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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
15 Aprile 2012
in Liguria
Reading Time: 10 mins read
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In questo racconto si parla solo del prete pedofilo Nello Giraudo, che però non è l’unico pedofilo coperto dai vescovi savonesi. Oltre a Giraudo la diocesi di Savona ha coperto anche don Giorgio Barbacini, condannato a 3,6 anni nel 2004, resosi irreperibile dopo la condanna, riapparirà nel savonese solamente dopo l’indulto.

Jusef Dominic il prete fuggitivo pakistano inseguito da un mandato di cattura internazionale, nascosto dalla diocesi di Savona dal Cardinale Domenico Calcagno, prima ad Albisola dove nel 2004 viene raggiunto dal Dallas News, nascosto successivamente nel convento dei frati Benedettini di Finalpia, dove “morirà” nel dicembre del 2010 in circostanze poco chiare, proprio in concomitanza con l’apertura da parte della Procura della Repubblica di Savona del caso che vado a raccontare. Altri preti pedofili sono tutt’ora impuniti e a contatto con minori, il vescovo di Savona Vittorio Lupi è stato messo al corrente delle perversioni criminali dei suoi sacerdoti, ha anche ascoltato alcune delle loro vittime.

Tuttavia il vescovo ha deciso, dal momento che i casi sono prescritti (quindi la Procura non può intervenire) di tutelare come recita la Crimen Sollicitazionis, i pedocriminali e non denunciare non attuando alcuna restrizione ai sacerdoti, ignorando anche qualunque tipo di tutela nei confronti dei minori che frequentano le parrocchie della Diocesi di Savona. Eccola qui la giostra della pedofilia continua consapevolmente. Le indagini da parte della Procura della Repubblica di Savona sono durate quasi tre anni portando alla condanna di Nello Giraudo, il quale nel febbraio 2012 patteggia un anno con la condizionale. Al momento, per la prima volta in Italia il “precedente storico” che da oggi porterà a chiedere conto delle coperture anche ai vescovi. Attualmente il procedimento penale nei confronti dell’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi è ancora aperto. Non risultano per il momento altre richieste di archiviazione per gli altri vescovi che lo hanno succeduto, tranne quella di Lafranconi.

Questa l’intervista di Pablo Trincia, LE IENE, al vescovo di Savona Vittorio Lupi il quale non sapeva che
LE IENE erano in possesso della documentazione restituita dalla Magistratura.

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Lo stesso giorno, difronte a una contestazione non violenta della Rete L’aburo, il Cardinal Domenico Calcagno risponde così al TG 3.
 

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Il documento che segue, redatto da Francesco Zanardi, vittima di don Nello Giraudo all’inizio degli anni 80, ora diventato un sopravvissuto e portavoce della Rete L’abuso è interamente ricostruito, oltre che sulla testimonianza di Zanardi, anche sulle centinaia di pagine restituite dalla Procura di Savona dopo la condanna di Giraudo. In questo documento includiamo solo alcune delle  pagine contenute nel fascicolo della Procura, solamente quelle più importanti tra l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa, altri alti prelati vaticani con la Diocesi di Savona-Noli. I documenti originali dimostrano che la chiesa sapeva da 32 anni e non è mai voluta intervenire, finché non è stata costretta dalla Magistratura di Savona.

