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Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

Rete L'ABUSO by Rete L'ABUSO
23 Settembre 2015
in NEWS e CRONACA LOCALE
Reading Time: 4 mins read
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In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/

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PRECISAZIONE

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.  

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso