Video prodotti dalla Rete L’ABUSO

Prodotti dalla Rete L’ABUSO


parole opereParole, opere e omissioni. 

Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”. Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo. Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona. Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non. Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero. Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi. Per non dimenticare. Perchè tutto ciò non accada mai più.


ombre sulla morte“Ombre sulla morte” Il caso di Luisa Bonello nella Savona dalle trame oscure. 

L’incontro integrale completo di interventi e censurato dai mezzi di informazione savonese.

Luisa Bonello muore la notte del 19 settembre uccisa da un colpo di pistola sparato dalla sua CZ 9 X 21. Ma nessuno dei vicini di casa sente quello sparo. A trovare la mattina dopo senza vita il corpo della donna è l’ex marito, che a seguito di un anomalo messaggio si precipita a casa dell’ex moglie.
Anche se da subito i giornali parlano di suicidio, gli amici più stretti, i conoscenti e il marito sembrano non sposare quella tesi. L’ex marito chiede anche una perizia balistica di parte. La notte della sua morte, Luisa era stata al telefono fino a mezzanotte. Chi ha parlato con lei, il marito, un cugino e l’amica Ketty dicono che stava bene. Ma un’ora dopo si ammazza.
Forse anche gli inquirenti hanno dei dubbi, dato che pur parlando da subito di istigazione al suicidio, a 4 mesi dalla sua morte l’appartamento resta ancora sotto sequestro. Dopo tre memoriali consegnati in procura dalla Rete L’ABUSO, finalmente anche i giornali cominciano a parlare di massoneria deviata.
Ma a chi poteva dare fastidio Luisa Bonello e soprattutto perché? Perché qualcuno si sarebbe prodigato per provare ad evitare che alcuni media televisivi, non parlassero di quello che viene definito “un ordinario suicidio”?
Cercheremo di dare una risposta a questi ed altri interrogativi, grazie anche ad una serie di documenti e testimonianze inedite che Luisa ci ha lasciato.


CatturaIl “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco. Sottotitoli ITA ENG ESP 

Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte dal Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

Il Portavoce Francesco Zanardi

Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari. Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.


silverio muraDiocesi di Nola (NA); don Silverio Mura malgrado le denunce insegna ancora in una scuola. 

NOLA NAPOLI, DUE AVEMARIA, UN PADRE NOSTRO E SI RICOMINCIA DA CAPO. ECCOLA QUA’, LA GIOSTRA DELLA PEDOFILIA.
Malgrado le denunce alle autorità civili, al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, don S. M. non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.
Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili. E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà.
Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7.
Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino. Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta. Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta. Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante. Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti.
L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio. Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale.
Il pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero e insegna in una scuola nella Diocesi di Nola.
Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .
Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.


fermo vaticanoESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO 

Piu che un fermo sembrerebbe un “sequestro di persona poco gradita al Vaticano”, oppure un blitz contro un pericolosissimo criminale. Giudicate voi.

Roma 8 marzo 2013 – L’intenzione era quella di presentare una petizione, sottoscritta da 23.500 cittadini alla segreteria di Stato vaticana per chiedere che il cardinale Domenico Calcagno non partecipasse al conclave «perché ha coperto dei preti pedofili», ma Francesco Zanardi, portavoce della rete “L’Abuso” di Savona è stato bloccato per un controllo dalla polizia italiana sotto il colonnato di San Pietro, nei pressi di Porta Angelica.

Lui sostiene di essere in stato di fermo e che rischia di essere denunciato «per manifestazione non autorizzata», mentre da parte della polizia si limitano a spiegare che «stanno valutando» la sua posizione. Zanardi accusa il vescovo Calcagno di aver insabbiato le responsabilità di alcuni preti pedofili quando era vescovo di Savona. Tra questi preti ce ne è uno che, secondo Zanardi, ad 11 anni abusò di lui.

A distanza di moltissimi anni questo prete è stato condannato nel marzo 2012 ad un anno perché Zanardi ha rintracciato nel 2005 un ragazzo di 16 anni che lo ha denunciato. Secondo Zanardi, oltre a questo prete che abusò di lui, nella curia di Savona altri quattro hanno abusato di ragazzini.

Anche un secondo prete, sempre secondo Zanardi, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per pedofilia. L’intenzione ora di Zanardi è che se gli verranno riconsegnate dalla polizia le firme «le presenterò all’ambasciata vaticana in Italia».


silvia luziIl docu-film su Rete L’abuso, che farà conoscere al mondo i crimini italiani della chiesa cattolica.