Ben 4 vescovi savonesi non vollero affrontare il problema, 32 anni di bugie, insabbiamenti, omertà per nascondere i preti pedofili.
All’inizio di questa vicenda il vescovo di Savona Vittorio Lupi dichiarava “Sia fatta chiarezza” ma forse non pensava che ne venisse fatta cosi tanta, forse troppa per il gradimento della chiesa cattolica. Questo è il drammatico profilo che emerge dai documenti del procedimento penale 472/12/21 a carico di mons. Dante Lafranconi, vescovo di Savona-Noli dal 1992 al 2001 indagato per i delitti p. e p. dagli articoli 110, 40 c. II, 609 bis, 609 ter, 609 quater c.p. per questo  procedimento penale la procura della repubblica il 9-2-12 ha chiesto l’archiviazione per prescrizione.
Lunedì 20-2-12 i legali della Rete L’abuso hanno depositato l’opposizione all’archiviazione motivata da una serie di nuovi elementi di indagine.
Sabato 18-2-12 una vittima della comunità per minori  “La Lanterna” , che era stata precedentemente ascoltata dai magistrati come TEST, senza però sporgere denuncia ha depositato un atto di Denunzia/Querela per abusi sessuali continuati dal 1997 al 2003.
I nostri legali ritengono che i nuovi elementi di indagine forniti alla magistratura, siano sufficienti per rigettare la richiesta di archiviazione, la nuova querela invece a spostare il periodo di prescrizione, che in questo caso rientrerebbe nel periodo di vescovado di Lafranconi. L’opposizione è stata accolta e l’udienza convocata per il prossimo 2 aprile 2012.
La storia ricostruita dalle testimonianze contenute nei fascicoli della Procura.
32 anni di insabbiamenti omissioni e omertà per nascondere i preti pedofili.
Una storia di favoreggiamento, omissioni e omertà nei confronti di un prete pedocriminale da parte di ben quattro vescovi della Diocesi di Savona-Noli, che ha prodotto vittime nel savonese per 32 anni. In realtà le vicende sono più di una, attualmente in giudizio solo due, quella di don Giorgio Barbacini che ha diretto la comunità per minori in difficoltà Migrantes dal 1998 al 2003, condannato per pedofilia a tre anni e sei mesi nel 2004 e quella di don Nello Giraudo di cui siamo in grado di fornire la documentazione che segue. Parte dei documenti sono stati sequestrati per la prima volta in Italia nella cassaforte segreta del vescovo, dalla magistratura di Savona, che per la prima volta in Italia indaga anche il vescovo per le responsabilità di omissione.

Nel 1981 don Nello Giraudo viene mandato nella Parrocchia di Spotorno in supporto ai due sacerdoti Giovanni Busoni e Carlo Rebagliati. I due sacerdoti sostengono che l’allora vescovo Giulio Sanguineti raccomandò “tenetelo d’occhio perché è un pedofilo”.  La conferma che le dichiarazioni dei due sacerdoti sono vere arriva da una recente lettera inviata in risposta dall’Arcivescovo Luis F. Ladaria,S.I. all’attuale vescovo Vittorio Lupi in data 29 marzo 2010  dove scriveva “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila” (in quel periodo il caso savonese aveva già visibilità nazionale come lamenterà Lupi in una successiva lettera) .

Malgrado quella denuncia del 1980 il vescovo Sanguineti non prese alcun provvedimento fino al 1989, quando oramai Giraudo aveva abusato buona parte dei ragazzini che frequentavano le opere parrocchiali di Spotorno, compreso lo scrivente.
Il 5 novembre 1989 il vescovo Sanguineti chiede in una lettera al direttore dell’Istituto Pastorale Corso Venezia di Milano di voler accogliere Giraudo. Sarà Padre Raffaele Longhi ad occuparsi del sostegno psicologico di Giraudo.
1992 Sanguineti abbandona la Diocesi di Savona-Noli per lasciare il posto a Dante Lafranconi, il quale era al corrente della situazione di Giraudo, a passare questa consegna era l’allora Vicario Generale Antonio Ferri, ri promosso ultimamente  Pro Vicario. Nel 1994 scoppiato il caso CARITAS e dovendo rimuovere il presidente, che era anche direttore della colonia estiva per minori Padre Cocchi, mons. Lafranconi decide di mandare Giraudo a dirigere quella colonia, ma probabilmente qualcosa non va. È cosi che nel 1996 mons. Lafranconi assegna a Giraudo una piccola parrocchia sulle alture di Finale Ligure, a Orco Feglino, poco dopo un altro fatale errore, quello di permettere di aprire in quella parrocchia una comunità per minorenni in difficoltà. I ragazzi della comunità dichiarano che le tendenze pedofile erano ben note al vescovo, costretto a convocare più volte Giraudo. Dai verbali emerge anche che diversi assistenti sociali dei comuni si rifiutavano di affidare minori a quella comunità.
In questi 9 anni, Dante Lafranconi non ha mai preso alcun provvedimento, neppure cautelativo nei confronti di minori. Non a mai voluto ascoltare le vittime e i sacerdoti che denunciavano, come dichiarano a Il Secolo XIX il Teologo Giampiero Bof e don Giovanni Lupino, ha scelto la strada dell’omertà.

