Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

Città del Vaticano – Mentre negli Stati Uniti non si placano le polemiche delle vittime degli abusi, Papa Francesco prova a recuperare il terreno perduto nella lotta contro la pedofilia nominando segretario aggiunto della Congregazione della Dottrina della Fede l’ex promotore di giustizia Charles E. Scicluna, un prelato che era stato allontanato dal suo ruolo nel 2012 con una decisione che creò a suo tempo sconcerto per i modi con i quali fu deciso l’incomprensibile spostamento. Divenuto successivamente arcivescovo di Malta, Scicluna venne in seguito mandato in Cile da Papa Francesco come suo inviato per fare chiarezza sulle coperture garantite da alcuni vescovi al pedofilo seriale, padre Fernando Karadima. Dall’inchiesta di Scicluna il Papa ha rimosso ben 5 presuli cileni sugli oltre 30 che hanno offerto le dimissioni a Francesco.

Monsignor Scicluna che ha fama di grande fermezza – come testimonia anche la sua accusa di omertà rivolta ai vescovi italiani – manterrà il suo incarico di arcivescovo di Malta ma intanto si prepara ad aiutare a gestire l’incontro tra tutte le conferenze episcopali del mondo di febbraio, un incontro che si annuncia un po’ come una specie di mini concilio, sebbene ritagliato sulle misure da adottare per debellare nella Chiesa la piaga degli abusi e i comportamenti omertosi di tanti vescovi. A suo tempo Scicluna si disse favorevole all’istituzione di un tribunale speciale per i vescovi insabbiatori ma la proposta fu accantonata in curia perchè ritenuta eccessiva e non in linea con il diritto canonico.

La nomina di Scicluna – resa nota stamattina – non sembra però placare il clima di irritazione generale che si respira nella Chiesa cattolica americana, impegnata ultimamente ad individuare una serie di misure concrete da adottare nelle diocesi. Ad alzare la tensione è stata anche la richiesta da parte del Vaticano, di chiedere ai vescovi americani di rinviare il voto di queste nuove misure antipedofili, e di aspettare fino a febbraio, quando ci sarà la riunione di tutti gli episcopati del mondo. Le vittime negli Stati Uniti hanno vissuto questo rinvio come l’ennesima batosta che, ai loro occhi, dimostra la difficoltà della Chiesa a fare luce sui comportamenti poco trasparenti dei vertici.

Lo stesso cardinale Daniel DiNardo non è stato affatto contento di questo rinvio. Non se l’aspettava. In una conferenza stampa non ha nascosto sconforto. «Stiamo lavorando molto bene per passare all’azione e lo faremo. Abbiamo solo un dosso sulla strada». Di Nardo ha riferito che non sa se sia stato lo stesso Papa Francesco a chiedere il rinvio a febbraio. Molto probabilmente, ha aggiunto, potrebbe essere stata la Congregazione dei Vescovi da sempre contraria all’istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare il comportamento dei vescovi insabbiatori. Quindi ha ipotizzato che un motivo della richiesta potrebbe essere legata alla necessità di modificare il diritto canonico.

A complicare il quadro e a rendere più teso il clima è arrivata ai vescovi americani una lettera dell’ex nunzio Viganò che ha lanciato all’episcopato un appello a ignorare il rinvio vaticano e a votare le misure antipedofilia individuate: «Non comportatevi come pecore spaventate ma come pastori coraggiosi, non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà ad ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni».

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vaticano_abusi_usa_chiesa_scicluna_vescovi_vittime_giustizia-4104853.html

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