La città di Savona è ancora una volta protagonista delle scene internazionali come la città di Verona e quella di Salerno. Dal 22 aprile al 28 infatti la T-film ha girato un docu-film nella nosta citta che sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia ecc. A commissionare il documentario è stata Press-tv con sede a Teheran e Londra, a produrlo è l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky. Vi chiederete cosa accomuna Savona Verona e Salerno al punto tale da produrre nel massimo riserbo un documentario destinato alla distribuzione mondiale?


volantinaggioVolantinaggio: BASTA BUGIE Fanno male ai bambini 

Si è concluso verso le 18 il volantinaggio “BASTA BUGIE. Fanno male ai bambini” promosso dagli attivisti di Rete L’ABUSO che si è tenuto oggi in corso Italia a Savona.
Durante la giornata sono state distribuite quasi 10000 copie del volantino, un numero enorme in una città di 36000 abitanti come Savona.
Non sono mancati i commenti durissimi nei confronti della Diocesi savonese, protagonista di un trentennale e ormai indiscutibile degrado morale e civile finalmente visibile a tutti sopratutto dopo la denuncia de LE IENE che ha raccontato oltre ai sotterfugi anche particolari raccapriccianti su quelle che sono state le omissioni a danni di bambini indifesi affidati alle cure del clero savonese.
Molte le critiche anche nei confronti dell’attuale Vescovo di Savona, vittima della sua politica all’insegna della disonestà e delle proprie dichiarazioni che lo hanno visto in almeno tre occasioni promettere pubblicamente provvedimenti mai concretizzati.
Ci riteniamo molto soddisfatti dell’esito dell’iniziativa e dalla risposta della cittadinanza, oltre al riscontro oggettivo abbiamo anche verificato con un sistema curioso ma efficace, “la prova del cestino dell’immondizia” ovvero quanti volantini sono stati buttati e il numero non ha raggiunto le 10 copie, segno che chi non ha letto per strada il volantino, lo ha conservato per leggerlo con calma.
Il portavoce Francesco Zanardi


bugieBASTA BUGIE. Fanno male ai BAMBINI 

L’ennesima operazione di facciata della Curia.
Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema.
E intanto chi difende i bambini?

