Don Seppia, forse qualcuno sapeva e ha nascosto la verità

Don Riccardo Seppia, il prete accusato di violenza su minori, nonché di uso di stupefacenti, non è stato mai accusato fino ad ora, anche se ci sono molti sospetti che qualcuno sapesse già qualcosa. Risulta, infatti che nel 1994 un medico avesse sporto denuncia per una serie di telefonate a sfondo erotico giunte ai suoi figli. Si scoprì che erano partite dal telefono dell’allora viceparroco. Ma questa storia finì stranamente nel dimenticatoio e non si seppe più nulla. Dopo la denuncia dei carabinieri le telefonate cessarono e don Seppia venne trasferito. Ma già don Piercarlo Casassa aveva denunciato anni fa le continue assenze del prete, soprattutto la mattina, e il disagio che provavano i ragazzi che lo frequentavano. Anche, in questo caso, subito dopo la lamentela di don Casassa con il cardinale, don Seppia fu trasferito.

L’uomo verrà spostato dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo, in serata. Lui stesso ha fatto richiesta di essere spostato a causa degli insulti delle minacce ricevute più volte dagli altri detenuti.

http://www.newslive24.com/don-seppia-forse…-la-verita.html

23.5.2011

Don Seppia, dubbi per alcune telefonate hard
Genova, chiamate scurrili e blasfeme dalla sua canonica

CENTRI ANTIPEDOFILI NELLE DIOCESI

16:03 – Su don Riccardo Seppia, il prete arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, si concentrano altri sospetti. Nel 1994 un medico nel Levante genovese denunciò una serie di telefonate a contenuto erotico verso i propri figli. Gli investigatori accertarono che le telefonate erano partite dall’apparecchio di don Riccardo, all’epoca viceparroco. Delle indagini non si seppe più nulla.
L’episodio è stato portato alla luce da Il Giorno. Il telefono in questione venne messo sotto controllo. Gli investigatori scoprirono che le telefonate blasfeme e volgari partivano dalla parrocchia di San Pietro, dove allora don Riccardo era viceparroco. Dopo la denuncia ai carabinieri, non vi furono più telefonate.La curia genovese decise allora di trasferire il sacerdote.

Verrà trasferito stasera dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo don Riccardo Seppia. Era stato lo stesso parroco a chiedere al direttore del carcere di Marassi di essere trasferito: nonostante il prete sia in una cella della sezione protetti, gli altri detenuti lo hanno insultato e minacciato più volte. Don Seppia domenica non ha preso parte alla messa celebrata dal cappellano del carcere, che pure avrebbe incontrato più volte, nella cella e nel suo studio, il sacerdote sospeso dalla curia.

www.tgcom.mediaset.it/cronaca/artic…nate-hard.shtml

l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
di NADIA CAMPINI

Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

Le famiglie: “Pagateci i danni”

Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

E le famiglie preparano una class action
“Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

di STEFANO ORIGONE

La chiesa di Santo Spirito a Sestri

“La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

“Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

“Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/

Parroco arrestato, sarebbe sieropositivo

(ANSA) – GENOVA, 20 MAG – Don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacenti, sarebbe sieropositivo. E’ quanto si apprende dall’ordinanza del gip nei suoi confronti. Proprio per questo motivo, il sacerdote si troverebbe in una sezione speciale del carcere di Marassi, dove e’ detenuto da una settimana. Non e’ escluso che il sacerdote, sospeso dalla curia di Genova, nei prossimi giorni venga sottoposto a nuovi esami clinici.

L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

di don Paolo Farinella

Di seguito l’articolo di don Paolo Farinella pubblicato su Repubblica/Edizione Ligure venerdì 20 maggio 2011 col titolo: “Cocaina e pedofilia nella chiesa di Genova: andare alle radici”.

