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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » DA 15 ANNI, IL VATICANO NON RISPONDE ALLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEI BAMBINI

DA 15 ANNI, IL VATICANO NON RISPONDE ALLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEI BAMBINI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Giugno 2013
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Questa settimana a Ginevra, il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino sta ascoltando una testimonianza a porte chiuse sul compimento ufficiale del cattolicesimo della Convenzione del 1989 sui Diritti del Bambino. Uno dei circa 200 sottoscrittori della convenzione, la Santa Sede (il nome formale dello Stato del Vaticano), ha quindici anni di ritardo nel consegnare un rapporto che racconti se ha attuato per “proteggere il bambino contro ogni forma di violenza fisica o mentale”, come esige la convenzione. Le vittime di preti sessualmente attivi, i loro difensori, vari Grandi Giurati statunitensi, gli investigatori del governo irlandese e i loro omologhi negli altri paesi, hanno consegnato numerose prove che non é cosí.
Lo scandalo internazionale di decadi di abuso sessuale e di copertura da parte delle autoritá superiori ecclesiastiche é tanto familiare che, oggi, non necessitano molti sforzi per evidenziarlo. É sufficiente dire che migliaia di sacerdoti sono stati giudicati in maniera credibile, accusati dalla loro stessa chiesa che ha pagato migliaia di dollari per risolvere le denunce giudiziarie imposte dalle vittime. Negli Stati Uniti, circa cinquecento sacerdoti sono stati condannati per delitti contro i bambini. In Irlanda, lo scandalo é tanto grande che é stato rotto il vincolo, storicamente molto stretto, tra lo stato e la chiesa. In Australia il parlamento ha cominciato un’ ampia indagine sui crimini sessuali commessi dal clero cattolico e il cardinale George Pell di Sydney recentemente ha qualificato gli stessi come “un terribile disordine generalizzato.”
Un problema mondiale, il disastro ha eluso molti sforzi per ripulirlo, in parte a causa della strana situazione della chiesa. Diffusa in tutto il mondo e diretta da una gerarchia verticale, dall’alto al basso, che si compone di migliaia di entitá corporative, dalle parrocchie individuali alla banca del Vaticano. All’essere denunciati di abuso infantile, i funzionari della chiesa preferiscono che l’istituzione sia trattata come un’entitá locale, cosa che significa che le autoritá superiori, e la maggiore quantitá di denaro posseduta dalla varia burocrazia cattolica, sono protette. Tuttavia i vescovi accusati di copertura hanno a volte trovato conveniente segnalare (alcuni casi) alle autoritá nella lontana Roma, trasferendo il carico morale a loro, quando sembrava che i sacerdoti abusatori avessero il permesso o venissero addirittura aiutati a evadere le responsabilitá dei loro atti. (Di fatto, il Vaticano in generale ha l’ultima parola sulle risposte istituzionali alle denunce contro i sacerdoti.)
Per complicare ulteriormente le cose, la chiesa cattolica é stata molto beneficiata dal fatto che, tra le religioni del mondo, é l’unica che gode della protezione legale – includendo l’immunitá diplomatica – che offre alle nazioni piú comuni. La sovranitá ha permesso alle autoritá cattoliche di scappare da processi e denunce civili relazionate all’abuso sessuale. Ha anche permesso il trasferimento dei documenti sensibili da un paese all’altro, mediante gli invii diplomatici chiusi ed inviolabili.
Riconosciuto per la prima volta in un trattato con l’Italia di Mussolini, lo stato che é la Santa Sede puó vantare molto pochi cittadini e residenti, e il suo territorio si limita ai pochi ettari che compongono il Vaticano. Nonostante questo, mantiene un ruolo importante nei fatti mondiali. In questo scenario dove tanto la Chiesa Cattolica che lo Stato del Vaticano sono sotto un’intensa pressione. Due anni dopo le vittime dei sacerdoti abusatori hanno sollecitato alla Corte Penale Internazionale di aprire un’indagine sul problema mondiale degli abusi sessuali del clero. Questa richiesta é stata negata recentemente. Tuttavia, le deliberazioni del Comitato Internazionale dell’Infanzia offrono un nuovo foro al mondo per considerare il modello dei crimini delle  coperture.
I difensori statunitensi che sono stati invitati a testimoniare in Ginevra sono Barbara Blaine e David Clohessy della Rete di Sopravvissuti agli Abusi dei Sacerdoti (SNAP per le sue sigle in inglese), che é la piú grande e piú antica organizzazione di appoggio alle vittime di abuso sessuale da parte del clero. In un rapporto scritto al Comitato, sviluppato in collaborazione con il Centro per i Diritti Costituzionali situato in New York, lo SNAP si riferisce alle migliaia di casi di abuso che coinvolgono fino a 100.000 vittime in tutto il mondo. Blaine e Clohessy possono dare testimonianza del persistente quadro di ritardi ed evasioni contro cui ci si scontra quando le accuse vengono alla luce. Nelle diocesi in tutto il mondo, le istruzioni sono di trasferire i sacerdoti accusati, trattative a porta chiusa con le vittime ed i padri, e accordi segreti. Altre risposte, viste nel mondo, hanno incluso misure aggressive per evitare le autoritá civili e la distruzione di documenti compromettenti.
I due statunitensi possono anche dire al Comitato che, a prescindere dalle affermazioni ufficiali sul fatto che la chiesa ha riformato le sue pratiche, nuove accuse di abuso e copertura sorgono frequentemente. Nel 2011 un gran giurado in Filadelfia ha informato che anni dopo queste supposte riforme, decine di abusatori accusati in maniera credibile sono rimasti nel ministero. I fatti presentati nel Rapporto Philadelphia, prima impugnato ma piú tardi confermato da funzionari della chiesa, consistono nei casi piú recenti in Newark, Nuova Jersey e Australia.
Infine, Clohessy e Blaine possono spiegare, in termini chiari, perché un’organizzazione che te gestisce migliaia di abusatori puó essere complice di ció che equivale a crimini contro l’umanitá. Nonostante alcuni funzionari della chiesa, e i loro difensori, minimizzino la natura di questi attacchi usando termini come “toccando” e “palpando”, molti (di questi attacchi) implicano atti di violenza e tutti costituiscono profonde violazioni dell’integritá fisica, emozionale e spirituale dei bambini. Simile all’ incesto, i sacerdoti vengono chiamati “padre”, l’abuso sessuale infantile puó essere un fattore importante in problemi di abuso di sostanze, depressione, isolamento sociale e altri, per tutta la vita.
La distruzione causata dagli abusi sui bambini commessi da membri del clero é stata identificata. Fino adesso coloro che stanno nei livelli piú alti della gerarchia hanno evaso le responsabilitá, nonostante siano le autoritá decisionali della chiesa istituzionale. Con la firma apposta per rimanere alla convenzione sui diritti del bambino, la Santa Sede eserce la sua prerogativa come Stato – Nazione. Nella ricerca della veritá sulla risposta del Vaticano agli abusi sui minori commessi da sacerdoti, le Nazioni Unite hanno l’opportunitá di rendere la Santa Sede responsabile davanti alle norme accettate da tutti i firmatari.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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