Dall’indagine a “Tutto campo”, all’assoluzione per acclamazione.
Una scena già vista molte volte nel triste teatrino della Diocesi di Savona. Accadde lo stesso con Barbacini nel 2004, difeso a spada tratta da tutti malgrado fosse stato sorpreso in flagranza di reato. Accadde con Giraudo: anche in quel caso, malgrado la quantità di documenti in loro possesso da anni, la Curia negò fino alla sentenza e malgrado quella, ancora oggi minimizza. Adesso la storia si ripete con Pietro Pinetto, denunciato ufficialmente nel 2010 al Vescovo e alla magistratura da Rete L’ABUSO, alla quale alcune delle vittime si erano rivolte al fine di portare la loro testimonianza e intervenire, senza troppi clamori mediatici e dietro la tutela dell’associazione.
All’incontro alla libreria UBIK rifiutammo pubblicamente le scuse rivolte alle vittime dal Vescovo Lupi durante la festa patronale in quanto quelle stesse scuse erano l’ennesima bugia, l’ennesima operazione di facciata “per preservare l’immagine della Chiesa”, una nuova e triste dimostrazione che nelle omertose stanze della Diocesi nulla voleva o poteva cambiare, nella sola speranza che i giornali non ne parlassero troppo. L’opposto di quello che da anni denunciamo alla Curia savonese, chiedendo trasparenza e “basta omertà!”
Oggi queste vittime si stanno esponendo in prima persona per denunciare pubblicamente, ma soprattutto per smentire la linea palesemente disonesta della Diocesi savonese che in questi ultimi anni non si è risparmiata proprio nulla in materia di garantismo nei confronti dei pedofili, senza avere però mai alcun riguardo per le potenziali vittime, senza soprattutto alcuna compassione e onestà nei confronti di chi vittima la è stata. Su Pietro Pinetto ci sono le denunce di vittime prescritte dalla legge civile, ma dobbiamo ricordare come ha sottolineato la Diocesi nel suo comunicato stampa, che per il Codice Canonico questi crimini non hanno prescrizione.
E’ triste constatare come anche in questo caso si tenda a minimizzare in modo sistematico il grave profilo che emerge dai dati certi e molto recenti, attirando l’attenzione su un caso dove non si hanno sentenze della magistratura. Si promette rigore ma in realtà, come abbiamo denunciato pochi giorni fa, non viene intrapresa alcuna azione malgrado le testimonianze, facendo finta che le vittime di Giraudo (ben 5 quelle uscite allo scoperto nella trasmissione Le Iene) non esistano più. Si fa finta di non ricordare che sempre in questa Diocesi esiste anche la condanna di Giorgio Barbacini. Non si vuole ammettere che esiste un problema in questa Diocesi, un problema grave che colpisce il corpo e l’anima di bambini indifesi, e che siamo noi adulti, civilmente e con onestà, a doverlo affrontare e risolvere. Quello che sta accadendo per l’ennesima volta diventa un pericolo a livello sociale, i savonesi coinvolti non sono così pochi e in questo momento stanno anche reagendo, perche non vedono nulla di serio all’orizzonte tranne tante promesse, le stesse che hanno permesso fino a ieri che i sacerdoti pedofili savonesi continuassero ad agire indisturbati e che i Vescovi potessero omettere le proprie responsabilità e venir meno ai propri doveri morali, rispondendo “non ci siamo mai accorti”.
Vale il principio giuridico “non potevano non sapere”.
Noi vittime non abbiamo mai avanzato alla Curia richieste di risarcimenti, ma solo la richiesta di allontanare quei sacerdoti di cui sono state accertate le tendenze pedofile dalle potenziali vittime, e per fare in modo che questo accadesse abbiamo portato la nostra personale testimonianza al Vescovo, il quale però ha scelto di non intervenire e in alcuni casi addirittura di prendersela con le vittime.
Ci siamo sempre battuti in modo civile e non violento e questo continueremo a fare. Chiediamo ai cittadini e ai mezzi di informazione, i quali ci sono testimoni delle promesse fatte dal Vescovo lo scorso 18 marzo e mai mantenute, a non sottovalutare (come sembrerebbe stia accadendo) quello che testimonia il recente passato, a dare voce a questa campagna di civiltà e giustizia, la quale chiede soltanto di impedire che ci siano altre vittime.


digosI dimostranti non violenti della Rete L’ABUSO censurati e BRACCATI dalla DIGOS.

Il Cardinal Calcagno a Savona

Domenica 18 marzo si è svolta la visita solenne del Cardinal Calcagno a Savona e zone limitrofe, il tutto condito da un servizio d’ordine di stampo ex Unione Sovietica,è stato approntato un apparato per blindare un alto rappresentante della Chiesa e di uno stato estero, impressionante, costato sicuramente al’Erario e quindi ai cittadini una cifra distolta da altre voci di bilancio, magari altrettanto importanti. Ne hanno fatto le spese i cinque poveri pellegrini, capitani da Francesco Zanardi, che con indosso una innocua maglietta hanno fatto muta e passiva presenza in strada lungo il percorso della processione.
I cinque inoffensivi dimostranti ,sono stati raggiunti da un folto numero di agenti in borghese, che con i loro atletici corpi, li hanno coperti evitando la scomoda vista alla processione, dove peraltro il Calcagno non era presente al momento.
Sicuramente Francesco avrà goduto una discreta soddisfazione, per la vicinanza di questi baldi e maschi poliziotti, almeno personalmente, magari avrà pensato ad un simpatico approccio, tuttavia devo disilluderlo, lo scopo di questa promiscuità era relativo all’ordine pubblico e teso unicamente ad impedire alla gente in processione di osservare i cinque cattivi soggetti.
Anche alla troupe delle Jene è stata impedita ogni ripresa dell’eccellentissimo Cardinale, fresco di nomina, impedendogli oltre l’avvicinamento, anche ogni ripresa pure da lontano, non solo dell’importante personaggio ma anche dell’auto di rappresentanza in fase di allontanamento. Le Jene, pur dopo aver protestato, hanno comunque intervistato il Vescovo Lupi, al quale bisogna riconoscere grandi doti di coraggio e di equlibrismo verbale, infatti nella breve conversazione con l’intervistatore, molto incalzante, il Vescovo ha potuto dare il meglio di sé nell’esercizio della semantica. Infatti negare ad oltranza alcuni fatti in una Diocesi un po troppo colpita dal fenomeno pedofilia è davvero dimostrazione di grande coraggio.
A parte tutto, sorgono spontanee alcune domande : perché un simile dispiegamento di forza pubblica ? forse perché Calcagno è sempre più importante ed influente all’interno delle Sacre Stanze, oltre a gestire gran parte delle finanze , è un elemento fortemente condizionante delle strategie Vaticane, non è un caso che fa parte di un gruppo di cardinali che in un eventuale, ma non troppo eventuale, conclave, voteranno in base a determinati orientamenti, molto precisi . Quindi è comprensibile la frenesia e l’ansia dimostrata nel negare anche il più lieve disturbo all’alto prelato, visto che da alto potrebbe diventare altissimo.
Alcune piazze e luoghi di Savona sono dedicate a nomi di Papi, visto che Savona nel passato ha dato i natali ad alcuni pontefici. Savona è una città molto distratta, dove può succedere tutto senza che nessuno si stupisca di nulla.