Un terremoto annunciato si è abbattuto su Genova ad opera dello Spirito Santo che in questa occasione si è domiciliato in una parrocchia di Sestri Ponente, diocesi di Genova. Dopo gli Usa, l’Irlanda, l’Austria e il Belgio, è ora il turno della chiesa italiana, a cominciare, in ordine gerarchico da Genova, diocesi del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Con una aggravante: alla pedofilia, già di suo crimine orrendo, si aggiunge l’uso abituale e lo spaccio di cocaina. Alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni e in queste ore, negli anfratti, nei locali e forse addirittura nella stessa chiesa della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri, si è sviluppata una tragedia che si fa fatica a capire e digerire. Il cardinale Bagnasco, in prima battuta, contrariamente allo stile clericale del «sopire, troncare, padre molto reverendo; troncare, sopire» di manzoniana memoria, si è mosso subito e bene e gliene va dato atto, ma a mio parere è arrivato fuori tempo massimo e anche stordito dalla violenza del turbine che ancora lo condiziona. Ieri, al santuario della Guardia, durante l’annuale raduno dei preti ha espresso il suo dolore e sconcerto, aggiungendo che “nulla faceva prevedere quanto successo”. Mi dispiace dovere ancora una volta dissentire da codesto modo di sminuire la gravità e anche le responsabilità del sistema clericale che recluta preti a costi di saldi, purché garantiscano obbedienza esteriore, rinuncia a pensare con la testa e uomini funzionali alla struttura, anche se immaturi, inadatti e potenziali bombe ad orologeria perché affettivamente incompleti e infantili.

La domanda è: qual è la causa che produce simili mostri che a loro volta sono persone malate da curare in tempo e non dopo 17 anni? La stessa gerarchia cattolica che ora si scandalizza e cerca disperatamente di correre ai ripari sforzandosi di coprire vergogne secolari con foglie di fico sgualcite, ha taciuto ed è stata inerte, nascondendo la testa sotto la sabbia, non credendo possibile che la realtà fosse così tragica, raggiungendo profondità carsiche. Essa si è nascosta dietro il paravento di una pseudo-spiritualità inconsistente che ha fatto perno sul mantenimento di un celibato anacronistico e che pervicacemente si continua a volere imporre con motivazioni anacronistiche.

In questi mesi il cardinale Bagnasco ha partecipato alle celebrazioni del suo predecessore card. Siri, riproposto come modello della Chiesa, e insistendo nel suo ruolo di vescovo fedele alla Chiesa, mentre tutti sanno che ha formato intere generazioni (ne sono testimone oculare dal 1965) ad una obbedienza di convenienza: «nella mia diocesi non attuo la riforma liturgia perché in concilio ho votato contro», dando così un “esemplare” senso di ecclesialità alla rovescia, mettendo le sue manie di uomo disturbato psicologicamente al di sopra del magistero supremo di un concilio. Siri fu il vescovo che accoglieva nel suo seminario i seminaristi espulsi dagli altri seminari solo perché erano affamati di tonache, di pizzi e merletti, anche se malati mentali. A Genova accolse un gruppo religioso fondato da un ex colonnello greco per combattere il concilio Vaticano II e l’accolse perché il rifiuto di tutta la conferenza episcopale francese per Siri fu sufficiente garanzia di ortodossia.