 

La comunità verrà chiusa nel 2003 da Domenico Calcagno in dopo l’arresto di don Giorgio Barbacini della comunità Migrantes, un altro pedofilo al quale Lafranconi aveva concesso di aprire una comunità per minori.
2002 mons. Dante Lafranconi viene trasferito a Cremona, mentre a Savona arriva Domenico Calcagno, nominato Cardinale da Benedetto XVI pochi giorni fa, il 18 febbraio 2012. Dopo lo scandalo della Migrantes Calcagno scrive in data 8-9-03 all’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, oggi Benedetto XVI, parlando di Giraudo “chiedo la cortesia di un consiglio sull’atteggiamento da tenere, intendendo il sacerdote voler continuare con un impegno pastorale” .
Passano ben tre anni, nessuna risposta da parte del Cardinale Ratzinger, nel frattempo viene documentato un altro abuso su un minore da parte di Giraudo nell’estate del 2005, durante un campo scout dell’AGESCI. Dai verbali di interrogatorio su questo ultimo caso emerge l’oggi Cardinale Domenico Calcagno non aveva di fatto imposto alcuna limitazione a Nello Giraudo nel frequentare minori o attività cattoliche, malgrado tutto il pregresso. Emerge anche che alcuni responsabili del campo erano al corrente dell’abuso, ma non hanno mai denunciato, hanno confermato solo durante l’interrogatorio di essere a conoscenza del fatto e di aver raccolto la testimonianza durante il campeggio, direttamente dalla vittima F. F. Passa quasi un anno dopo quell’abuso, e mons. Calcagno il 22 febbraio 2006 scrive nuovamente in Vaticano, a mons. Charles Scicluna Promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, contrariamente ad ogni logica e a quello che e’ realmente accaduto, lo rassicura dicendo che Giraudo frequenta un medico, Padre Raffaele Longhi, il quale avrebbe rilasciato una “Dichiarazione attestante la positività degli sviluppi dell’itinerario percorso con don Nello” ma purtroppo Padre Raffaele muore.
Calcagno continua rassicurando Scicluna e chiedendo “Più volte don Nello ha chiesto che si informasse codesta congregazione al fine di ottenere il superamento del grave giudizio espresso nei suoi confronti che prevedeva la riduzione allo stato laicale”. Il 7 marzo 2006 Calcagno scrive nuovamente a Scicluna chiedendo un incontro in Vaticano, di persona per parlare di Giraudo. Viene concesso il giorno 3 aprile 2006.Calcagno lascerà la Diocesi di Savona-Noli alla fine del 2007 con nulla di fatto, per lasciare il posto nel gennaio 2008 a Vittorio Lupi, attuale vescovo.
Nel gennaio 2008 scrivo al vescovo Lupi informandolo di essere vittima di un suo prete pedofilo ma non comunico il nome, chiedo udienza che mi verrà concessa in marzo. Mi reco all’udienza, il vescovo comincia dicendo (registrazione audio) “Anche se lei non mi ha detto il nome, so che vuole parlarmi di don Nello, qui bisogna che giochiamo a carte scoperte” nella stessa occasione dichiara anche di aver già parlato con la famiglia di Giraudo. Denunciai tutta la storia, compreso quello che i suoi predecessori omisero di fare ma senza alcun successo. Il 9-7-2008 vedendo l’atteggiamento omertoso e inconcludente dei vescovi che malgrado le denunce e le testimonianze non intervenivano, mi decido a denunciare presso la caserma dei carabinieri di Savona. Purtroppo il reato degli anni 80 nei miei confronti è prescritto, il maresciallo mi comunica che la querela verrà archiviata.  