. Una carrellata dei fatti più seguiti dai nostri lettori quest’anno e su cui abbiamo dedicato molta attenzione, con approfondimenti e aggiornamenti.

Un anno di inchieste giudiziarie, il 2016, in provincia di Trapani. Alcune di queste scandalose, e che hannon riguardato quelle persone che dovrebbero essere portatrici di valori sani e di misericordia. Tra le inchieste che hanno coinvolto i preti ha suscitato molto scalpore quella su un parroco di Marsala.

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Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, indagato per detenzione di materiale pedopornografico. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare in estate, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Genna nei giorni dello scandalo si è comunque dimostrato tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo aveva rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

Dopo lo scandalo avevamo intervistato padre Genna. “Sto male, mi sento tradito, violentato”, ha detto il prete.
“Sono solo calunnie verso la mia persona! Alla mia età poi? 75 anni! Mi sono occupato di adozioni dalla Tunisia e dal Marocco. I ragazzi di cui parlano oggi nell’inchiesta sono grandi, sono sposati e hanno moglie e figli! Non ho mai fatto nulla. Sono mortificato da queste calunnie. Sono stato pugnalato alle spalle. Quando mi sono visto le forze dell’ordine in parrocchia non sapevo per cosa fossero venuti, li ho fatti entrare e ho fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno e che mi chiedevano senza alcuni problemi.

In 41 anni mi sono arrivate offerte come arciprete in altre chiese, semplicemente ho rifiutato perché mi sembrava inutile: le cose che potevo fare in altri posti potevo farle dove stavo, alla parrocchia dell’Addolorata.
Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna.
L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano. Per questi fatti è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusioni e 600 euro di multa. Alla base dell’accusa c’è un prestito di quasi 70 mila euro che l’ex parroco di San Leonardo chiese e ottenne da un parrocchiano, M.D.G., ex militare della Marina con problemi di salute. E che solo a fine ottobre 2011, dopo alcuni assegni andati in protesto, grazie all’intervento di un legale (l’avvocato Antonino Sammartano), l’ex militare riuscì a riavere indietro.

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Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza diventata definitiva in Cassazione, a due anni anche per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…
Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

http://www.tp24.it/2016/12/23/cronaca/top-news-2016-scandali-in-parrocchia-indagati-e-condannati-preti-nei-guai/105654

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.