Oggi Genova paga le conseguenza di quell’episcopato miope e scellerato e di cui anche Bagnasco è frutto diretto e dovrebbe conoscere dall’interno; proponendo Siri come modello si assume la responsabilità di giustificare uno stile e un sistema clericale che il brodo di coltura di tragedie come quella di Sestri. In un mondo in rapido cambiamento Siri ieri e Bagnasco oggi preparano un clero immaturo e affettivamente fragile incapace di vivere la complessità della società “plurale” di oggi, lasciandoli abbandonati a se stessi e senza motivazioni di vita. Nella tragedia della pedofilia colpisce una costante: i responsabili sono cultori della veste talare, difensori strenui del celibato, entusiasti della Messa preconciliare, rigidi con le coppie divorziate, severi nei giudizi morali verso gli altri, acerrimi nemici della coppie di fatto, votano Berlusconi e Lega, ma sono indulgenti verso se stessi fino alla droga di incenso e di cocaina. Di fronte ad un clero decaduto, stremato, confuso, malato, perduto, annaspante e senza risorse, il papa attuale non sa offrire altro che il rimedio della Messa in latino, cioè un rito di cinque secoli fa e una lingua che gli stessi preti non capiscono più. E’ veramente il segno della desolazione e dell’incapacità della gerarchia di cogliere i segni dei tempi e di leggere la realtà così come è. E’ arrivato il tempo per il cardinale Bagnasco di prendere atto del fallimento educativo della Chiesa e di interrogarsi sul modo di reclutamento dei preti, di mettere in discussione il celibato obbligatorio come condizione previa e di ripensare il ruolo del prete nel contesto di una comunità reale e non al di fuori e sopra di essa. Questo è il tempo dell’umiltà e del coraggio: se un prete può usare cocaina e abusare di minori indisturbato per 17 anni, la tragedia di Sestri non può essere archiviata come un incidente di percorso, ma è il sintomo di una Chiesa smarrita che nessun ritorno al preconcilio può salvare, ma solo il coraggio di una rivoluzione evangelica.

Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena

19 maggio 2011

Don Riccardo Seppia spendeva 300 euro al giorno in cocaina

Tre o quattro grammi di cocaina al giorno. La pedofilia. E un sole a sette raggi tatuato sulla schiena, che fa pensare agli investigatori che Don Riccardo Seppia non fosse così cattolico. Le indagini sul parroco di Sestri Ponente rivelano particolari sempre più imbarazzanti sul prete. Ne parla Erika Della Casa sul Corriere della Sera:

La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve ». Comprava per se e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare. Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini».

Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina?

I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne. Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

I sospetti nei confronti del prete erano assai radicati, risalivano addirittura a 25 anni fa:

Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri — dice don Casassa — mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori». Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire.

E infine c’è la storia del tatuaggio sulla schiena, che richiamerebbe simboli del satanismo:

Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili ». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus

http://www.giornalettismo.com/archives/125…-sulla-schiena/

L’ex sacerdote: di notte era sempre in giro. L’ombra del satanismo
«Il prete spendeva in droga
fino a 300 euro al giorno»
L’indagine dei Nas. Il mistero dei soldi di don Riccardo

Ne consumava tre, quattro grammi al giorno. La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve». Comprava per sé e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare.

Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini». Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina? I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne.

Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri – dice don Casassa – mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori».

Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire. Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus.

Erika Dellacasa
19 maggio 2011

http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…efd73d610.shtml

RICHIESTE CHOC DI DON SEPPIA, VOGLIO BIMBO DI 10 ANNI

19 MAG 2011

(AGI) – Genova, 19 mag. – “Difficile da snidare”, un uomo che “evidentemente si sentiva al di sopra di ogni sospetto”, ossessionato dal desiderio di avere rapporti con “bambini”.
Questo l’identikit di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato venerdi’ scorso per pedofilia e cessione di stupefacenti, tracciato nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Milano Maria Vicidomini. L’indagine prende le mosse nella seconda meta’ di ottobre quando i carabinieri del Nas, impegnati a Milano in un’inchiesta sul traffico di anabolizzanti in palestre e saune, si imbattono in una conversazione tra un pusher africano, soprannominato Franky, e il parroco genovese.

I PROTAGONISTI DELLA VICENDA DI DON SEPPIA

Ecco la telefonata: “Ah… niente…
senti…. non trovi nessun bambino…?” chiede don Riccardo Seppia a Franky. E’ il 22 ottobre. Don Seppia, nella stessa conversazione aggiunge: “… eh che mi piace… non hai tuoi amici che mi vogliono fare di tutto…?”. Gli inquirenti si precipitano in procura e aprono un fascicolo sul prete genovese. Scrive don Seppia a Franky in un sms: “Mi trovi bambini?”. Sono le 21 del 22 ottobre. Alle 21 e 26 un altro messaggio: “Hai trovato uomini negri?”. Il 23 ottobre altro traffico telefonico tra il parroco e Franky: “Senti, ti chiamo perche’ ieri avevi parlato che avevi trovato un ragazzo…” dice il prete. “Si’… io ho trovato pero’ lui e’ andato in galera… hai capito?” risponde. “Ma ha meno di 15 anni?” chiede don Seppia. “Eh, magari 18…” replica Francy. “E no a me mi serve… mi piace… con meno di 14 anni io li cerco” dice il prete.

