Come riconoscere un pedofilo, consigli utili alle mamme

L’immagine popolare del pedofilo è quella di un uomo di una certa età, una sorta di “sporcaccione” generalmente in pensione o disoccupato che, oltre a molestare ogni qualsiasi bambino che gli capiti a tiro, può avere anche altre anomalie del comportamento sessuale, o “parafilia”, come l’esibizionismo, il voyeurismo o altro.

IDENTIKIT DEL PEDOFILO

Le statistiche più recenti indicano, invece, che l’abitudine a molestare i bambini inizia generalmente attorno ai 15-16 anni, che di solito la vittima è nota al pedofilo e quest’ultimo spesso è un parente, un amico di famiglia o un frequentatore della casa che non presenta apparenti anomalie di comportamento.

L’attrazione erotica che alcuni sentono per i bambini non si traduce necessariamente in atti sessuali completi: il pedofilo può limitarsi a spogliare il bambino e guardarlo, a mostrarsi, a masturbarsi in sua presenza, a toccarlo con delicatezza o ad accarezzarlo, può convincere il bambino a toccarlo a sua volta e così via. C’è anche chi si limita guardare del materiale pornografico, materiale che oggi, navigando in Internet, può essere rintracciato abbastanza facilmente.

COME RICONOSCERE UN PEDOFILO?

Cerca di capire che chiunque potrebbe essere un pedofilo

I pedofili non hanno in comune nessuna caratteristica fisica, professione o tipo di personalità. I pedofili possono essere di qualunque sesso o razza, e le loro passioni, religioni e professioni sono tanto diverse quanto quelle di chiunque altro. Un pedofilo può apparire piacevole, amabile e benevolo mentre cova pensieri predatori che ha imparato a nascondere. Ciò significa che non devi mai scartare l’ipotesi che qualcuno possa esserlo.

Sappi che la maggior parte dei pedofili non erano degli sconosciuti ai bambini molestati

Il 30% dei bambini vittime di abuso vengono molestati sessualmente da un membro della famiglia, mentre il 60% viene molestato da un adulto che conoscono che non è un membro della famiglia. Ciò significa che solo il 10% dei bambini molestati sessualmente sono stati vittima di persone assolutamente sconosciute.

Nella maggior parte dei casi si scopre che il pedofilo è qualcuno che il bambino conosce a scuola o in altre attività, come il vicino, l’insegnante, l’allenatore, un membro del clero, il maestro di musica o il babysitter.
Alcuni membri della famiglia, come padri, nonni, zii, cugini, patrigni o matrigne, potrebbero essere predatori sessuali.

Impara a riconoscere le caratteristiche comuni di un pedofilo

Anche se può esserlo chiunque, la maggior parte sono uomini, a prescindere dal sesso della vittima. Molti predatori sessuali hanno un passato di abusi a loro volta, fisici e sessuali.
Alcuni soffrono anche di malattie mentali, come disturbi dell’umore o della personalità

Un pedofilo ha la stessa probabilità di essere omosessuale o eterosessuale. L’idea che gli uomini omosessuali siano più inclini a essere pedofili è un mito.
Le donne pedofile sono più inclini a molestare i ragazzi, rispetto alle ragazze.

LA PATOLOGIA DEL PEDOFILO

La maggior parte delle persone non pensa ai bambini come a dei possibili partner o “oggetti sessuali”. Perché per alcuni non è così? Si tratta di una malattia o di un impulso naturale? Secondo moli psicologi e psichiatri i pedofili hanno una personalità immatura, problemi di relazione, o sensi di inferiorità, che non consentono loro un rapporto con un adulto “alla pari”: si focalizzano sui bambini perché possono controllarli e dominarli.

Con loro non provano sentimenti di inadeguatezza

L’immaturità emerge anche dall’incapacità di questi individui di assumere un ruolo responsabile. È vero che un bambino può, di tanto in tanto, assumere degli atteggiamenti provocanti o seduttivi, ma chi si lascia attivare sessualmente da tali atteggiamenti disinibiti e per lo più inconsapevoli è una persona che non sa tener conto del contesto. Questi stessi atteggiamenti e movenze suscitano, in una persona responsabile, un sentimento di tenerezza o di divertimento, non una reazione di tipo sessuale.

Secondo la psicoanalisi classica, i pedofili abituali sarebbero preda di un disturbo narcisistico della personalità. Nei bambini essi rivedrebbero se stessi nel periodo della propria infanzia, idealizzerebbero il corpo e la bellezza infantile, o preadolescenziale, e rievocherebbero lo stesso trattamento, o il suo opposto subito in passato.

Sarebbero dunque al centro di un circuito che si autoalimenta e che li porta compulsivamente indietro nel tempo, al momento in cui essi stessi hanno vissuto quel tipo di esperienza, hanno provato eccitazione-paura e anche il turbamento di essere depositari di un segreto incomunicabile, una sorta di doppia vita.

