Sarà un 2019 durissimo. Il Vaticano rinforza gli ormeggi della comunicazione

Tra svolta e rottura, l’uscita di scena di Burke e Ovejero, travolti dai fatti del 2018, dai casi di pedofilia alle accuse di monsignor Viganò

Svolta o rottura? Il fatto che il Portavoce del Papa Greg Burke e la sua vice Paloma García Ovejero abbiano lasciato in blocco non si può liquidare – come pure hanno fatto gli interessati su Twitter – con un “Nuovo Anno, nuove avventure”, o semplicemente come “una tappa” della vita.

Al termine di un anno infernale per la Chiesa cattolica in tutto il mondo a causa della nuova crisi per gli abusi sessuali, le loro dimissioni segnano per il Papa la necessità di “rinforzare” gli ormeggi della comunicazione in vista di un 2019 che si prevede non facile, addirittura un anno della verità.

La loro rinuncia non ha però nulla di subitaneo. Come ha voluto sottolineare lo stesso Burke in un tweet del tardo pomeriggio di ieri, la decisione dei due è arrivata al termine di “mesi” di preghiera.

Anche se la loro scelta personale probabilmente è stata “anticipata”, mettendo così il Papa nella condizione di non poter annunciare in contemporanea il nuovo assetto definitivo della struttura, ma solo l’ interim di direttore della Sala Stampa ad Alessandro Gisotti, responsabile social media e giornalista della Radio Vaticana, per vent’ anni allievo di Padre Federico Lombardi, predecessore di Burke.

D’ altra parte segni di difficoltà erano emersi già dopo il primo anno dalla nomina avvenuta nel luglio 2016, tanto che in loro difesa si era speso il vaticanista americano John Allen, direttore del sito Crux., dichiaratamente amico di Burke.

Nonostante dal marzo del 2018 la struttura della comunicazione della Santa Sede abbia subito scosse e controscosse ( il ridimensionamento della Segreteria, divenuta semplice Dicastero, e del suo prefetto Dario Viganò che ha dovuto lasciare dopo l’episodio di una lettera di Benedetto XVI ” addomesticata”, la nomina di Paolo Ruffini, ed infine la nomina a direttore editoriale di Andrea Tornielli) sarebbe un errore ritenere le dimissioni dei Portavoce siano legate solo agli equilibri tra i vari comunicatori.

La spiegazione va cercata nella gestione della crisi degli abusi in Australia, Cile e Stati Uniti, e del caso dell’attacco al Papa da parte dell’ex Nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò.

In sostanza nell’offensiva di un ampio fronte tradizionalista, ben radicato negli Usa, che ha giocato la sua partita sui media, senza adeguata risposta o almeno un abbozzo di risposta da parte della Sala Stampa. Tanto che sul caso Viganò sono stati richiamati “in servizio” padre Lombardi e Tom Rosica per testimoniare sull’incontro di Francesco con la controversa impiegata Kim Davis e una difesa articolata sul caso del nunzio Viganò è contenuta in un libro di cui è stato coautore proprio Tornielli (“Il giorno del giudizio”).

Certamente poi Burke ha seguito il destino della caduta del cardinale George Pell (rientrato in Australia a fine giugno 2017, sottoposto a processo per abusi sessuali, per cui è stato condannato – ed è il più alto in grado nella gerarchia cattolica – in prima istanza all’inizio dello scorso dicembre, mentre pende un secondo processo in questo inizio d’anno). Pell infatti è stato il vero sponsor di Burke, al termine del secondo processo Vatileaks. Secondo il sito d’ informazione para Vaticano “Il Sismografo” , “Greg” inoltre non sarebbe riuscito a costruire nessun tipo di rapporto con il cardinale Pietro Parolin, cioè il segretario di Stato, a lungo contraltare di Pell, fino alla sua caduta in disgrazia .

Esponente numerario, cioè consacrato dell’Opus Dei, Burke era entrato in Vaticano come ha ricordato ieri lui stesso, durante la crisi del primo Vatileaks come consulente della segreteria di Stato, con l’Assessore americano Peter Wells, e una borsa della potente organizzazione tradizionalista americana dei Cavalieri di Colombo, che coprivano le spese del suo incarico. Ha così gestito la transizione dal Pontificato di Ratzinger a quello di Francesco, uscito da un Conclave in cui sono stati determinanti i voti dei porporati americani. Mentre ora il rapporto di Francesco con la Chiesa americana e’ altamente conflittuale.

L’addio di Burke e Ovejero è stato salutato come quello degli unici onesti nel mondo della comunicazione vaticana che sarebbe ormai ridotta a pura propaganda secondo una parte dei commentatori della destra americana. Rod Dreher su Twitter ha scritto: “Lasciatemi indovinare. Erano troppo onesti per appoggiare la linea ufficiale più a lungo, specialmente se si pensa che l’incontro di febbraio ( sulla pedofilia, ndr) probabilmente sarà una finzione”. L’incontro cui fa riferimento è quello di tutti i capi delle Conferenze episcopali del mondo, ritenuto di importanza quasi pari a un Conclave. Dreher è l’autore del bestseller tra i tradizionalisti “L’opzione Benedetto” e il destinatario dell’ultima lettera dell’ex Nunzio Viganò , quella recapitata a fine settembre 2018.

https://www.huffingtonpost.it/2019/01/01/sara-un-2019-durissimo-il-vaticano-rinforza-gli-ormeggi-della-comunicazione_a_23631314/

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