LE TAPPE DELLA VICENDA DI DON SEPPIA

Alle 22 dello stesso giorno diventa evidente che Franky ha dei contatti con altre persone in grado di fornirgli bambini per pedofili: “Adesso quando ti interessa dimmi… io chiamo a loro subito uomo: ho capito… se vuoi uno o due… io prendo… capito?” dice Francy al parroco. “Pero’ ragazzo probelma…” aggiunge. Il 29 ottobre don Seppia scrive in un sms: “Trova un bambino 10 anni”. L’ossessione cresce, fino a dicembre, quando Franky sembra abbia trovato la ‘preda’ giusta.
E’ il 13 dicembre: “Ti volevo dire, sei riuscito a trovare qualche bambino?” chiede Seppia. Franky dice che, si’, lo ha trovato: “Si trovato pero’ ancora non c’e'”. “Quanti anni?” chiede Seppia. “11, 12…” risponde Franky. “Bene bene – dice Seppia – senti, guardo, guarda se ce l’hai.. che… posso prenderlo”. E aggiunge: “Ah bene, me li trovi piu’ piccoli?”.

La sera del 22 dicembre 2010 Seppia vuole un bambino, e chiama un amico invitandolo ad abusarne insieme: “Stai a sentire, ti volevo dire questo… Ho avuto modo di trovare qualcosa di tenero eh… per noi… quando vengo in su… eh… e cazzo, cosi’ ci divertiamo”. La cosa non va in porto, il parroco e’ furioso e parla con Francy: “Ma puoi trovare qualche madre che ha un bambino… che ha bisogno di coca no?!”.

http://www.agi.it/cronaca/notizie/20110519…imbo_di_10_anni

Don Seppia, in manette l’ex seminarista

Genova – Nuovi elementi emergono nell’indagine che ha portato all’arresto di don Riccardo Seppia, il parroco di Genova Sestri Ponente arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente.

In manette è finito anche Emanuele Alfano, l’ex seminarista di 41 anni, amico e complice del parroco. Era proprio lui infatti ad adescare i “ragazzini” per il parroco. Alfano stava organizzando una sua fuga da Genova: si stava per imbarcare come croupier su una nave da crociera. L’uomo è accusato di induzione alla prostituzione minorile continuata e favoreggiamento. Sono due i giovani vittime della dell’ex seminarista. Un minore, in particolare, sarebbe stato indotto a prostituirsi più volte, mentre per il secondo l’ex religioso è accusato di favoreggiamento alla prostituzione. L’uomo si trova ora nel carcere di Marassi, lo stesso in cui è detenuto da venerdì scorso don Riccardo Seppia. L’interrogatorio di garanzia nei suoi confronti è stato fissato per domani. Intanto i due ragazzi di 17 anni, sentiti nei giorni scorsi, hanno ammesso di aver avuto rapporti sessuali con don Riccardo Seppia ed Emanuele Alfano. Come raccontato dai ragazzi, i rapporti venivano consumati in cambio di soldi in appartamenti di conoscenti di don Riccardo e Alfano, sempre a Genova.

Alfano non idoneo al sacerdozio – Emanuele Alfano «è stato un anno in propedeutica, per il discernimento, prima dell’ingresso in teologia». Al termine dell’anno di prova, svolto tra l’ottobre 2006 ed il giugno 2007, «è stato riconosciuto non idoneo per intraprendere il cammino del sacerdozio». Lo afferma monsignor Michele Cavallero, Rettore del Seminario Arcivescovile ed Interdiocesano “Benedetto XVI” di Genova frequentato dall’ex seminarista arrestato oggi pomeriggio a Genova.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…a_manette.shtml

Don Seppia, Avvenire contro Repubblica “Sulla storia del prete macchina del fango”