Agli atti risulta un’altra raccomandata a mio sostegno scritta da me al vescovo Lupi 19-6-09 nella quale sollecito provvedimenti e indico persone qualificate, sacerdoti che possono testimoniare le tendenze pedofile di Giraudo, ma nei fatti nessun provvedimento da parte della Curia. Gennaio 2010 vengo convocato dal magistrato al quale rilascio la mia deposizione oltre ad una serie di nominativi di vittime, la magistratura apre un fascicolo. Marzo 2010 il caso esplode sui giornali e diventerà un caso nazionale, il vescovo Lupi fa diverse dichiarazioni, sostiene che Giraudo è stato ridotto allo stato laicale nella metà del 2009, che non fa più il prete, anche se lo ritroviamo il 4 gennaio 2012 all’interno del convento dei frati Benedettini di Finalpia, frequentato da minori. Malgrado la segnalazione della presenza inopportuna di Giraudo all’interno del convento effettuata al vescovo Lupi circa sei mesi prima, nemmeno in questo caso il vescovo ha attuato alcun provvedimento cautelativo. Le lettere tra Lupi e Luis F. Ladaria, S.I. smentiscono anche le dichiarazioni riguardanti la domanda di riduzione allo sto laicale di Giraudo, il documento non è del 2009 ma del 27-3-2010.
Pochi giorni dopo la risposta alla lettera di Lupi che citavamo in principio, dove mons. Ladaria conferma che la prima denuncia nei confronti di Giraudo è del 1980. Successivamente, il 16 aprile 2010 Lupi risponde a Ladaria dichiarando che prima di me, già Domenico Calcagno lo aveva informato della situazione, lamenta anche il clamore mediatico che ha travolto la Diocesi di Savona-Noli.
Malgrado anni di denunce da parte di vittime, sacerdoti e testimoni, ben quattro vescovi non hanno voluto affrontare il problema, fino a che la magistratura non li ha costretti. Don Carlo Rebagliati che ha testimoniato davanti ai magistrati in sostegno delle vittime è stato ridotto allo stato laicale, dopo una denuncia per istigazione alla prostituzione che però si è rivelata infondata, per la quale è stata richiesta l’archiviazione.
Il 4-2-12 la notizia che Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali conferma che i vescovi erano al corrente del problema, anche la famiglia lo era, ma non lo hanno mai aiutato.
Il 9-2-12 viene notificata la richiesta di archiviazione del procedimento penale nei confronti di un solo vescovo, Dante Lafranconi motivandola non nel merito, ma nel raggiungimento dei termini di prescrizione.
Il 18-2-12 un’altra querela da parte di una vittima già sentita come teste dal magistrato, abusata dal 1997 al 2003.
Il 19-2-12 la Rete L’abuso deposita opposizione all’archiviazione del procedimento contro mons. Dante Lafranconi, fornendo nuovi oggetti di indagine, oltre alla querela della nuova vittima.
L’opposizione all’archiviazione nei confronti di Lafranconi viene accolta. L’udienza è fissata per il prossimo 2 maggio 2012.

Sono state volontariamente omesse tutte le testimonianze e i documenti delle altre vittime di Nello Giraudo. Ho deciso di rilasciare solamente la parte che riguarda la mia personale vicenda in quanto ritengo che in questo tipo di crimini l’importanza non provenga dalla quantità di vittime ma dal reato in se stesso. La quantità di vittime è in’influente e non è corretto mettere alla berlina, anche senza fare il nome i loro personali traumi. Quello che a mio avviso è importante cogliere in questo racconto, al di là della singola vicenda, indubbiamente triste, è il “modus operandis” criminale con il quale la chiesa cattolica ha attuato in perfetta consapevolezza. Questa storia si è ripetuta milioni di volte in tutto il mondo.

Hai ancora il coraggio di lasciare i tuoi figli sotto la loro tutela?

Francesco Zanardi
Portavoce Rete L’ABUSOù
Per quanto possibile, un video di approfondimento sulle morti e i suicidi sospetti di seminaristi savonesi, la storia di Giraudo, Barbacini e delle comunità LAGER per minori che la chiesa savonese ha permesso di aprire a questi criminali. Raccontata in prima persona da Francesco Zanardi, anch’esso vittima e oggi portavoce della Rete L’ABUSO.
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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.