«Al Forteto condotte aberranti». Così i giudici inchiodano Fiesoli

Le motivazione alla sentenza d’Appello che ha condannato il Profeta

di AMADORE AGOSTINI

Firenze, 18 novembre 2018 – Ci sono aspetti della vicenda del Forteto che non potranno mai essere dimenticati. Ci sono domande che la gente si fa e si farebbe ancor di più se leggesse ogni riga delle migliaia di carte processuali di questa dolorosissima storia.

Intanto, con un certo anticipo rispetto alla scadenza dei 30 giorni richiesti, la terza sezione penale della Corte d’Appello, ha depositato l’ultima sentenza sulla vicenda, quella voluta dalla Corte di Cassazione. La relatrice e presidente del collegio, la giudice Paola Masi, ha messo una pietra tombale sulla sorte di Fiesoli e sodali. Sessantuno pagine per spiegare, accogliendo le istanze della Suprema Corte, i 14 anni e 10 mesi infilitti al guru Fiesoli, i 6 anni e 4 mesi per Daniela Tardani. Il collegio infine ha accolto il concordato raggiunto da Luigi Serpi, Maria Francesca Tardani, Elena Tempestini e Mariella Consorti a 2 anni.

Non senza fatica con la sospensione condizionale della pena.

Scrive infatti la giudice Masi: «La lunga durata del reato commesso, la palese intensità del dolo, la gravità di aver agito con abuso di autorità, la mancanza di gesti di resipiscenza nonchè il fatto che simili condotte siano state tenute anche nei confronti di altre vittime, anche se i relativi reati sono stati dichiarati prescritti, sono parametri che dimostrano una rilevante inclinazione a delinquere… però la comunità del Fiesoli è venuta meno e le inchieste hanno dimostrato in modo indiscutibile il carattere aberrante delle teorie e delle condotte che venivano tenute all’interno di essa». Ma, spiega il giudice, si può fondatamente ritenere che gli imputati ammessi al concordato abbiano commesso reati solo perché inseriti in quel contesto e che abbiano compreso, cessato il rapporto con Fiesoli, la natura dei loro reati. Che non ripeteranno.

Dunque la vicenda, depurata da tutte le prescrizioni possibili, applicate con cura e scrupolo tutte le pene scevre da aggravanti, accolte le doglianze della difesa di Fiesoli, è finita. Restano comunque, a un lettore della strada, al di là degli artifici legali, una domanda e una sensazione orrida. La domanda è: come hanno fatto a finire nelle mani dell’orco bambini di 5 e 7- 8 anni? La sensazione invece pervade di tristezza: in quella setta il pensiero fisso era l’omosessualità, non come scelta libera, ma nel suo aspetto più putrido. Le donne, Fiesoli, le definiva «impure» e «puttane». E questo è in sentenza.

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