Davide Rondoni attacca l’editoriale di Francesco Merlo “L’orco di Genova e le colpe della Chiesa” in cui il giornalista sostiene che il sacerdote arrestato sia “il culmine, il punto di non ritorno della sessuo-teologia italiana”

La scritta contro don Seppia comparsa a Sestri Ponente
Davide Rondoni contro Francesco Merlo. Avvenire contro Repubblica. Al centro la storia di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa del Santo Spirito di Sestri Ponente, nel genovese, arrestato venerdì 13 maggio con l’accusa di violenza su minore e cessione di sostanze stupefacenti (Leggi la cronaca). Nell’editoriale “Quelle spirali cieche e velenose” comparso oggi sul giornale dei vescovi, l’editorialista Rondoni si scaglia contro “una firma di Repubblica”, un “maramaldo e furbastro”, colpevole di “attivare la macchina del fango” (Leggi l’articolo). Il riferimento è a Francesco Merlo, citato tre volte da Rondoni, ma mai chiamato per nome, che ieri ha scritto un commento sulla vicenda del parroco dal titolo “Il prete orco di Genova e le colpe della Chiesa”.

Cosa sostiene Merlo? “Don Riccardo si è ammalato ed è diventato una povera belva praticando gli insegnamenti sessuomaniaci della Chiesa”, esordisce il giornalista (Leggi l’articolo). “Il prete-lupo don Riccardo mi fa pena perché è il culmine, il punto di non ritorno della sessuo-teologia italiana. Non una mostruosità individuale e occasionale, ma il prodotto terminale di una Chiesa che si rifiuta di vedere ‘la lettera rubata’ che sta davanti ai suoi occhi: il marasma sessuale che c’è tra i funzionari di Dio”, spiega ancora Merlo. Insomma, Seppia è il “figlio sorprendente ma legittimo di una Chiesa sorprendente dove lo scandalo non viene più dall’eresia”, ma “dall’incubo del sesso”.

L’idea che don Seppia possa essere il frutto avvelenato della stessa sessuofobia della Chiesa manda su tutte le furie l’editorialista di Avvenire che tenta un paragone: “Imputare la tremenda e spavalda doppia personalità di don Seppia alla sua educazione cattolica – la medesima che ha formato santi e gente normalissima – sarebbe come imputare la doppia personalità dei coniugi di Erba alle scuole da loro frequentate nel Comasco o addossare la responsabilità delle cose orrende che hanno compiuto alla linea educativa dello Stato italiano che si è occupato della loro formazione da ragazzi”. Che cosa abbiano da spartire due assassini colpiti da un raptus improvviso – i coniugi di Erba – con una persona che sin dalla giovinezza viene segnalata come “morbosa” dal sacerdote suo superiore e che per questo lo segnala a una Curia del tutto indifferente (Leggi la cronaca)?

Non solo Merlo usa una “vicenda pietosa per i suoi attacchi fangosi, ma “osa tirare in ballo il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei” e “osa evocare il suo ruolo di padre e di maestro in quella città e in quella Chiesa capovolgendolo ignominiosamente in quello di istruttore alla dissimulazione e all’ombra complice e omertosa”, scrive Rondoni. In realtà Merlo si chiede quello che si chiedono tutti: come è possibile che don Riccardo non sia stato fermato prima viste le segnalazioni sulla sua attività? Come scrive il giornalista di Repubblica: “Non c’è un solo prete pedofilo che sia stato denunziato dalla Chiesa alla magistratura, consegnato dalla Chiesa alla polizia”, ma sempre dopo, una volta che le cose sono già accadute. E “dopo, spiace dirlo, la reazione dolente e tuonante si porta sempre il sospetto della coda di paglia, la paura-coscienza di essere corresponsabili di quel reato che altri hanno scoperto”.

Se poi all’interno delle pagine di Avvenire si trovasse un solo accenno di cronaca alla vicenda di don Seppia forse i lettori del quotidiano saprebbero di cosa la loro illustre firma sta parlando.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19…l-fango/112357/