Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

Marco Tosatti

I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Intanto Viganò scrive ai prelati riuniti: “Non siate pecore spaventate, ma pastori coraggiosi”. 

I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Indagare, non giudicare, come le fonti vicine al Vaticano, da cui è partita questa mossa dilatoria, hanno diffuso – con successo – non appena il presidente della conferenza episcopale, Daniel Di Nardo, ha dato l’annuncio dello stop al voto proveniente da Roma. I risultati dell’eventuale indagine verrebbero poi consegnati alle autorità superiori, e in particolare al Nunzio. Quindi non si tratterebbe – come i difensori della mossa vaticana affermano – di un attentato al primato petrino, o alle prerogative pontificie rispetto ai vescovi.

Quello che è certo è che i vescovi americani, e con loro il presidente, il cardinale DiNardo, sono rimasti a dir poco sorpresi dalla richiesta della Congregazione per i vescovi, in cui siedono peraltro anche i cardinali Cupich e Wuerl, direttamente collegati con la “filiera” McCarrick.

Tutti i cronisti presenti parlano di una “visibile sorpresa” dei vescovi, in particolare perché le bozze dei due documenti – quello sulla condotta dei vescovi e quello sull’istituzione di una commissione di inchiesta – sembravano a tutti necessari, per dare un segnale concreto ai cattolici e all’opinione pubblica che la Conferenza episcopale voleva affrontare seriamente il dramma degli abusi. Non è un caso che gli interventi del presidente e della vicepresidente del National Advisory Council sul tema abusi – un sacerdote e una donna – siano stati subissati di applausi. Entrambi hanno parlato delle riforme proposte e bloccate da Roma: un nuovo codice di condotta, un’inchiesta sui seminari, per estirpare alla radice i comportamenti predatori omosessuali, un’inchiesta sul cardinale McCarrick e un sistema indipendente per indagare le accuse di abusi.

In questo clima si è inserito il breve messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che riportiamo: “Cari Fratelli Vescovi negli Stati Uniti, Vi scrivo per ricordarvi il sacro mandato che vi è stato dato il giorno della vostra ordinazione episcopale: condurre il gregge a Cristo. Meditate su Proverbi 9:10: il timore del Signore è l’inizio della saggezza! Non comportatevi come pecore spaventate, ma come pastori coraggiosi. Non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà a ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni. Sto digiunando e pregando per voi. Arcivescovo Carlo Maria Viganò,  Il vostro ex Nunzio Apostolico”.

Roma chiede che la votazione sulle proposte concrete per affrontare la crisi sia rimandata a dopo febbraio, cioè a dopo il “vertice” di tutte le conferenze episcopali del mondo a Roma per discutere del problema degli abusi. E dopo lo sconcerto dovuto all’annuncio dell’inspiegabile richiesta romana, i vescovi hanno deciso comunque di affrontare nella discussione i temi caldi, in modo da fornire alla delegazione USA di febbraio armi e materiale per affrontare la questione. Come ha spiegato un vescovo coraggioso, Thomas Paprocki di Springfield questa non è una ribellione o un atto di disobbedienza verso il Pontefice. Ma i vescovi non sono “direttori di filiale” del Vaticano, né “vicari del romano Pontefice”. La conferenza episcopale americana deve “prendersi cura del suo gregge”. E, come diversi commentatori hanno fatto rimarcare, la richiesta romana confligge con la sinodalità e il decentramento sbandierati a parole, per non parlare poi della necessità, sempre sbandierata in maniera demagogica e tradita nei fatti, di un maggior ruolo di laici e donne nella Chiesa. Tutto bello, fino a quando non si arriva al concreto: e allora la struttura verticistica e clericale riappare immediatamente.

E il cambio di tono è diventato evidente quando il card. Di Nardo ha annunciato che ci sarebbe stato un voto per un argomento aggiunto all’agenda. Il cardinale ha annunciato che l’aggiunta proposta sarebbe stata quella di inviare una richiesta formale alla Santa Sede di consegnare tutta la documentazione relativa al caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. A seguire il vescovo ausiliare di Los Angeles, Robert Barron, ha sottolineato come la crisi attuale fosse nata proprio a causa del cardinale, e che la gente sta premendo sui vescovi perché si arrivi a fare chiarezza fino in fondo. Un tema sensibile per Roma e per il Pontefice, che ha evitato di rispondere alla chiamata in causa dell’arcivescovo Viganò su questo tema.

Barron si è chiesto a che punto sia l’esame dei documenti relativi da parte della Santa Sede, e si è chiesto se non sia possibile “esercitare una rispettosa pressione” per un’indagine approfondita. Che, ancora una volta non sembra sia nei desideri vaticani. La richiesta di un’indagine apostolica fatta al Pontefice dai vescovi USA era stata lasciata cadere. Ma il presidente del National Advisory Council, padre David Whitestone, ha chiesto che ci sia un’indagine totale e indipendente sullo scandalo McCarrick, che includa i dettagli dei compensi ricevuti da eventuali vittime, e i nomi di coloro che erano al corrente delle eventuali sanzioni verso McCarrick.

Il problema delle sanzioni, di chi ne era al corrente, di chi non le ha fatte rispettare e di chi le ha sollevate come sappiamo è uno dei nodi centrali della testimonianza Viganò. Una richiesta analoga è stata fatta da Francesco Cesareo, il presidente del National Review Board, l’organismo creato nel 2002 a difesa dei minori nella Chiesa americana. Cesareo ha chiesto un’indagine nello scandalo McCarrick, e ha anche chiesto che le diocesi di Newark, Washington e New York cooperino nell’inchiesta. È evidente che per i vescovi americani – e per i fedeli americani in generale – la chiarezza sul caso McCarrick è un tema di grande importanza per ristabilire un clima di fiducia. Un’esigenza che il silenzio del Vaticano e del Pontefice sembrano non capire.

Cesareo ha detto: “Le accuse dell’arcivescovo Viganò devono trovare risposta. Non si deve tralasciare nulla. Ignorare queste accuse lascerà una nuvola sulla Chiesa, e le domande resteranno in sospeso”.

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