L’irritazione dei vescovi americani contro l’ex cardinale McCarrick: “Serve un pubblico ripudio”

Nell’assemblea nazionale riunita a Baltimora e tutta incentrata sulla crisi degli abusi sessuali, si discute anche della richiesat della Santa Sede di rinviare il voto che porterebbe all’adozione di nuove misure per combattere gli abusi del clero e relative coperture da parte delle gerarchie

di PAOLO RODARI

Nell’assemblea nazionale riunita a Baltimora e tutta incentrata sulla crisi degli abusi sessuali, numerosi vescovi statunitensi hanno chiesto un ripudio formale di Theodore McCarrick, l’ex cardinale accusato di doppia vita e di molestie su minori.

“Non abbiamo intrapreso alcuna azione ufficiale per prendere le distanze dal comportamento vergognoso di uno dei nostri”, ha detto il vescovo Liam Cary, di Baker, in Oregon. “Che cosa faranno le persone col nostro silenzio?”, si è domandato il vescovo Michael Olson, di Fort Worth, in Texas, che ha notato anche con dispiacere come McCarrick non sia stato declassificato e che, di per sé, in quanto ancora vescovo, avrebbe potuto partecipare all’assemblea di questa settimana. “Non è il benvenuto”, ha detto ancora Olson. “Dovremmo dire questo per il suo bene, e per rispetto verso coloro che ha danneggiato”.

L’episcopato americano sta cercando a fatica di uscire dallo scandalo McCarrick e dalle notizie devastanti riportate nel Pennsylvania Report, oltre trecento preti hanno abusato di più di mille minori. In questi giorni, in particolare, ha destato scalpore la notizia che la Santa Sede si è mossa per chiedere proprio ai vescovi riuniti a Baltimora di rinviare il voto che avrebbe portato all’adozione di nuove misure per combattere gli abusi del clero e relative coperture da parte delle gerarchie. Una misura dettata forse dalla prudenza, ma che certo ha indignato migliaia di vittime che hanno reagito con proteste.

Il Vaticano ha chiesto ai vescovi di attendere il summit globale di febbraio 2019. “Noi stessi non siamo contenti di questo”, ha spiegato il cardinale Daniel DiNardo, presidente dei vescovi Usa. Che ha poi riferito di non sapere se sia stato lo stesso Francesco a chiedere il rinvio al prossimo anno. Anche se, ha precisato, “quando lo incontrai in ottobre era molto positivo”. Di Nardo ha ipotizzato che un motivo del rinvio possa essere legato alla necessità di modificare il diritto canonico. Oppure, al fatto che la Santa Sede ritenga più opportuno dare una risposta coordinata a livello mondiale e che quindi non abbia senso per la conferenza episcopale di un Paese muoversi in modo indipendente.

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