Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

di Federico Tulli

Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

Nuova Home Page

Advertisements