Prof. Roberto Nicolick


casiraghiDon Italo Casiraghi fa ancora il prete nascosto a Pietra Ligure (SV) tre giorni di verifiche. 

Ritrovato a Pietra Ligure (SV) il prete pedofilo nascosto in Italia.
Continuiamo a leggere di prese disposizione contro i preti pedofili e di loro rimozione, da parte delle autorità ecclesiali. Belle parole per qualcuno, fatti per gli altri.
Bene, io che propendo per i fatti più che per le belle parole, mi chiedo come sia possibile che un prete pedofilo sia lasciato libero in Italia.
Partiamo dalla sua storia. Si chiama Don Italo Casiraghi, ha 70 anni e nel 2004 viene arrestato a Gondola, nel Canton Ticino, con l’accusa di “atti sessuali e molestie sui fanciulli”.
Incredibile fu la modalità di arresto: forse è questo l’unico caso al mondo di arresto di un prete pedofilo preso in flagranza di reato.
Concordemente con la giovane vittima (14 anni) che riceveva dal prete messaggi “particolari”, la polizia ha incastrato il prete cogliendolo con le “mani nel sacco”.
Andato a casa della ragazzina, che sapeva essere da sola, una volta che con la piccola è andato in camera da letto, si è visto sbucare dall’armadio una poliziotta e nel giro di pochi secondi altri agenti che avevano circondato la casa.
Da lì al carcere il passo è stato immediato. Una volta rilasciato però si erano perse le tracce, o meglio era stato individuato nei pressi di Varese, ma poco dopo era sparito. Verso la fine di gennaio arriva una segnalazione alla Rete L’abuso, il sacerdote è in Liguria. Il 14 febbraio riusciamo a rintracciarlo e con un collaboratore, Roberto Nicolick andiamo a verificare l’effettiva presenza del sacerdote.
Ci rechiamo a Pietra ligure nella parrocchia diretta da don Luigi Fusta, già rinviato a giudizio con l’accusa di aver coperto un collaboratore parrocchiale pedofilo, e troviamo don Italo Casiraghi. Abita in una casa a schiera, tra una scuola media e una chiesa. Seguiamo il sacerdote e non impieghiamo molto a scoprire che dice regolarmente messa, mattino e sera. Il Vaticano malgrado quello che dichiara non ha preso alcun provvedimento nei confronti del prete pedofilo, già pregiudicato nel 2004, lo stesso sacerdote dichiara che ogni tanto il vescovo dalla Svizzera lo viene a trovare. In data 14-2-12 abbiamo provveduto a segnalare l’esito della nostra verifica oltre che alle autorità civili anche a don Luigi Fusta, allegando il video, cercando di scongiurare altri “equivoci” per don Fusta come quelli che a suo dire sta subendo negli ultimi periodi. Speriamo anche che a seguito della nostra segnalazione, don Luigi Fusta si rivolga alle autorità ecclesiastiche competenti denunciando il fatto, chiedendo spiegazioni sul perché un sacerdote, colto in flagranza di reato, non sia stato ridotto allo stato laicale. Giovedì 16, due giorni dopo, torniamo per vedere se la curia ha preso qualche provvedimento. Purtroppo no, il giorno 16 troviamo don Casiraghi che celebra la messa.

Francesco Zanardi