I pedofili sarebbero insomma rimasti “fissati” a quelle emozioni intense e a quegli schemi estetico-erotici che ora cercano di esplorare e rivivere, senza riuscire ad evolvere verso forme diverse di erotismo, incuranti della differenza tra generazioni e negando l’esistenza di ruoli e funzioni adulte.

A ciò si aggiunge, nei pedofili abituali, il piacere della trasgressione e, oggi, anche quello di trovare propri simili su Internet. Qui, oltre a scambiarsi materiale e informazioni, possono rivendicare un’identità in contrapposizione a tutti coloro che disapprovano i loro comportamenti o combattono la pedofilia.
Infine, in casi in cui il disturbo narcisistico della personalità sia associato a gravi tratti asociali, le determinanti inconsce del comportamento sessuale possono pericolosamente connettersi alle dinamiche del sadismo.

La conquista sessuale del bambino, in questo caso, rappresenta uno strumento di vendetta per gli abusi subiti, una sorta di puntello alla scarsa stima di sé. Un senso di trionfo e di potere può accompagnare la trasformazione di un trauma passivo in una vittimizzazione perpetrata attivamente: il bambino è così visto come un oggetto che può essere facilmente dominato e terrorizzato, che non provoca frustrazione e non si vendica.

TIPI DI MOLESTATORI

Alcuni autori (Ward et al., 1995) hanno anche elaborato un modello teorico che mette in relazione i problemi di intimità dei pedofili con i diversi tipi di attaccamento. Essi hanno individuato tre diversi tipi di molestatori:

 Gli “ansiosi-resistenti”

Hanno scarsa autostima, si considerano indegni d’amore e ricercano costantemente l’approvazione degli altri. In presenza di un partner che può essere controllato (come un bambino in stato di bisogno o di carenza) essi si sentono sicuri, mentre sono incapaci di stabilire relazioni emozionali con persone adulte. Talvolta possono diventare dipendenti emotivamente dal rapporto con i bambini, con la conseguenza che i confini tra adulto e bambino si perdono e la relazione affettiva si trasforma in sessuale. Curano e corteggiano i bambini e raramente usano mezzi coercitivi.

Gli “evitanti-timorosi”

Presentano un forte desiderio di contatto insieme alla paura del rifiuto, tanto da evitare relazioni intime con adulti percepiti come rifiutanti. Le modalità con cui il soggetto mette in atto l’abuso sono caratterizzati da scarsa empatia e uso della forza.

Gli “evitanti-svalutativi”

Hanno come meta il conseguimento dell’autonomia e dell’indipendenza, per cui sono alla ricerca di relazioni con il minimo contatto sociale possibile e il minor grado di apertura emozionale e personale. Al pari degli evitanti-timorosi cercano rapporti impersonali, caratterizzati però da un maggior grado di ostilità e aggressività che può condurre a comportamenti coercitivi violenti o sadici.

RACCOMANDAZIONI UTILI

Insegna a tuo figlio a riconoscere i tipi di contatto inappropriati. Molti genitori usano il metodo “contatto buono, contatto cattivo, contatto segreto”. Con questo metodo si insegna al bambino che c’è un contatto appropriato, come le pacche sulla spalla o i batti cinque; c’è un contatto cattivo, come le botte o i calci, e che c’è un contatto segreto, quando viene chiesto ai bambini di mantenerlo segreto. Usa questo metodo o uno simile per insegnare a tuo figlio che c’è un contatto che non è appropriato, e che quando avviene, deve dirlo immediatamente.

Insegna a tuo figlio che a nessuno è permesso toccare le sue parti intime. Molti genitori identificano le parti intime come quelle che vengono coperte dal costume da bagno.
Insegna a tuo figlio a dire di “no” e di allontanarsi, se qualcuno prova a toccarlo nelle parti intime.
Dici a tuo figlio di venire immediatamente a riferirti se qualcuno lo tocca in maniera inappropriata.

Ma come ci accorgiamo se nostro figlio è vittima di un pedofilo?

Se cambia la sua affettività: da sempre allegro a triste per giorni, oppure se da triste diventa fibrillato, se si chiude in sè in eccessiva riservatezza, o il contrario. Se non dorme più bene la notte nella continuatività, se ci sono bruschi risvegli o incubi.

Chiediamoci cosa è successo e ricordiamoci che la comunicazione, il colloquio e l’ascolto, sono l’antibiotico per tutti i problemi del bambino. Altri cambiamenti possono essere il disinteresse al gioco con i coetanei e la predilezione per la compagnia con i grandi, l’improvviso interesse a immagini con tematiche erotiche e un’adultizzazione. Tra le prede ideali ci sono quei bambini che appartengono alle famiglie disgregate “Ci penso io a lui, lo guardo io…”: una delle “regole” del pedofilo è quella di diventare amico di un bambino senza amici.

FONTE Psicoadvisor

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